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coppiaPochi giorni fa a Torino sono stati consegnati i primi certificati anagrafici di riconoscimento familiare basato sul vincolo affettivo con cui coppie che convivono e sono legate da vincoli affettivi possono ottenere un riconoscimento a livello comunale. Speriamo possa essere un primo passo verso un riconoscimento anche a livello nazionale delle coppie di fatto sia etero che omosessuali. Cosa è che definisce l’essere in coppia se non il legame affettivo che lega i due componenti? Del resto il termine “Coppia” deriva dal latino “Copula” che significa appunto vincolo, legame. Quindi definirsi una coppia è già stabilire di avere un legame con qualcuno. Decidere di vivere in coppia è stabilire di fare un percorso della propria vita al fianco di una persona, una decisione che si prende indipendentemente dalla formalizzazione dell’unione tramite il matrimonio. Del resto se per l’anagrafe anche una persona che vive sola costituisce un nucleo familiare a sé, sembra abbastanza naturale che anche due persone che convivono e formano una coppia stabile possano essere considerate tali. Questo segna un gran passo di civiltà e rispetto verso la libera espressione personale a favore di tutti i cittadini per costruire una societa’ che appartenga a tutti. Il concetto di famiglia è in continua evoluzione, abbracciando definizioni sempre più ampie per adeguarsi ai mutamenti sociali ed economici. Nell’epoca pre-industriale, la famiglia era considerata, in modo preminente, come unità produttiva; l’uomo, capo-famiglia, ripartiva i ruoli fra i vari componenti e conduceva l’azienda familiare, agricola o artigianale che fosse, mentre alla donna era affidata la cura della casa e l’accudimento della prole, oltre a contribuire alla lavorazione della terra. La consistenza dei legami affettivi era scarsa e si dava più importanza ai rapporti di parentela per rispondere meglio alle esigenze di produzione. Oggi, la famiglia acquista la sua identità specifica in relazione alla sua dimensione interna, con una decisa priorità dell’ambito affettivo e una complementarità dei ruoli al suo interno. È ormai dunque il vincolo affettivo a tenerla unita e darle significato.

Fonte: La stampa.it  

Foto: Vinyard Couple di Bob.Fornal

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Maschi giapponesi Ci avete fatto caso? Gli uomini sono sempre più attenti al proprio look, fanno trattamenti estetici, si depilano. Sono sempre più simili a noi donne.

In Giappone hanno fatto uno studio sui cosiddetti soshokukei danshi o uomini erbivori. Il nome erbivori deriva proprio dalla loro poca attenzione verso il sesso visto che in giapponese la parola sesso significa relazione di carne.  Ma i ragazzi erbivori, anche detti ojo-man (ragazzi femmina) pur essendo attenti alla moda e facendo largo consumo di prodotti per la bellezza non sono omosessuali, piuttosto considerano troppo faticoso trovare e mantenere un legame sentimentale. Bye bye Samurai, le differenze tra i sessi in Giappone  (come in Italia) sono diminuite. Descritti per la prima volta nel 2007 dalla scrittrice Maki Fukasawa sono stati studiati approfonditamente da Megumi Ushikubo che ha scritto il libro “Gli uomini erbivori che assomigliano alle donne stanno per cambiare il Giappone”.

Il nuovo maschio giapponese descritto nel libro non è competitivamente legato al suo lavoro come gli uomini di un tempo, ma
• è attento alla moda
• mangia poco così può rimanere magro e entrare nei suoi vestiti attillati
• è tenero con la propria madre e spesso va a fare shopping con lei
• è tirchio e persino attento alle raccolte punti dei supermercati
• non è interessato da incontrare ragazze, avere relazioni sentimentali o anche relazioni sessuali (preferendo tutta una serie di giocattoli auto-erotici o l’uso della pornografia tramite internet).

Non vi sembra che questi giapponesi assomiglino molto agli uomini nostrani?

Link: CNN.com

Foto: Metrosexual di photocapy

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pene_disfunzione erettileLe donne durante la loro vita si controllano molto più degli uomini, soprattutto nelle parti genitali: giovanissime, vanno dalla ginecologa a farsi prescrivere la pillola, poi ci tornano per i parti, i pap test, ecc.

Ma gli uomini? Una volta c’era la visita militare e questo era un importante filtro medico, che consentiva la diagnosi e la cura delle disfunzioni maschili. Oggi questa visita non c’è più e molti uomini vivono nel dubbio di non essere “normali”: a partire dalle misure e dall’orientamento del pene in erezione, fino all’eiaculazione precoce, o alla disfunzione erettile.

L’invito dunque, per gli uomini che hanno disturbi nel campo della sessualità, prima ancora di ricorrere allo psicologo-sessuologo, per indagare eventuali sensi di inadeguatezza o ansia da prestazione, è quello di andare dall’andrologo (una figura medica che è per gli uomini ciò che il ginecologo è per la donna. L’andrologo si occupa dell’apparato sessuale maschile e delle sue eventuali disfunzioni).

Ma oggi c’è di più: la ricerca scientifica ha scoperto che alcuni segnali, come quello della disfunzione erettile, possono essere veramente allarmanti, non sono per le problematicità legate alla vita sessuale, ma per la salute in generale.

Recentemente è stata presentata al Congresso europeo di endocrinologia una ricerca che mostra per la prima volta come gli uomini con disfunzione erettile e testosterone basso corrano il rischio di morire di malattie cardiovascolari in percentuale assai più elevata del normale. Anche l’obesità è  associata ad una compromissione del flusso sanguigno nel pene, ed è sua volta associata con la malattia cardiovascolare negli uomini e con la disfunzione erettile.

Il gruppo di ricerca guidato dal dottor Giovanni Corona (Università di Firenze) ha effettuato due distinti studi su un gruppo di1687 pazienti che frequentavano una clinica andrologica per la cura della disfunzione erettile. Il primo studio ha esaminato i loro livelli di testosterone e poi li ha seguiti per una media di 4,3 anni. Nel periodo di follow-up, 137 di questi pazienti hanno subito problemi cardiaci, con 15 decessi. Avere un basso livello di testosterone in sé non è associato ad eventi cardiaci maggiori, ma i pazienti con il più basso livello di testosterone che hanno subito un grande evento cardiaco avevano significativamente più probabilità di morire rispetto a quelli con livelli più alti di testosterone (p <0,001).

Al momento i ricercatori non sanno ancora dire se i bassi livelli di testosterone sono la causa o la conseguenza dell’esposizione al rischio cardiaco.

Il Dr. Corona ha affermato: “Il nostro lavoro indica che, se si ha la disfunzione erettile, e se si ha un livello di testosterone molto basso, la probabilità di morire per un grande evento cardiaco aumenta di sette volte rispetto a quando si ha una disfunzione erettile con normali livelli di testosterone. Può essere utile dunque fare degli screening dei livelli di testosterone per gli uomini che soffrono di disfunzione erettile , in quanto questo potrebbe essere un modo per identificare coloro che sono più a rischio di malattie cardiache. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di studi su larga scala per capire se la terapia sostitutiva del testosterone in uomini a rischio può essere efficace per prevenire morti inutili a causa delle malattie cardiache. ”

L’altro studio ha invece riguardato il fattore obesità: negli uomini obesi con disfunzione erettile, più che negli uomini magri con disfunzione erettile, i disturbi del flusso sanguigno nel pene sono associati ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. Alla luce di tali risultati si può affermare che la diagnosi di disfunzione erettile offre a questi pazienti una possibilità unica per sottoporsi a una visita medica,  non solo per migliorare la loro vita sessuale ma, soprattutto, la loro salute generale.

Fonte: Science Daily

Dr. Giuliana Proietti

Link consigliato: Medicalweb/Ida Bianchessi e Mauro Silvani

Immagine: Brown Paw 

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Sexus footballisticusUn paio di anni fa, il giornalista Jerome Jessel scrisse un libro sulle sregolatezze sessuali dei calciatori più famosi e lo chiamò Sexus Footballisticus (che potrebbe suonare in italiano come “Sexus Calcisticus”).

I legami tra il calcio e il sesso secondo l’autore del libro sono “molto pericolosi”.

Il calciatore infatti ha successo con le donne perché è ricco e dunque è soggetto a molte tentazioni sessuali che non sono facili da evitare.

Un atleta di età compresa tra 20 e 30 anni è al massimo della sua potenza libidica e inoltre, un po’ per la pratica sportiva, un po’ per il doping, sviluppa una ipersessualità che difficilmente può esprimersi solo con la propria donna perché, peraltro, il calciatore trascorre lunghi periodi lontano da casa.

Secondo l’autore, i giocatori di talento, che entrano nelle scuole di formazione sportiva già a 12 anni, in un mondo fatto prevalentemente di uomini, sono incoraggiati a trovarsi presto una ragazza, per avere un equilibrio emotivo migliore, che favorisce le prestazioni sportive.

A 20 anni, molti di loro sono già sposati, con figli. Essendo seguiti e supportati, fin dalla più tenera età, questi ragazzi non hanno vissuto in modo normale gli anni dell’adolescenza e pertanto, a 25 anni possono essere attratti da tutti i tipi di tentazioni a loro disposizione.

Jerome Jessel descrive quindi i giocatori al massimo livello come persone in continua concorrenza fra di loro, una concorrenza che va ben oltre il campo di calcio e si esprime nella capacità di sedurre le donne, come pura affermazione di potere.

Oltre che dell’orologio di lusso e della macchina sportiva, il calciatore di successo usa dunque corredarsi di una donna, spesso una prostituta, considerata come un oggetto, che può essere consumato e poi scambiato con gli altri calciatori: un modo come un altro per rafforzare lo spirito di squadra. :roll:

Il libro non è stato ancora pubblicato in Italia.

Fonte: Midi libre

Giuliana Proietti

Sexus footballisticus. Editions Danger Public. 300 p. 16,90 €

Se vi interessa l’argomento e, soprattutto, conoscete il francese: video

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La sindrome di KoroGli uomini, come si sa, tengono moltissimo al proprio pene. Freud ci ha già spiegato la paura della castrazione che si origina dal complesso di Edipo, ma vi sono anche altre paure irrazionali, come ad esempio quella che il pene possa scomparire a causa di una progressiva riduzione di dimensioni.

Si chiama Koro (dal malese “tartarga”): è una sindrome che colpisce prevalentemente gli uomini ed è molto frequente nel sud della Cina e in altri Paesi dell’Asia Sud-Orientale, in particolare in Malesia e in Indonesia, India, Nepal e Thailandia, anche se colpisce prevalentemente uomini di etnia cinese (tanto è vero che questa sindrome è riportata fin dall’antichità nei manuali di medicina cinese tradizionale).

Si tratta, come forse avrete capito, di una psicosi delirante, caratterizzata dalla convinzione che il pene possa diminuire di dimensioni, fino a sparire completamente nell’addome.

Verso la fine del 1990, sono stati segnalati diversi focolai epidemici di Koro, spesso associati con le voci di stregoneria, che si sono poi diffusi anche nell’Africa occidentale nelle regioni del Sudan e della Repubblica Democratica del Congo.

Gli episodi della sindrome di Koro hanno un inizio improvviso, di intensa ansia, che può durare per diverse ore, fino a due giorni. Questi episodi possono essere cronici e ricorrenti. Oltre che il timore per il restringimento del pene, la sua retrazione e la scomparsa, i sintomi includono:

- la percezione che la forma e il tono muscolare del pene stia cambiando;
- la paura della sterilità e della perdita della potenza sessuale,
- la paura della follia, il possesso da parte degli spiriti e la morte imminente.

Gli esami medici sui soggetti colpiti dal Koro non hanno rivelato effettive riduzioni delle dimensioni del pene, ma i malati di Koro usano comunque placare i loro timori con trazioni meccaniche del pene, o con l’utilizzo di corde ed altri sistemi di “bloccaggio”.

Chiaramente si tratta solo di una fobia irrazionale, visto che nessun uomo ha mai visto scomparire così, nel nulla, il suo adorato feticcio. Resta il fatto che, invecchiando, quando si abbassano i livelli di testosterone, diminuisce non solo la qualità della prestazione sessuale (velocità e consistenza dell’erezione) ma anche le dimensioni del pene, sia in termini di lunghezza che di circonferenza, fatto che si accentua con l’aumento di peso degli uomini anziani, in cui il grasso addominale può parzialmente coprire il pene in erezione, mostrandolo più piccolo.

Che il pene “maturo” sia ben diverso da quello dei trent’anni lo dimostrano altri fattori: la lenta perdita dei peli pubici, la riduzione del flusso sanguigno per cui il glande perde progressivamente il suo colore violaceo, i testicoli che si riducono a partire dai 40 anni.
Il pene inoltre tende a diventare sempre meno sensibile e può diventare curvo con l’età.

Ma la stregoneria ovviamente non c’entra e legarlo con una corda non serve…

Fonte principale:

The incredible disappearing penis, Health 24

Dr. Giuliana Proietti

Immagine: Patrick Denker

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