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È il vincolo affettivo a creare la coppia

coppiaPochi giorni fa a Torino sono stati consegnati i primi certificati anagrafici di riconoscimento familiare basato sul vincolo affettivo con cui coppie che convivono e sono legate da vincoli affettivi possono ottenere un riconoscimento a livello comunale. Speriamo possa essere un primo passo verso un riconoscimento anche a livello nazionale delle coppie di fatto sia etero che omosessuali. Cosa è che definisce l’essere in coppia se non il legame affettivo che lega i due componenti? Del resto il termine “Coppia” deriva dal latino “Copula” che significa appunto vincolo, legame. Quindi definirsi una coppia è già stabilire di avere un legame con qualcuno. Decidere di vivere in coppia è stabilire di fare un percorso della propria vita al fianco di una persona, una decisione che si prende indipendentemente dalla formalizzazione dell’unione tramite il matrimonio. Del resto se per l’anagrafe anche una persona che vive sola costituisce un nucleo familiare a sé, sembra abbastanza naturale che anche due persone che convivono e formano una coppia stabile possano essere considerate tali. Questo segna un gran passo di civiltà e rispetto verso la libera espressione personale a favore di tutti i cittadini per costruire una societa’ che appartenga a tutti. Il concetto di famiglia è in continua evoluzione, abbracciando definizioni sempre più ampie per adeguarsi ai mutamenti sociali ed economici. Nell’epoca pre-industriale, la famiglia era considerata, in modo preminente, come unità produttiva; l’uomo, capo-famiglia, ripartiva i ruoli fra i vari componenti e conduceva l’azienda familiare, agricola o artigianale che fosse, mentre alla donna era affidata la cura della casa e l’accudimento della prole, oltre a contribuire alla lavorazione della terra. La consistenza dei legami affettivi era scarsa e si dava più importanza ai rapporti di parentela per rispondere meglio alle esigenze di produzione. Oggi, la famiglia acquista la sua identità specifica in relazione alla sua dimensione interna, con una decisa priorità dell’ambito affettivo e una complementarità dei ruoli al suo interno. È ormai dunque il vincolo affettivo a tenerla unita e darle significato.

Fonte: La stampa.it  

Foto: Vinyard Couple di Bob.Fornal

Commenti

  1. 21 agosto 2010 / ore 00:23
    Marco

    No.
    Io sono sempre stato convinto (e lo sono tuttora) che la genitorialità sia identificabile unicamente e positivamente attraverso un padre ed una madre, avendo considerato questa sola come coppia di fatto e di diritto, naturale e idonea alla crescita di un figlio. L’istinto materno è unico e non sostituibile, così come lo è quello di un padre. Ritengo che la diversità di sesso dei genitori, quando non viene tolta per forza maggiore, sia un elemento importante per lo sviluppo di un bambino che si troverebbe, diversamente, in assenza di questo confronto naturale fin dall‘inizio; e questo al di là del fatto di una migliore o peggiore educazione, sulla quale tra l’altro pesa prepotentemente oggigiorno la condizione economica dei singoli.
    Parlare poi di comunità non monogamiche, di società patriarcale o di libertà dei diritti, a riguardo del vincolo affettivo, può avere un’importanza relativa, perché pur essendo vero che i diversi modelli sociali, nella storia, quando non si sono consolidati sono stati sostituiti, è altrettanto vero che le conquiste giuridiche, e di conseguenza sociali, soprattutto quelle ultime, hanno dato la possibilità comunque a tutti di raggiungere una condizione migliore sia di diritto, sia di fatto, senza per questo eliminare antiche convinzioni e comportamenti conseguenti di molte persone.
    La specie umana ha indubbiamente un senso generale di accudimento, e quindi anche verso i figli non nati dalla stessa coppia; d’altro canto non potrei pensare il contrario, perché da sempre esiste un istinto di protezione verso il più debole, indipendentemente dal fatto che possa o no essere figlio, a meno di quelle deviazioni sociali che conducono all’abuso o alla repressione dei soggetti minori.
    Natura, normalità, amore, omosessualità, idoneità e altro, sono tutti dei concetti astratti, è ovvio! Ma è pur sempre attraverso di essi che ogni giorno esprimiamo il nostro pensiero e costruiamo le nostre convinzioni, altrimenti la stessa esistenza potrebbe essere astrazione pura; però io non desidero uscire dalla realtà, ma usare il significato che l’intera comunità da tempo a questi concetti riconosce, dal momento che solo in questo modo ho la possibilità di poter esprimere il mio parere su un argomento come quello del vincolo affettivo di una coppia omosessuale.

  2. 21 agosto 2010 / ore 01:13
    Simone

    Sì.
    Sono esistite altre società che non avevano come riferimento la coppia eterosessuale.
    L’istinto materno non esiste, e nemmeno quello paterno che sono invece relazioni che si stabiliscono con il nato.
    I figli di coppie omogenitoriali non corrono il rischio di crescere senza vedere l’altro genere che abita la terra, poichè ci sono i nonni, le nonne, gli zii e le zie, i genitori e le genitrici di compagni e compagne a scuola, amici e amiche.
    Se sai che questi concetti mutano a seconda dei tempi della Storia sai anche che cercare di matenerli quando vengono superati è uno sforzo inutile per te, e una sofferenza per chi deve subire la discriminazione e spesso la violenza della repressione.
    La bontà di una prassi non è data dalla sua antichità, la schiavitù c’è stata per tanto tempo, era una cosa normale, anzi naturale, e pure oggi la riteniamo giustamente tutti un abominio.

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