A 30 anni dai primi casi descritti nel mondo l’HIV, o sindrome da immunodeficienza acquisita, o AIDS che si voglia dire è ancora una tra le più diffuse malattie sessualmente trasmesse. Si era sperato che la curva delle nuove infezioni calasse, invece gli ultimi dati la danno ancora in crescita. Secondo quanto dichiarato dal Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Enrico Garaci “I dati italiani, in linea con il trend europeo, indicano che, nonostante i progressi compiuti, l’Italia mostra fra i Paesi dell’Europa occidentale un’incidenza di nuove diagnosi di HIV medio-alta, con 2.588 nuove diagnosi pervenute nel 2009, per un totale di oltre 45 mila diagnosi di infezione di HIV negli ultimi 15 anni. La lettura di questi dati nel tempo ci racconta inoltre, come è cambiato negli anni il target dell’infezione: non più in maggioranza tossicodipendenti, ma persone che contraggono l’infezione o che sviluppano la malattia in seguito a rapporti sessuali, sia etero che omosessuali.” La strategia più efficace è sicuramente l’informazione e la prevenzione. L’uso del preservativo, soprattutto quando si hanno rapporti sessuali con partner poco conosciuti, è ancora la prima strategia preventiva di difesa dal contagio. Ma altrettanto importante per ridurre le probabilità di trasmissione della infezione è la diagnosi precoce. 25 contagiati su 100 non ritengono di esserlo e quindi continuano ad avere comportamenti a rischio e dunque a contagiare altre persone e diffondere la malattia. La diagnosi precoce è importante anche per la cura stessa della malattia, perché permette di accedere tempestivamente alla terapia antiretrovirale e dunque avere una prognosi più favorevole e una qualità di vita migliore. Tra le strategie più innovative per una diagnosi precoce dell’infezione da HIV ci sono quelle basate sul test a risposta rapida, che con una attendibilità valutata oltre il 99% è in grado di fornire una risposta in soli 20 minuti. Il test permette di scoprire se si è stati contagiati dall’AIDS attraverso la ricerca nel sangue della presenza degli anticorpi anti-HIV che l’organismo produce quando entra in contatto con questo virus ed è infettato. Il test va effettuato subito dopo un contatto a rischio e va ripetuto dopo 3 – 6 mesi (periodo finestra in cui l’infezione può essere presente in forma inattiva). Se il risultato del test è positivo significa che si hanno gli anticorpi anti-HIV: la persona si definisce sieropositiva, cioè ha l’infezione e può dunque trasmetterla ad altre persone. Essere sieropositivi non vuol necessariamente dire che si ha la malattia conclamata, cioè l’AIDS. Si può essere portatori del virus senza segni di malattia, ma si possono comunque contagiare altre persone. Il test per l’HIV può essere effettuato, sotto consenso dell’interessato, in modo gratuito e anonimo presso le strutture pubbliche (ospedali, ASL, Università). È garantito a tutti, stranieri compresi anche senza permesso di soggiorno, l’anonimato e il segreto professionale. Il risultato, secondo quanto sancito dalla Legge 135 del 5 giugno 1990, può essere comunicato solo ed esclusivamente alla persona cui è stato effettuato il test. La legge protegge inoltre dalle possibili discriminazioni derivanti dalla sieropositività e assicura l’accesso alle cure necessarie. La ricerca nel campo delle cure sta facendo grandi passi. Ancora non si è arrivati ad un vaccino, ma i farmaci che si usano per la cura sono sempre più efficaci e meno tossici. Importante per una cura più efficace è che le persone infette siano diagnosticate in maniera precoce. Arrivare alla diagnosi in fase avanzata di malattia, implica una rilevante compromissione del sistema immunitario e quindi un decorso di malattia più difficile e doloroso. Guardate anche questo post in cui è spiegato cosa fare se si pensa di aver avuto un rapporto a rischio. Non è ancora il momento di abbassare la guardia verso questa infezione, così come verso le altre malattie a trasmissione sessuale.
Foto di sassy mom




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Per fortuna qualche buona notizia sul fronte HIV/AIDS: non solo calano le morti, ma i test rapidi si dimostrano molto efficaci e sicuri, candidandosi ad essere ottimi strumenti per combattere la diffusione del virus link
2.
ciao a tutti oggi ho fatto il test tramite la lila un test hiv in poct a risposta rapida metodica immunocromatografica viki hiv 1/2 con risultato negativo…siccome ci hanno messo venti minuti ad avere il risultato prelevandomi un campionci di sange dal dito mi chiedevo se era attendibile a livello di test
3.
@Pino: hai fatto il test presso una organizzazione seria, la Lila si occupa da anni di AIDS e quidsi stai tranquillo sull’attendibilità dei risultati. Molto probabilmente tu hai fatto il nuovo tipo di test a risposta veloce che si può usare per la diagnosi rapida.