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    Messaggi in Bottiglia: Ines Testoni

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 31 Agosto 2008
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    Oggi cominciamo con i nostri primi messaggi in bottiglia:ce li lascia INES TESTONI,  Professoressa associata di Psicologia Sociale presso l’Università degli Studi di Padova.

    Nata a Brescia il 12 agosto del 1957, Ines Testoni è psicologa e filosofa, si interessa di temi inerenti al rapporto tra differenze di genere e dimensioni culturali che determinano la subordinazione a partire dalla costruzione sociale delle relazioni in base alle rappresentazioni della morte.
    Personalmente trovo Ines una persona molto colta ed intellettualmente dotata, ma soprattutto anticonformista, e per questo capace di esprimere esattamente ciò che pensa, come del resto capirete leggendo l’intervista.In colore troverete i miei input ed a fianco i messaggi in bottiglia di Ines Testoni, alla quale vanno i miei sentiti ringraziamenti per questa collaborazione.

    # Concezione del corpo in Occidente: metafisica, religione e scienza condividono la stessa identica rappresentazione del corpo, ovvero ritengono che il corpo sia destinato all’annientamento dopo la morte. Questa identica rappresentazione determina percorsi complementari nel modo di trattarlo: si pensi per esempio all’estrema importanza strumentale che gli si attribuisce all’interno della concezione di sacrificio (torture per la salvezza dell’anima oppure sofferenze insostenibili dal chirurgo estetico per la bellezza e la lotta contro l’invecchiamento).

    # Corpo femminile: il corpo più corpo in Occidente è quello della donna perché per lungo tempo la tradizione occidentale le ha negato il principio spirituale, invece maschile. Si pensi al Malleus Maleficarum, alla caccia alle streghe ecc. La donna, ricettacolo materiale, è il principio di regressione dell’umano in quanto passiva materia biologica. Oggi, questa rappresentazione interessa anche l’uomo. La caduta delle certezze indubitabili intorno ai contenuti di fede rende l’uomo altrettanto “materiale”. Ma tale caduta anziché garantire una parificazione tra femminile e maschile produce solo una grave crisi nel secondo, senza che il primo abbia le categorie e gli strumenti per aiutare sé stesso e l’altro ad uscirne con una via diversa dalla semplice regressione nostalgica al fascismo tradizionalista.

    # Senso del Pudore: il pudore nella tradizione era collegato con il progetto culturale di separare l’umano dalla dimensione animale: mostrare il ventre della gestante era mettere in evidenza l’identità della gravidanza umana con quella di altri mammiferi; mostrare la sessualità femminile, essendo occasione per l’uomo di richiamo incontenibile al coito, significava mostrare il dominio del bisogno animale rispetto a quello dell’anima. Oggi il pudore viene celebrato con l’intento inverso. Ci si è resi conto che è più eccitante spogliare che trovarsi dinanzi un corpo già totalmente nudo. Ma ovviamente si tratta ormai di un gioco angosciante, in cui ciò che si incontra è la stanchezza dell’incontro sessuale tra uomo e donna. Ma questa stanchezza non è da imputarsi alla caduta della fede in una qualche religione che ancora celebra la necessità di subordinare e nascondere la donna, quanto piuttosto al fatto che donne e uomini non hanno ancora chiarito che cosa abbiano da dirsi per la storia e, specialmente, rispetto all’amore, che spesso confondono con molte mitologie ormai totalmente consunte.

    # Anoressia: studio da molto tempo il tema dei disturbi alimentari. Ha avuto molto successo un mio testo di qualche anno fa in cui, partendo dalla prospettiva filosofica di Emanuele Severino, presento una prospettiva inedita al riguardo (Il dio cannibale, Utet, Torino, 2001). Mi interessa in particolare il rapporto tra rappresentazioni del corpo e angoscia di sapere di essere mortali. Per la donna - come discuto ampiamente nel mio ultimo libro (La frattura originaria, Liguori, Napoli, 2008), il quale non considera nello specifico il tema dell’anoressia ma qualcosa di più radicale e profondo, ovvero come la donna viva il proprio esser corpo con grande angoscia e subisca il linguaggio maschile che intende disciplinarlo (sia come morale religiosa sia come sfruttamento mafioso) - il sapere di essere corpo che mette al mondo corpi, dunque un mortale che ama e chiama al mondo mortali e proprio perché ama chi chiama al mondo non sopporta la loro mortalità, è un pensiero insostenibile che richiede continue strategie di elusione. I disturbi alimentari sono un’espressione di questo impegno estenuante per non pensare che cosa significhi essere corpo, negando a se stesse di non volerlo sapere. E questa negazione consiste nel credere di interessarsi invece molto al corpo proprio perché si spende tutta l’energia vitale nel cercare di contenerne i profili.

    # Benessere: Il benessere è ovviamente una ricerca costante di equilibrio che per la donna è particolarmente fragile, data la sua totale subordinazione culturale all’uomo e al suo modo di intendere sia la vita intima che quella sociale. Poiché altresì l’uomo sta attraversando universalmente una crisi terrificante, alla donna, cui non è permesso di cambiare secondo le proprie esigenze le modalità di gestire la vita individuale e sociale, tocca sopportare senza altresì avere molti strumenti cognitivi e culturali per capire che cosa stia subendo.

    # Donne e arretratezza sociale: le donne sono a tutti i livelli, in tutte le classi, in tutta la storia, in ogni geografia del mondo espressione dell’arretratezza rispetto all’uomo, perché l’unico potere di cui dispongono è quello della relazione affettiva privata. Essendo altresì questa dimensione ormai fortemente in crisi, e mi riferisco a una crisi epocale, alla donna non resta più neppure questo e quando ella cerca di rivalutare tale potere, sta semplicemente colludendo con istanze di regressione storica. La donna è arretrata e deve rimboccasi le maniche per cercare di cambiare la propria condizione universale, sia da un punto di vista privato che sociale e culturale. La maggior parte delle donne sono piegate su loro stesse, prese per il naso dalla mattina alla sera e credono che le parole magiche “coccole” e “benessere” siano i valori fondamentali cui riferirsi per garantire a se stesse un po’ di agio nella difficile esistenza di serve che tocca loro portare avanti (famiglia, lavoro, stress per garantirsi la bellezza che le renda sessualmente attraenti - non tanto perché l’incontro sessuale con gli uomini attuali sia particolarmente appagante, quanto piuttosto per poter sognare -  durante l’attesa infinita dell’angelo dagli occhi azzurri che le salverà).

    # Posto della donna nella società mafiosa: La società italiana fa scuola nel mondo per la propria caratterizzazione mafiosa, questo è quanto discuto ne “La frattura originaria” (cit.). Ciò che mostro in tale opera è che il fallimento della democrazia rappresentativa, ormai interamente giocata dagli interessi privati mafiosi, è dovuto alla nascita stessa della democrazia in Occidente, che, come dice Canfora, è nata come un’oligarchia. Ciò cui io mi riferisco è l’esclusione originaria della donna dalla costruzione della polis, della politica, quindi della città e dello stato. La donna non conosce ancora il linguaggio politico perché non ha mai partecipato alla costruzione politica del mondo. Quando nel Novecento ha cominciato a integrarsi in questo discorso totalmente maschile, ha dovuto fare i conti con qualcosa di assolutamente altro rispetto alla propria disposizione, rimasta identica per secoli attraverso il mandato generazionale, al ruolo “materno”. In questo tratto del discorso mi collego al Pensiero della differenza sessuale al quale rimando

    # Femminismo: è la cuspide della coscienza femminile (insieme al Pensiero della differenza sessuale), ma è ancora totalmente elitario, non riguarda affatto la massa. Poiché si tratta di un pensiero difficile, impegnativo ed estremamente costoso in termini di fatica esistenziale, la stragrande maggioranza delle donne preferisce continuare a fare come se fosse già stato tutto detto e conquistato, trovando più interessante i risultati della chirurgia estetica rispetto a quelli che, per esempio, riguardano il rapporto tra diritti umani e condizione della donna. La donna è talmente angosciata che preferisce drogarsi con l’imbecillità che le viene quotidianamente propinata dai mass-media e dalle religioni, credendo di essere individualmente “un po’ strana” per la propria infelicità, se confrontata con la gioia che invece sprizza da tutte le immagini della pubblicità, ma anche tra le colleghe e con le amiche. “Sex in the city” evidenzia proprio l’imbecillizzazione delle conquiste femministe, anche se, è inevitabile doverlo ammettere, per moltissime donne, dato il loro livello di subordinazione, anche tale messaggio è già portatore di contenuti rivoluzionari, per non dire, addirittura di “speranza”…

    # Uomini e Prostitute: L’uomo è in crisi e la donna non sa più come accontentarlo ed appagarlo, perché questo è l’interesse principale della massa femminile, a parte l’esigua élite di femministe e studiose autocoscienti. Poiché è priva di iniziativa sociale, perché non ha alcun potere e quindi non è in grado di declinare le proprie idee in modo da apportare un cambiamento significativo nelle relazioni culturali che informano le relazioni intime, la donna non può che subire la rabbia regressiva maschile, ambivalente e animale, dovendo altresì competere con un “femminile artificiale” ben più eccitante del suo - quello dei transessuali che sono estremamente attraenti perché il maschio-cliente cerca sostanzialmente il piacere attraverso l’umiliazione dell’altro, e non c’è umiliazione più grande della femminilizzazione di un uomo. Il rapporto prostituito è rassicurante per chi paga, perché il danaro supplisce a tutte quelle carenze soggettive che l’uomo sente come limitanti in un rapporto paritario. Finché si crederà e si manterrà una rappresentazione della sessualità maschile come di un’espressione di indominabile animalità e finché le donne non sapranno porsi in modo diverso dall’esser prede che non aspettano altro che il predatore, la prostituzione non sarà risolta. Il percorso di autocoscienza rispetto a tutto questo per donne e uomini è estremamente lungo, faticoso e doloroso, ma inevitabile e ci sono già importanti segnali di “emancipazione” in tal senso sia nell’universo maschile sia in quello femminile. 
     
    I messaggi in bottiglia sono di Ines Testoni
    L’intervista è a cura di Giuliana Proietti

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