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    L’età del consenso: a quale età si possono avere rapporti sessuali?

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 1 Dicembre 2008
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    Nell’ultimo post abbiamo parlato del caso della mamma incriminata per aver consentito che sua figlia quattordicenne avesse rapporti sessuali con un ventiduenne: il caso è successo in Inghilterra, dove l’età del consenso è fissata, per maschi e femmine, a 16 anni. Sotto questa età è illegale, nel Regno Unito, avere rapporti sessuali.

    L’età in cui una persona è ritenuta capace di consentire consapevolmente ad avere rapporti sessuali è dunque definita “età del consenso”. In Italia tale età è fissata a 14 anni, ma essa sale a 16 anni per particolari tipi di rapporti. Ad esempio, se il partner è una persona che potrebbe avere un particolare ascendente sul minorenne, come un insegnante, un genitore adottivo, un educatore ecc. la legge chiede che l’età del consenso salga in questi casi ai 16 anni.

    Qualsiasi atto sessuale compiutosi con una persona di minore età rispetto a quella prevista è considerato reato, anche se il minore fosse consenziente, ed è perseguibile penalmente d’ufficio. Gli atti sessuali compiuti su minori di 10 anni sono considerati aggravanti, anche se il minore fosse consenziente ed in questo caso si procede d’ufficio, senza il bisogno di una querela.

    È inoltre illegale compiere atti sessuali in presenza di una persona minore di anni 14 con l’intenzione di farla assistere, anche se la persona minorenne non partecipa a questi atti.

    Infine, la legge non permette di offrire denaro a un/a minorenne per indurla/o ad atti sessuali, pertanto sono illegali i rapporti di prostituzione con una persona minore di 18 anni.

    Altra cosa importante: per legge non si può affermare di non conoscere l’età della persona offesa. Dunque, quando la persona è molto giovane, prima di accettare di avere rapporti sessuali con lei, occorre sempre accertarsi che abbia compiuto almeno 14 anni. In Italia, a differenza di quanto accade in altre nazioni, la legge non distingue fra età del consenso per gli atti eterosessuali e omosessuali. E’ inoltre scontato il fatto che i rapporti senza il consenso di entrambe le parti sono sempre vietati, a qualunque età.

    Dal 2006 in Italia sono considerate reato anche le foto o le riprese ”pornografiche” realizzate consenzientemente, anche se senza fine di diffusione, da persone che abbiano raggiunto l’età del consenso, ma di cui almeno una sia ancora minorenne (o da un singolo minore), pur essendo teoricamente le attività sessuali raffigurate perfettamente legali dal punto di vista dell’età del consenso.

    Nel sito Avert potrete trovare l’età del consenso in tutti i Paesi del mondo: è interessante scoprire come questa età cambi per ogni singolo Stato e come essa sia differenziata spesso per rapporti omosessuali o eterosessuali. Ad esempio: in Spagna l’età minima per avere rapporti sessuali è 13 anni, in Slovenia 15, in Svizzera 16, in California 18.

    Dr. Giuliana Proietti

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    Pubblicato da Giuliana Proietti il 26 Settembre 2008
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    Una delle lamentele più frequenti di una coppia in crisi è che non si fa mai sesso abbastanza, o non lo si fa più. Ci sono coppie infatti che, dopo qualche anno, si rassegnano a non avere più rapporti sessuali e, felicemente, scelgono di dormire in camere separate, altre che ricorrono, strettamente per ragioni sessuali, a “fornitori esterni”, altre che non fanno più sesso, ma molto ne parlano, soprattutto per lamentarsi con e del partner e per accusarsi reciprocamente di incapacità, mancanza di attenzioni, insensibilità.

    Vorrei allora parlarvi di questa curiosa notizia riguardante due coppie in crisi, sposate da diversi anni, che hanno deciso di mettere il sesso fra le cose da fare quotidianamente, così come mangiare, bere, lavarsi i denti, ecc.

    Per ispirarsi al meglio, questi intraprendenti coniugi si sono provvisti di libri erotici, sex toys, candele per creare l’atmosfera, oli profumati, ecc. e poi hanno provveduto ad avere rapporti sessuali quotidiani, al di là degli impegni, della stanchezza, delle preoccupazioni. Il sesso era la prima cosa da fare, la più importante della giornata.

    Poi, naturalmente, hanno scritto un libro, anzi due, sul loro “sexperiment“:  Just Do It: How One Couple Turned Off the TV and Turned On Their Sex Lives for 101 Days (No Excuses!) di Doug Brown e 365 Nights: A Memoir of Intimacy di Charla Muller e Betsy Thorpe. 

    Le due coppie di sposi, ex annoiati, i Brown ed i Muller, dicono che l’esperimento è stato magnifico, sia dentro che fuori dal letto. Ma sentiamo le loro storie:

    Charla Muller era sposata da 8 anni con Brad, con il quale aveva avuto due figli: il sesso, dice Charla, era una delle cose ormai messe completamente da parte nella loro coppia. Lei lo evitava perché stanca dal troppo lavoro, ma nello stesso tempo sentiva che il marito non era felice e che la coppia stava scivolando pericolosamente nella malinconia e nella routine. Ci voleva qualcosa per risvegliare l’eros, qualcosa di forte, di memorabile, magari un regalo importante per il quarantesimo compleanno del marito. Oltre tutto non doveva essere una cosa costosa… Idea! La signora Charla ha pensato di regalare al marito un anno d’amore, 365 giorni di sesso. Il signor Muller sembra non si sia mostrato subito entusiasta dell’iniziativa della moglie: dove sarebbero andate a finire la passione e la spontaneità? Non c’è più tempo per la spontaneità, ha tagliato corto la moglie, bisogna essere concreti.

    “L’anno del regalo“, ricorda Charla, è stato il più elettrizzante del loro matrimonio. Le donne sanno, dice ancora Charla in una delle sue tante interviste, che la sessualità è una parte importante del rapporto, ma non ne fanno mai una priorità: occorre smetterla di guardare la TV e mettere il sesso in agenda, fra gli altri impegni della giornata.  

    La Muller ha inoltre dichiarato che questo sesso frequente le ha fatto molto bene, rendendola più felice, meno aggressiva, meno stressata. Charla non si era mai resa conto di quanto questa mancanza di rapporti sessuali fosse fonte di stress nel loro rapporto di coppia. “Non me lo aspettavo” dice la signora Muller, la quale pensa oggi che il fattore più importante dell’esperimento sia stato quello di essere obbligati a dare il meglio di sé all’altro, ogni giorno, a porte chiuse.

    Doug Brown e sua moglie Annie hanno invece iniziato questa “cura” dopo una copertura giornalistica che Doug aveva fatto per un Club denominato “100 giorni”: cento giorni senza sesso. Brown, che scrive per il Denver Post, dice di averne parlato con sua moglie, la quale gli ha suggerito di creare un Club analogo, ma al contrario “100 giorni di sesso”.

    Doug Brown ricorda questi suoi 100 giorni di sesso come “una valanga di piaceri della carne”, ma anche come un miglioramento del benessere personale, in quanto il sesso frequente fa sentire desiderati, e questo migliora di riflesso le prestazioni sul lavoro, nello sport, ecc.,  oltre a dare “sensazioni eccezionali”.

    Doug Brown e sua moglie hanno cominciato l’esperimento nel 2006: a quel tempo erano sposati da 14 anni, avevano due figli e lavoravano entrambi. Mediamente, all’epoca, avevano rapporti sessuali tre volte al mese.  E Doug soffriva di ansia da prestazione. (Per la cronaca, in America il National Opinion Research Center sostiene che in media una coppia americana ha rapporti 66 volte all’anno. Newsweek ha rilevato che il 15- 20% delle coppie fa sesso meno di dieci volte l’anno).

    Il sesso quotidiano, dicono i Brown e i Muller, ha permesso ai due partners di conoscersi meglio, di rendere il sesso più giocoso e di ritrovare una carica erotica che mancava da tempo nel loro rapporto. Amandosi quotidianamente i coniugi Brown dicono ad esempio di aver perso le loro inibizioni ed i loro imbarazzi e di poter ora, finalmente, “parlare di tutto” (tanto è vero che lo fanno anche nel loro libro, dove parlano esplicitamente di posizioni preferite, rapporti con e senza Viagra, creme stimolanti, sesso in luoghi strani, come in un ashram o ad una mostra sul sesso a Las Vegas, ecc.).

    Naturalmente le due coppie in alcuni giorni hanno dovuto un po’ sforzarsi: i Brown ammettono che certi giorni erano davvero stanchi e proprio non ne avevano voglia. Una volta iniziato però, il tono dell’umore cambiava e la cosa diventava subito piacevole.

    Fonti:
    CBS
    Examiner
    Accessatlanta
    The Guardian

    L’unico dubbio che sorge leggendo questo bel raccontino american style è perché le due coppie parlino di questa esperienza al passato: se è stato tutto così entusiasmante, perché non hanno continuato? (Sembra ad esempio che oggi i Brown siano tornati ad avere solo sei rapporti al mese…)

    E poi, perché parlarne tanto in giro, voler convincere altre coppie, fare proselitismo sessuale? La ragione è forse nel piccolo business che le due coppie hanno costruito intorno alle loro maratone sessuali? Un sito Internet per la signora Charla, i Blog, i libri, le trasmissioni televisive, YouTube, le conferenze, gli articoli…

    Sto pensando di cambiare il titolo di questo post: Come diventare ricchi e famosi cercando di rendere interessante un’esperienza monotona e ripetitiva.

    Non lo farò, ma permettetemi un’altra osservazione: dopo l’anno del regalo, Mrs. Charla non vi sembra un po’ in sovrappeso? Domanda: avrà sostituito anche lei la cioccolata con il sesso? :roll:

    Dr. Giuliana Proietti 

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    Come Internet ha cambiato le abitudini sessuali delle persone

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 24 Settembre 2008
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    Dei ricercatori della Società tedesca per la ricerca sessuale sociologica hanno scoperto che un terzo degli uomini e il dieci per cento delle donne guarda regolarmente e quotidianamente filmati porno su Internet.

    Il risultato più immediato di questo voyeurismo, dice l’Istituto, è stato l’aumento di ricorso alla chirurgia plastica dei genitali e maggiori pressioni sul proprio partner, uomo o donna che sia, per fare sesso così come lo fanno gli specialisti del porno.

    La ricerca, che si è basata su 55.000 questionari online, ha anche scoperto che la maggior parte delle donne si sente chiedere sempre più frequentemente dal partner di comportarsi a letto come una vera porno-star.

    Lo studio fa parte di un documentario televisivo trasmesso in cinque puntate per la rete Pro7 e, dato il numero di questionari presi in esame, viene considerato uno spaccato molto realistico dell’attuale vita sessuale dei tedeschi.

    Ecco allora qualche notizia sui nostri vicini teutoni: essi hanno in media 139 rapporti sessuali all’anno (verso la fine degli anni settanta una inchiesta analoga aveva fissato  questa cifra a 130 rapporti l’anno). Sessualità in aumento dunque per la gente di Germania, che vorrebbe fare l’amore ancora più spesso (così hanno dichiarato il 60% degli uomini e il 51% delle donne). 

    Il 37% degli uomini tedeschi ha già tradito, almeno una volta, la propria moglie e, sorpresa (?), le donne lo hanno fatto più degli uomini (39%).

    Infine, un’ispirazione che viene chiaramente dalla pornografia: il 34% degli uomini e il 16% delle donne sarebbero tentati dall’amore di gruppo.

    Fonte:

    “Sexreport 2008″ (Teil 1, 20. September, 22:10 Uhr, Pro 7).     Der Abend am Samstag, den 20.9. auf ProSieben: 22:10 Uhr Der Sexreport 2008 - So lieben die Deutschen - Teil 1 23:00 Uhr “All about Sex - Promis klären auf” 00:00 Uhr Oswalt Kolle: Das Wunder der Liebe II - Sexuelle Partnerschaft 01:45 Uhr Oswalt Kolle: Das Wunder der Liebe via pressportal.

    Vedi anche Le petit journal

    Foto e video dell’inchiesta sono disponibili qui.

    Giuliana Proietti

    Quando il figlio non arriva

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 21 Settembre 2008
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    Il bisogno di avere un figlio è un bisogno complesso, fatto di pulsioni, desideri, immagini, storia personale e collettiva, condizionamenti familiari e sociali. Quando il figlio non arriva la coppia si sente arida, fredda, incapace di portare a compimento il progetto genitoriale, che in genere fa parte del proprio patto di coppia. 

    La coppia eterosessuale prevede infatti la possibilità di generare, di dare vita ad un altro essere umano, che nasca dalla relazione (fisica e psichica) tra l’uomo e la donna. Un figlio non è una persona qualsiasi: è quello che più di tutte le altre persone somiglia ai suoi genitori, in quanto porta in sé gli elementi del loro patrimonio genetico, culturale, sociale.

    La mancanza di un figlio può incidere fortemente sulla felicità dei due aspiranti genitori: sui loro interessi personali, sul loro equilibrio psico-fisico, sulla loro appartenenza ad una rete di relazioni.

    Quando un figlio non arriva la prima cosa da fare è cercare di essere informati.

    Oggi vi propongo dunque la risposta alle domande più frequenti che mi sento fare dai pazienti quando chiedono una consulenza per un problema di infertilità. Sull’argomento comunque torneremo spesso, perché conoscere il problema significa trovare soluzioni adeguate e tempestive, senza lasciarsi andare al pessimismo e alla depressione.

    Cosa cambia nella vita sessuale della coppia infertile?

    Quando il tanto desiderato figlio non arriva, sia gli uomini che le donne con problemi di infertilità possono soffrire di stati ansiosi e stress, i quali si ripercuotono poi anche nella vita sessuale. Il sesso tende infatti a perdere la sua spontaneità e diventa un compito da svolgere in giorni fissi (quelli dell’ovulazione). Inoltre, la vita sessuale della coppia infertile non è più un fatto privato, ma qualcosa da condividere con molte altre persone, specialmente se ci si rivolge ad un Centro per la fecondazione assistita. Ovviamente, quando si intraprende un percorso di questo genere i membri della coppia dovrebbero essere ben consapevoli che il loro rapporto sessuale potrebbe subire molti scossoni e che la passione potrebbe notevolmente affievolirsi.

    C’è un collegamento fra fertilità e stress?

    Il collegamento fra fertilità e stress non è ancora del tutto chiaro: molti studiosi negano che vi sia tale evidenza, ma il fatto che numerose coppie infertili riescano a raggiungere il loro obiettivo proprio quando sono più rilassate e rassegnate a vivere senza figli o con un figlio adottivo, sta a dimostrare che anche i fattori psicologici giocano un ruolo importante.

    Cosa dice in proposito la ricerca scientifica?

    Ce ne sono diverse e dai risultati contrastanti. Personalmente sono rimasta molto colpita da una ricerca pubblicata nella rivista specializzata Fertility and Sterility nel 2005, nella quale alcuni esperti della Università di California, a San Diego, dimostrarono che il trattamento dello stress è un fattore particolarmente importante nel successo delle cure per l’infertilità, ivi inclusa la fertilizzazione in vitro. In questa ricerca si osservò che le donne maggiormente stressate avevano avuto l’ovulazione il 20% delle volte in meno, rispetto ad un campione di donne non stressate. Inoltre, fra le donne che avevano ovulato, le più stressate avevano avuto il 20% in meno delle possibilità di successo per la fecondazione dell’ovulo.

    Quanto incidono i trattamenti specifici per la risoluzione del problema?

    Se il figlio non arriva, si stima che le cure mediche possano risolvere 6-7 casi su dieci, il che significa però che per 3-4 coppie ogni dieci i trattamenti non avranno successo e che probabilmente le ragioni della loro infertilità resteranno sconosciute. Dal punto di vista psicologico sono riportati in letteratura numerosi casi di soluzione di un problema di sterilità attraverso la psicoterapia e/o  l’apprendimento di una tecnica di rilassamento. Nella mia esperienza clinica ho avuto casi di donne che sono rimaste incinte durante la psicoterapia, perfino in donne che erano arrivate in studio dopo il fallimento delle tecniche di fecondazione assistita. Questi successi terapeutici sono stati e sono, dal punto di vista professionale, le esperienze per me più emozionanti e coinvolgenti.

    Oltre alle cure mediche, cosa si può fare?

    E’ stato osservato che molti altri metodi possono aiutare a risolvere il problema. Ad esempio l’agopuntura: in una ricerca fra due gruppi di donne infertili (uno che seguiva un trattamento di agopuntura ed uno che non lo seguiva), l’agopuntura ha fatto balzare la percentuale dei successi al 42.5% in confronto al 26.3% del gruppo di controllo. Forse non è l’agopuntura in sé a ridurre lo stress e a migliorare le condizioni psicobiologiche dell’organismo, predisponendolo alla fecondità, ma è possibile che essa agisca come effetto placebo, riducendo lo stress. Lo stesso risultato si sarebbe potuto probabilmente ottenere con il rilassamento, lo yoga, i massaggi, ecc. L’importante è imparare a rilassarsi, ma non allo scopo di rimanere più facilmente incinte: lo si deve fare per stare bene, per godersi la vita, perché dà piacere, perché migliora la salute… Ed anche perché è qualcosa che non è controindicato, in vista di una possibile gravidanza.

    Nella coppia, è bene parlare del problema?

    A livello di coppia è bene parlare di questo problema, ma senza eccedere, per non amplificarlo e per non farlo diventare un’ossessione. Un’idea potrebbe essere quella di parlarne per un tempo massimo stabilito, ad esempio 15 minuti al giorno (senza mai cumulare il tempo non utilizzato). Non è detto inoltre che entrambi i partner reagiscano allo stress nello stesso modo: c’è chi si deprime, chi invece cerca nuove abitudini e nuove soluzioni, a volte anche eccedendo (ad esempio nello sport, nell’impegno lavorativo, nelle relazioni sociali, ecc.). L’importante è che i due membri della coppia riescano ad essere tolleranti nei confronti dell’altro/a, che non pensino che ad essere stressati siano solamente loro, mentre il partner è insensibile al problema. Ciascuno reagisce a questa situazione a proprio modo: ciò che importa maggiormente è essere chiari con il/la partner nell’esprimere come si desidera che venga trattato il problema di coppia, e soprattutto con chi parlarne all’esterno (medici, psicologi, parenti, amici, ecc.).

    Quando il problema diventa più difficile da sostenere?

    Uno dei momenti peggiori per la coppia infertile sono le riunioni familiari e, fra queste, il Natale: stare insieme ai parenti, ai nipotini, sentire le pressioni e le aspettative dei congiunti, sia quando ne parlano apertamente, sia quando evitano di parlarne, è particolarmente stressante.
    La cosa migliore da fare è dunque trovare un giusto equilibrio, sia nel limitare il tempo dedicato a queste stressanti riunioni familiari, sia nella possibilità di mantenere rapporti comunque saldi di vicinanza e di frequentazione con il proprio nucleo familiare.

    Può accadere che una persona posta di fronte a tante difficoltà, non desideri più avere un figlio?

    Va detto che non tutti, nella vita, sentono il desiderio di diventare genitori e che diventarlo non è un obbligo. Sicuramente non voler essere genitori non è una colpa. L’importante è che questa non sia una facile scappatoia nei confronti delle difficoltà di procreazione della coppia, perché in questo caso una decisione del genere lascerebbe una ferita che poi difficilmente potrebbe essere rimarginata.

    L’infertilità di coppia è dovuta più agli uomini o alle donne?

    Le donne non dovrebbero colpevolizzarsi per prime: l’infertilità è un problema della donna solamente nel 35% dei casi (nel 35% dei casi è un problema dell’uomo, nel 20% dei casi è un problema della coppia, mentre il rimanente 10% rimane inspiegabile). Per questo è essenziale che entrambi i partner si attivino per una visita medica e per sottoporsi agli specifici test: in genere è sempre la donna a fare il primo passo, perché è su di lei che ricadono, quasi automaticamente, i dubbi e le perplessità. Come si è detto, questi atavici sospetti sono del tutto ingiustificati ed è dunque importante coinvolgere il partner in modo attivo per la ricerca delle cause e per l’eventuale terapia.

    Adottare un figlio favorisce la fecondazione?

    Sull’infertilità ci sono molti miti da sfatare: ad esempio quello che ricorrendo all’adozione sia più facile rimanere incinte. E’ possibile che il sentirsi più rilassate dopo un’adozione possa migliorare le possibilità di gravidanza, ma va anche detto che in questi casi ci ricordiamo sempre più facilmente del caso della donna che è rimasta incinta dopo aver adottato un bambino, piuttosto che delle tante che hanno adottato un figlio e che poi non sono poi rimaste incinte.

    Il raggiungimento dell’orgasmo favorisce la fecondazione?

    L’infertilità è una condizione medica, non un disturbo sessuale: il raggiungimento dell’orgasmo da parte della donna durante il rapporto sessuale non predispone il corpo femminile ad una più facile fecondazione. Si tratta di una credenza diffusa, ma priva di fondamenti scientifici.

    L’infertilità può produrre disturbi psicologici?

    Un problema di infertilità può facilmente portare verso la depressione, perché mina l’autostima della persona e, specialmente per quanto riguarda la donna, la propria identità personale. L’importante è non chiudersi nel silenzio, non isolarsi socialmente: ci si può confidare con un’amica, parlarne con uno psicologo, aderire ad una associazione o a un gruppo di supporto.

    L’importante è sapere soprattutto che, molto spesso,la realtà (successi terapeutici o eventi naturali) è migliore delle fantasie e degli incubi che ci si auto-procura per eccessiva ruminazione del pensiero sull’argomento, oltre che per mancanza di informazioni e di confronti con gli altri.

    Dr. Giuliana Proietti

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    Attività sessuale diversa dal coito e MST

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 3 Settembre 2008
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    Fare sesso non significa solo avere rapporti penetrativi tradizionali (pene-vagina), ma anche masturbazione reciproca, sesso orale, sesso anale ecc.

    Malgrado si tenda a ritenere che il sesso orale sia in aumento fra adolescenti e giovani adulti, la ricerca scientifica non evidenzia nulla al riguardo: sembra invece appurato che il sesso orale sia molto più frequente fra gli adolescenti che hanno già avuto un rapporto sessuale completo (vagina-pene) e che dunque le attività sessuali non coitali avvengano, fra gli adolescenti, in concomitanza con i rapporti sessuali completi.

    Il problema è che gli adolescenti, quando fanno sesso orale, non usano i preservativo, il che è pericoloso, perché li mette a rischio di contrarrre una MST (malattia sessualmente trasmessa). 

    Tuttavia, è bene specificare che il rischio di contrarre il virus HIV attraverso il sesso orale è minore che attraverso il sesso vaginale, mentre chi corre i maggiori rischi è il soggetto passivo nel rapporto anale. L’herpes invece si trasmette attraverso il bacio, il sesso orale, vaginale e anale.

    Tramite le attività non coitali si trasmettono inoltre gonorrea, clamidia, sifilide.

    Anche le lesbiche possono trasmettersi fra loro delle MST se una di loro o entrambe hanno avuto in precedenza un rapporto a rischio con un uomo.

    Che fare per limitare il rischio di contagio?

    Questi sono i consigli dell’American College of Obstetricians and Gynecologists:

    1. Limitare il numero dei partners sessuali,
    2. Fare degli specifici test prima di fare sesso non protetto con un nuovo partner,
    3. Usare sempre il condom e usarlo in modo corretto,
    4. Essere monogami,
    5. Astenersi dai rapporti sessuali 

    Fonte: Medical News

    Che dire? Visto che il punto 5 è difficilmente realizzabile, considerate almeno gli altri 4!

    Giuliana Proietti

    Link:
    American College of Obstetricians and Gynecologists

    Quando la ‘nonnina’ fa sesso, e con piacere

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 10 Luglio 2008
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    Il British Medical Journal ha pubblicato una ricerca sulla vita sessuale dei settantenni, svoltasi in Svezia. La notizia più importante che emerge dallo studio è che le donne settantenni che hanno una vita sessuale attiva sono sempre più numerose.  E la cosa più interessante è che quelle che, fino a pochi anni fa avremmo definito ‘nonnine’, hanno dichiarato che la loro vita sessuale è ancora molto soddisfacente.

    L’interesse di questo studio è quello di mostrare che l’aumento della speranza di vita può accompagnarsi al miglioramento della qualità della vita.I ricercatori della Università di Gothenburg (Svezia), guidati da Nils Beckman, hanno intervistato 1500 persone di settanta anni, eterosessuali, negli anni 1971-72, 1976-77, 1992-93 et 2000-2001. 

    Si vede così che dal 1971 al 2001 il numero dei settuagenari dei due sessi che hanno una vita sessuale attiva sono passati dal 52 % al 68 % per gli uomini sposati e dal 38 al 56 % per le donne sposate. (Questo significa che più di una donna su due, a settanta anni, ha una vita sessuale attiva, almeno in Svezia…)

    I singles settantenni uomini che fanno sesso sono passati, dagli anni settanta a oggi, dal 30 % al 54 % e le singles settantenni donne, che rappresentavano nel 1971 un minuscolo 0,8% ora sono al 12 % .

    Anche i rapporti sessuali sono più frequenti: almeno una volta alla settimana per il 10 % degli uomini sessualmente attivi nel 1971 contro il 31 % nel 2001. Le corrispondenti cifre per le donne sono rispettivamente del 9 e del 26 %.

    In totale, dal 1971 al 2001, molti uomini (57 % contro il 40 %) e donne (52 % contro il  35 %) hanno dichiarato di aver avuto relazioni sessuali molto felici.

    Le settantenni sessualmente attive che raggiungono l’orgasmo sono passate dal 59% nel 1971 all’ 83% del 2001. Le signore settantenni che non provavano l’orgasmo negli anni settanta erano il 41%, ora sono solo il 6%.

    La ricerca mostra che, se è vero che il numero dei rapporti sessuali diminuisce con l’età, la loro frequenza è tuttavia largamente superiore a quanto accadeva nel passato. 

    Il problema della sessualità in età matura riguarda soprattutto le donne: infatti, per fare sesso occorre, in primis, avere un partner con cui farlo. Le donne però in questo sono sfavorite in quanto vivono più a lungo, ma spesso restano sole…

    Sembra però che la speranza di vita per gli uomini si stia accrescendo in questi ultimi anni in misura più veloce della corrispondente attesa di vita per le donne: questo livellamento porterà, fra qualche anno,  sempre più ex ‘nonnini’ a fare sesso nelle loro serate, in barba a figli e nipoti.

    Fonte: Le Figaro
    Giuliana Proietti

    Le rosse lo fanno più delle bionde e delle brune

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 4 Luglio 2008
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    Ce lo dice una ricerca tedesca, condotta dal professor Werner Habermehl, che ha studiato la vita sessuale di molte donne, per poi mettere a confronto gli aspetti della loro sessualità con il colore dei capelli. (Come si fa a programmare una ricerca di questo genere? Il risultato però è sorprendente, almeno quanto le conclusioni dei ricercatori…)

    Le rosse sono risultate molto più attive delle altre, con un numero maggiore di partners e con rapporti sessuali che superano la media standard.  

    Secondo il Professore, le donne che si tingono i capelli di rosso vogliono segnalare che sono alla ricerca di un partner e se la donna che decide di diventare fulva è in coppia, il partner dovrebbe stare bene attento, perché nel loro ménage, sempre secondo il ricercatore tedesco, c’è qualcosa che non va.

    La psicologa Christine Baumanns sostiene invece che le donne non c’entrano: sono gli uomini che, quando vedono una donna rossa cercano di arrivare subito al dunque, perché temono che la preda, molto ambita, possa sfuggire loro di mano.

    Fonte: Mail online

    Giuliana Proietti