Tutti i contenuti della categoria ‘Gravidanza’

matrimonio-bianco.jpgLe coppie stabili hanno rapporti sempre meno frequenti, vuoi per la stanchezza, vuoi per lo stress, vuoi per le normali incomprensioni che si accumulano negli anni e che fanno perdere interesse nel contatto fisico.

Molto spesso queste infelicità di coppia vengono “curate”  attraverso occasionali tradimenti, mentre altre volte i partners scelgono la castità, pur di non veder fallire il progetto di coppia, che ritengono evidentemente più importante del godimento del piacere sessuale.

Esistono tuttavia delle coppie che non hanno MAI avuto rapporti sessuali. In questo caso si parla di “matrimoni bianchi“, i quali, in sessuologia, sono un fenomeno tutt’altro che raro (si stima circa il 3% della popolazione di coppie conviventi).

Per molti tutto inizia con la volontà di rispettare la regola religiosa che vieta i rapporti prematrimoniali: il cristiano osservante, ad esempio,  ha l’obbligo della castità perché deve rispettare il proprio corpo, in quanto tempio dello Spirito Santo, destinato alla Risurrezione. (La castità viene considerata una virtù in quanto la carne si assoggetta allo spirito, lo spirito viene diretto dalla ragione e la ragione, a sua volta, viene illuminata dalla fede).

A volte tuttavia non sono ragioni squisitamente religiose quelle che portano all’astensione dai rapporti sessuali prima del matrimonio: altre motivazioni possono essere trovate nella paura di una gravidanza, o anche nell’ipervalutazione dell’importanza del rapporto sessuale completo.

Quando queste coppie si sposano, hanno difficoltà ad iniziare l’attività sessuale, che non hanno mai praticato in precedenza e che fondamentalmente li imbarazza, per cui può accadere che essi, per tacito accordo, rinuncino al coito vero e proprio, contentandosi dello scambio di tenerezze, o di occasionali masturbazioni reciproche.

Ciò che ad un certo punto rompe questo precario equilibrio e turba gli animi, è il desiderio di avere un figlio. La coppia dunque tenta il rapporto completo, avendo come obiettivo la penetrazione: spesso non riesce nell’impresa, per problemi di vaginismo, deficit erettivi, scarsa lubrificazione, scarsa conoscenza ed esperienza.

L’esperienza clinica dimostra poi che la scelta della castità, espressamente richiesta da uno dei due partners, è spesso condivisa anche dall’altro, non tanto perché “comprende” i desideri dell’altro/a, ma perché ha a sua volta qualche difficoltà, imbrazzo o insicurezza che questo stato di cose gli/le permette di non dover affrontare.

I pensieri negativi sul sesso di entrambi i partners confluiscono nella prestazione sessuale, che risulta impraticabile, in quanto “fredda”, dolorosa, disagevole, imbarazzante. Ecco perché è molto frequente che queste coppie decidano di non affrontare il loro problema e di ricorrere alla fecondazione artificiale.

Anche questo però non è facile, perché la fecondazione artificiale richiede una manipolazione genitale che non tutti sono pronti ad affrontare.  Le coppie che scelgono di sottoporsi ad una terapia sessuale desiderano soprattutto che un soggetto esterno indichi loro le azioni ed i comportamenti da tenere per effettuare al meglio la prestazione (in modo da sentirsi più sicuri e placare così ad un tempo sia l’imbarazzo verso il/la partner, sia gli eventuali sensi di colpa).

Il piacere, in queste coppie, è completamente slegato dall’atto sessuale: la motivazione che sentono più forte è quella di farsi una famiglia e non certo di godere di piaceri erotici dei quali hanno fondamentalmente imparato a fare a meno.

La psicoterapia è in questi casi centrata, a livello di coppia, nella scoperta dell’affettività e della sessualità (a cominciare dalle carezze, dai baci, dalle coccole, per poi arrivare alla scoperta delle zone erogene, ecc.). Utili potranno essere anche delle sedute individuali per prendere coscienza delle proprie paure e dei propri pregiudizi nei confronti della sessualità.

Dr. Giuliana Proietti

Immagine: cliff1066

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ovulazione.jpgLe donne saranno presto in grado di sapere quanti ovuli hanno nelle loro ovaie, attraverso un semplice esame del sangue che, secondo quanto hanno affermato ieri alcuni ricercatori australiani, potrebbe rivoluzionare completamente la pianificazione familiare e il trattamento per la fertilità.

Il cosiddetto “egg timer” è un esame del sangue in grado di prevedere con precisione le possibilità di ovulazione, in quanto si basa sulla misurazione di un ormone specifico della fertilità.

Il test permetterà di scoprire, sin da quando si è giovanissime, se vi potrebbero essere rischi di infertilità in età più matura.

Sarà così possibile identificare le donne che sono a rischio di menopausa precoce, in modo che esse si attivino presto per cercare una gravidanza. Potranno utilizzare questo test, in particolare, le donne che hanno sofferto di cancro, endometriosi o che hanno subito interventi chirurgici alle ovaie. Il test ormonale AMH costerà all’incirca 58 dollari (circa 80 euro)

Le donne nascono con una media di uno-due milioni di ovuli nelle loro ovaie, che raggiungono la maturazione, dopo la pubertà, con scadenza mensile, fino alla menopausa. Una donna di 20 anni ha in genere 200.000 ovuli; a 30 sono già diventati 100.000; a 40 il suo prezioso bagaglio si è ridotto a 2.000 ovuli.

Conoscere meglio il proprio orologio biologico aiuterà le donne a pianificare meglio la propria vita (magari facendo scelte diverse riguardo a certi partner, o a certi lavori)  evitando anche costosi interventi di fecondazione in vitro.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte: Health24
Immagine: Clementine mom

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2468808410_13e2d24c64.jpgPer molte donne l’allattamento al seno è praticamente impossibile, tanto che rinunciano presto ad allattare il loro bambino, spesso con enormi sensi di colpa.

Ora, un nuovo studio norvegese (pubblicato su Acta Obstetricia e Gynacologica Scandinavica) ha però concluso, dopo aver analizzato tutte le prove disponibili, che i benefici del latte materno sull’alimentazione infantile siano in realtà più un mito che altro. Il consiglio dei ricercatori alle neo mamme riguardo alle modalità di allattamento è dunque quello di “fare ciò che vi rende più felici”, senza inutili sensi di colpa.

Lo studio, condotto presso l’ Università Norvegese di Scienza e Tecnologia, ha seguito 180 donne in gravidanza. Dopo aver tenuto conto di diversi fattori, quali l’età, l’istruzione e il fumo, i ricercatori hanno riscontrato una chiara relazione tra bassi tassi di allattamento al seno (a tre e sei mesi) e più elevati livelli di testosterone nella mamma.

Questo ormone maschile potrebbe essere presente nel corpo materno già durante la gravidanza, grazie all’azione della placenta, che è un vero e proprio motore di produzione degli ormoni. Il testosterone potrebbe avere un impatto negativo nello sviluppo del tessuto ghiandolare della mammella e per questo rendere poi difficile, o impossibile, l’allattamento al seno.

L’anno scorso, il team del professor Carlsen esaminò 50 studi internazionali sul rapporto tra l’allattamento al seno e la salute del bambino. Sulla base di questo lavoro, i ricercatori riscontrarono che i vantaggi per la salute del bambino dati dall’allattamento al seno (rispetto al latte artificiale) fossero, in generale, molto esagerati.

In ogni caso, se anche vi fossero realmente delle differenze, queste non sarebbero poi così significative, essi concludono, sottolineando il fatto che, quando si compiono studi epidemiologici sulla popolazione “è davvero difficile trovare benefici sostanziali tra i bambini che sono stati allattati al seno, rispetto agli altri bambini.”

Tanti, dunque, possono essere i fattori biologici che influenzano la capacità di una donna di allattare ed alcune, semplicemente, non sono in grado di farlo. Le donne dovrebbero accettare questo dato di fatto senza crearsi troppi problemi.

Secondo il team di ricerca infatti, è l’ambiente uterino nel quale il piccolo cresce quello che dovrebbe essere curato più di ogni altra cosa: è lì, dicono i ricercatori, il luogo dove tutto realmente accade…Ed  ha un importanza molto maggiore rispetto al tipo di allattamento che si darà poi al piccolo, al seno o no.

Fonte: BBC

Giuliana Proietti

Immagine: Diluvi

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1287377201_1d00039ca1.jpgSpesso ostetriche ed infermiere hanno difficoltà a rapportarsi con una coppia lesbica in attesa. Le pazienti riferiscono che l’attenzione dei paramedici è spesso centrata sulla loro sessualità, piuttosto che sul fatto che la coppia aspetta un bambino ed ha le stesse esigenze delle coppie eterosessuali. Lo afferma una nuova ricerca. pubblicata sul numero di novembre del Journal of Advanced Nursing.

I risultati hanno indotto i ricercatori svedesi da Linköpings University e dell’Uppsala University Hospital a richiedere una formazione particolare per le ostetriche, oltre che gruppi di preparazione al parto specifici per le donne lesbiche incinte e per le loro compagne di vita.

Infatti, le dieci donne lesbiche di età compresa tra 30 e 46 anni che hanno partecipato alla ricerca, hanno affermato che nessuna di loro ha ricevuto le consuete informazioni che il personale sanitario fornisce alle neo-mamme su come gestire il bambino, forse a causa di una forma di imbarazzo di fronte alla “strana coppia”.

Sebbene non tutte le esperienze siano state negative, molte donne si sono sentite, in questa esperienza, particolarmente vulnerabili e indifese a causa del modo in cui il personale sanitario reagiva alla loro presenza. Esse pertanto chiedono di non essere trattate diversamente da qualsiasi altra donna incinta; di non dover fronteggiare, in quel contesto, reazioni di incredulità e/o disgusto, di non dover “formare” il personale alla loro condizione sessuale nel momento stesso in cui sono delle pazienti.

Dal 2005 la legge svedese ha permesso alle donne lesbiche di sottoporsi all’inseminazione artificiale all’interno del sistema sanitario pubblico e, come tutte le altre madri in attesa, esse ricevono l’assistenza sanitaria gratuita.

“Ma ciò che questo studio dimostra - sostengono i ricercatori - è che, anche se sono uguali di fronte alla legge, le donne lesbiche incinte non ricevono la stessa attenzione delle altre gestanti. La nostra ricerca evidenzia quanto sia importante per le ostetriche e in generale, per i professionisti dell’assistenza sanitaria, essere consapevoli del fatto che non tutti i genitori sono eterosessuali e che è fondamentale concentrarsi sul paziente, non sul suo orientamento sessuale”.

Il più grande desiderio espresso dalle donne che hanno preso parte a questo studio è stato quello di essere trattate come qualsiasi altra donna incinta.

Fonte:Heteronormative communication with lesbian families in antenatal care, childbirth and postnatal care. Rondahl et al. Journal of Advanced Nursing. 65.11, 2337-2344 via Medical News Today

Dr. Giuliana Proietti

Immagine: Made Underground

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svf.jpgOggi vi propongo un’intervista nuova ed esclusiva (oltre che molto interessante), tutta centrata sul tema della maternità, fatta alla  professoressa Silvia Vegetti Finzi, Psicologa e Docente di Psicologia Dinamica presso l’Università di Pavia.

Personalmente apprezzo moltissimo i punti di vista di Silvia Vegetti Finzi, che ritengo siano sempre profondi, illuminanti e soprattutto mai troppo scontati.

GP A tuo avviso i genitori di oggi sono abbastanza maturi e preparati per preparare i figli ad una sana vita sessuale?

SVF Nessuno lo è mai. La sessualità umana, sottratta ai ritmi della natura, ha sempre qualche cosa di oscuro e di eccessivo. Basta pensare che le femmine dei mammiferi superiori sono disponibili all’accoppiamento soltanto durante il periodo fecondo dell’estro, mentre le femmine umane lo sono sempre.

GP. Come giudichi il fatto che, malgrado oggi si parli spesso a scuola di salute sessuale e metodi contraccettivi, gli adolescenti non prendano poi sufficienti precauzioni contro la gravidanza ?

SVF Perché la conoscenza non corrisponde necessariamente alla consapevolezza. Gli adolescenti conservano residui dell’onnipotenza infantile per cui pensano: ” a me non può succedere, a me non succederà”. Solo con la maturità si acquisisce il senso della responsabilità.

GP Parlando in generale, dal punto di vista esclusivamente psicologico, secondo te può essere meno traumatico un aborto o una maternità precoce? In quali condizioni consiglieresti ai genitori di orientare la propria figlia, incinta e minorenne, verso l’una o l’altra decisione?

SVF Dipende dall’ambiente in cui l’adolescente vive, dai  valori che hanno orientato la sua educazione,  dalla disponibilità dei genitori all’aiuto e al sostegno. Il mio consiglio è di non avere preconcetti ma di accompagnare la ragazza incinta al riconoscimento del suo desiderio e all’accettazione della sua responsabilità.

GP Oggi si è diffusa la moda delle child-free women: le donne che scelgono deliberatamente di non diventare madri. Cosa ne pensi? Secondo te la gravidanza può ancora essere considerata una esperienza imprescindibile per il completamento psico-sessuale della donna?

SVF Non lo è mai stata. Basta pensare alle generazioni di suore che hanno scelto una maternità spirituale e che hanno assunto, con consapevolezza, il ruolo di madri simboliche. Alla domanda, imprescindibile,  si può rispondere: sì, no,  mai, più tardi oppure ” sarò madre in modo diverso”.

GP Spesso molte madri, dopo il parto, ricercano fortemente le abitudini che  avevano prima della gravidanza e tendono ad affidare il loro piccolo alle cure dei nonni: secondo te questi comportamenti vanno incentivati o stigmatizzati?

SVF Non credo né agli incentivi né agli anatemi. Mi affiderei piuttosto alla riflessione, all’ascolto delle voci interiori, alla relazione col figlio. Quando nasce un bambino nasce una madre ma ci vuole tempo e silenzio perché, pur avendo convissuto per nove mesi,  si incontrino e si amino.

GP Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, le gravidanze negate, cioè quelle che la gestante non riconosce, o si rifiuta di riconoscere, da cosa si originano?

SVF Dal fatto che le bambine non ricevono più un mandato materno: non elaborano
nell’immaginario la figura inconscia di figlio che pure esiste sin dalla nascita. Cieche e sorde di fronte al compito generativo che il loro corpo contiene, crescono come se fossero sessualmente neutre. Quello che io chiamo il “bambino della notte”, pre-visione del generato, non orienta lo sviluppo sessuale che si limita pertanto all’involucro esterno: sotto il vestito niente.

GP A cosa si possono attribuire i vissuti di lutto e depressione post-partum? Come vanno gestiti?

SVF Allo svuotamento del corpo gravido non corrisponde l’accettazione del figlio esterno.  Il “bambino della notte”, fantasia anticipatoria del nascituro, non viene sostituito dal “bambino del giorno”. In mancanza di un “grembo psichico”, qualche cosa muore senza che qualche
cosa nasca davvero.

GP Sempre più coppie oggi sono infertili contro la propria volontà. Quali sono i vissuti femminili di infertilità? Cosa si può consigliare a quelle coppie che fanno della genitorialità l’obiettivo primario della loro unione, ovvero la costruzione di una famiglia, ma che poi non riescono a realizzarlo?

SVF Sono sempre più frequenti le sterilità idiomatiche, senza causa fisica. Spesso si risolvono quando la coppia elabora la propria sterilità, accetta il limite e si dispone ad accogliere un bambino con il cuore della mente.

Giuliana Proietti

Immagine tratta dal sito di Silvia Vegetti Finzi
Ultimo libro di Silvia Vegetti Finzi: Nuovi nonni per nuovi nipoti

Mia precente intervista  alla prof. Vegetti Finzi: La felicità è ricerca e attesa

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