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Il caso Polanski

2518309241_3f4176a3b4.jpgSicuramente tutti conoscete Roman Polanski (76 anni), premio Oscar 2003 per “Il  Pianista” e regista di film molto conosciuti, come Chinatown e Rosemary’s Baby, fra gli altri.

Ricorderete anche un altro motivo per cui Polanski è diventato così famoso nel mondo: la spietata usccisione dei sua moglie, la bellissima Sharon Tate, uccisa da una setta satanica, insieme ad altre persone durante una festa, nel 1969 (la Tate peraltro era anche incinta all’ottavo mese).

Ora il regista torna a far parlare di sé in quanto è stato da pochi giorni  arrestato in Svizzera (dove doveva ritirare un premio alla carriera, al Festival del cinema di Zurigo) in forza di un mandato di cattura americano, firmato nel 1978. Per questo suo antico problema con la giustizia americana (rischiava 50 anni di carcere!), e non per amore del Vecchio Continente, Polanski vive da 30 anni a Parigi, dove si è risposato con l’attrice Emmanuelle Seyer, ha avuto due figli ed ha ottenuto la cittadinanza francese.

Il suo “problemino” con la giustizia si chiama stupro: stupro di una ragazzina tredicenne, attirata nella villa dell’amico Jack Nicholson (mentre il padrone di casa non c’era). Polanski fece bere la sua ospite, le dette delle droghe e poi praticò su di lei sesso vaginale, orale e anale. La ragazzina, come spesso avviene in questi casi, era stata incoraggiata dalla madre a recarsi presso la villa dell’attore, per posare come modella per Men’s Vogue.

Dopo lo stupro, la madre della ragazza sporse denuncia contro il regista e Samantha affermò che il rapporto era stato assolutamente non consensuale (sebbene non fosse più vergine e avesse già bevuto alcolici prima di quel giorno). Insomma, si tratterebbe di stupro, ma non di deflorazione.(Il fatto è per questo meno grave?)

La vittima, Samantha Geimer, che ora è una donna di 44 anni, dice di aver “perdonato” il suo violentatore e recentemente ha chiesto lei stessa l’archiviazione del caso, in quanto stufa di dover rimanere a vita sotto i riflettori, per questa antica vicenda.

Va detto, per chi non conoscesse la storia personale del regista, che Polanski non ha avuto un’esistenza facile: in una sola vita ha dovuto ricordare l’esperienza dei campi di concentramento nazisti nella sua Polonia, la morte di sua madre ad Auschwitz, l’essere rimasto completamente orfano a 8 anni, la morte violenta di sua moglie e del figlio che doveva nascere il mese successivo Non è poco, certo.

Alcuni commentatori scrivono che Polanski viene ancora ricercato dagli americani non tanto perché ha stuprato la sua vittima, ma perché ha violato il concetto americano di purezza infantile, ovvero la convinzione che una ragazza tredicenne sia ancora una bambina e non abbia impulsi sessuali propri. Quasi come se il persistere del mandato di cattura fosse ormai solo un ridicolo fatto di principio.

Polanski ha ricevuto molta solidarietà da parte dei colleghi del mondo del cinema. In particolare si è mossa la European Film Academy, che protesta contro il trattamento  “arbitrario” verso uno dei più importanti registi al mondo: “Dichiariamo - scrivono in una nota alla stampa – il nostro profondo rispetto per il collega e amico Roman Polanski e chiediamo il suo rilascio immediato“. La nota è firmata, tra gli altri, da Wim Wenders, Volker Schloendorff, Victoria Abril, Peter Suschitzky, Jean-Claude Carriere e Bertrand Tavernier. Molti altri nomi da tutto il mondo si stanno aggiungendo alla petizione dell’EFA.

E ora la domanda, che sorge spontanea: perché Polanski NON doveva essere arrestato? Perché la vittima l’ha perdonato? Perché lui si è pentito? Perché è passato molto tempo? Perché Polanski è un genio della cinematografia? Per le sue molte sofferenze infantili?

A mio avviso tutto ciò, nel suo insieme, è sicuramente una validissima attenuante. Inoltre, 50 anni in galera ormai non li passa più neanche il peggiore pluriomicida… Però, mi chiedo, come doveva comportarsi la polizia elvetica di fronte ad un mandato di cattura internazionale? E’ forse Polanski, in ragione delle sue tante attenuanti, un cittadino al di sopra della legge? Uno stupro dovrebbe essere dimenticato dalla giustizia se la vittima ha perdonato il suo violentatore? Cosa ne pensate?

Giuliana Proietti

Immagine: Sharon Tate, Monsieur Gordon

Commenti

  1. 29 settembre 2009 / ore 09:42
    carlo giomo

    Uno stupro dovrebbe essere dimenticato dalla giustizia se la vittima ha perdonato il suo violentatore?

    Per quanto concerne il perdono credo sia un problema loro…legge e giustizia sono fatte e applicate dall’ uomo , quindi……ma se tutta questa vicenda fosse capitata ad un ” comune mortale ” cosa sarebbe accaduto ? Due pesi e due misure ?

  2. 29 settembre 2009 / ore 13:25

    E’ esattamente quello che penso anch’io Carlo ;-)

  3. 29 settembre 2009 / ore 15:51
    AnneMarie

    Più che altro non mi capacito con quale coraggio la Francia l’abbia protetto per tutti questi anni, così come Cesare Battisti, Oreste Scalzone, Antonio Negri, Paolo Persichetti, Sergio Tornaghi… quando poi molte attiviste come Marina Petrella hanno seriamente rischiato di essere ingiustamente estradate in Italia per scontare la pena a cui erano state condannate. A quanto pare, anche per la dottrina Mitterand vale il criterio “due pesi e due misure”: finché sono uomini si proteggono, quando sono donne invece si perseguitano

  4. 29 settembre 2009 / ore 17:03

    Personalmente questa Dottrina Mitterand me la spiego solo in due modi: o i francesi sono convinti di essere superiori a tutti gli altri stati del mondo in tema di rispetto per i diritti umani, oppure Mitterand ha creato un precedente giuridico (cui la Francia continua ad attenersi) perché in quel momento storico era interessato a trattenere qualcuno sul suo Territorio. Forse ci sono anche altre spiegazioni, che magari qualche lettore ci potrebbe fornire per illuminarci un po’…

    Sul caso Petrella riporto una breve sintesi, tratta da Wikipedia, per permettere a chi non segue questo tipo di notizie di comprendere meglio il suo punto di vista, che peraltro mi trova concorde.
    ____________________

    Nel 1993, dopo la sentenza del Moro-ter la brigatista Petrella si rifugiò in Francia, ospite di quella “Dottrina Mitterrand” che garantiva asilo ai rifugiati politici stranieri, particolarmente italiani, ricercati nei loro paesi per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica», diretti contro qualunque stato, purché non diretti contro lo stato francese e purché i loro autori abbiano rinunciato ad ogni violenza politica.

    Dopo la richiesta di estradizione da parte del governo italiano del 2002, la polizia francese la arresta, senza alcuna resistenza da parte sua, in un controllo stradale il 21 agosto 2007 a Argenteuil, nel dipartimento della Val d’Oise, alla periferia nord di Parigi. Il 14 dicembre 2007 la Corte d’Appello di Versailles ha concesso l’estradizione.

    Il 5 agosto 2008 Marina Petrella, detenuta nel carcere di Fresnes, e in uno “stato depressivo gravissimo”, incompatibile con la detenzione, è stata scarcerata dalla Corte di Appello di Versailles e posta in stato di libertà vigilata all’ospedale Sainte Anne di Parigi, in attesa di estradizione.

    Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato nel luglio 2008 di essere disposto a concedere l’estradizione della Petrella a patto che il Governo italiano le conceda la grazia per motivi di salute, e sembra che Carla Bruni si sia associata alla richiesta. A queste dichiarazioni ed alla richiesta della grazia si sono opposte numerose vittime del terrorismo, tra cui Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet, Andrea Casalegno, figlio di Carlo Casalegno, Roberto della Rocca, dell’Associazione Italiana vittime del terrorismo, Paolo Bolognesi dell’Unione vittime delle stragi, Antonio Iosa.

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