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    Studi sul tradimento

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 3 Novembre 2008
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    Se mettiamo a confronto vari studi condotti sul matrimonio ed in particolare sul tradimento, ci accorgiamo che i dati differiscono molto, fra ricerca e ricerca.

    In uno studio pubblicato la scorsa estate sul Journal of Family Psychology, per esempio, i ricercatori della University of Colorado and Texas hanno studiato 4.884 donne sposate, sia con interviste faccia-a-faccia, sia attraverso la compilazione di questionari anonimi su Internet. Nelle interviste, solo l’1 per cento delle donne ha ammesso la propria infedeltà, mentre nel questionario anonimo la percentuale è salita ad oltre il 6%.

    Un’altra caratteristica da tenere presente è che i dati scientifici sono sempre diversi da quelli che appaiono ad esempio su inchieste condotte dai giornali femminili. Questi ultimi tendono a sovrastimare i dati perché incorrono nel problema che i sondaggisti  hiamano “selection bias“, ovvero la distorsione dei dati che deriva da come essi vengono raccolti. Un conto infatti sono le risposte ottenute da un campione rappresentativo della popolazione, un conto sono i dati ricavati da parteicpanti ad uno studio che si sono auto-selezionati. Chi risponde ad un questionario su un giornale infatti, si auto-sceglie per partecipare all’inchiesta e ciò vuol dire che si tratta di una persona particolarmente portata a parlare apertamente di sé. In una situazione normale invece ci possono essere persone che non sono così disponibili ad aprire il loro cuore ad un intervistatore.

    A parte questa premessa sulla raccolta dei dati, veniamo al dunque.

    L’infedeltà sembra in grande aumento, in particolare fra gli uomini più anziani  e nelle giovani coppie, dove le donne tradiscono esattamente quanto gli uomini.

    David Atkins, ricercatore presso l’Università di Washington,  Center for the Study of Health and Risk Behaviors, sostiene che i dati sul tradimento devono essere analizzati nei dettagli, per poter individuare i cambiamenti degli ultimi anni, soprattutto riguardo alle variabili età e genere sessuale.  

    In America i dati più sicuri sul tradimento sono quelli raccolti nel General Social Survey, una ricerca sponsorizzata dal National Science Foundation che ha sede presso la University of Chicago, che utilizza uno stesso campione di persone, di cui raccoglie e analizza i comportamenti sociali, sin dal 1972.

    I dati di questo studio mostrano che ogni anno, circa il 10% delle persone sposate - il 12 per cento degli uomini ed il 7 per cento delle donne - affermano di aver avuto rapporti sessuali con persone diverse dal partner abituale. Se però andiamo a guardare dettagliatamente i dati che riguardano il periodo compreso fra il 1991 ed il 2006, scopriamo alcuni dati molto sorprendenti.

    I ricercatori della Università di  Washington hanno infatti scoperto che il tasso di infedeltà degli uomini sopra i 60 anni è cresciuto fino al 28% nel 2006, dal 20% che era nel 1991. Per le donne il dato è ancora più sorprendente: le donne sopra i 60 anni che hanno tradito nel 2006 sono il 15%, contro il 5% del 1991.

    Tra le coppie appena formate, il 20 per cento degli uomini e il 15 per cento delle donne sotto i 35 anni dichiarano di essere stati infedeli.

    Per quanto riguarda gli anziani il dato è sicuramente ricollegabile al Viagra e ad altri trattamenti per la disfunzione erettile, così come ai trattamenti di estrogeno e progesterone per le donne, che hanno ringiovanito gli organi sessuali. Nelle coppie più giovani il dato sembra ricollegabile alla disponibilità di pornografia su Internet, che sembra aver influito sulle percezione generale del comportamento “normale”.

    I ricercatori notano che l’infedeltà è comune a tutte le culture e che nelle società avanzate le donne tradiscono tanto quanto gli uomini. La fedeltà oggi viene inafatti spiegata sostanzialmente come una scelta culturale, piuttosto che come una scelta dovuta al desiderio fisico di sperimentare rapporti con altri partners, che notoriamente in passato si riteneva più forte negli uomini che nelle donne.

    Cosa è cambiato? Tutto. Un tempo le donne erano relegate a casa a guardare i bambini; oggi esse trascorrono molte ore sul luogo di lavoro, viaggiano da sole, fanno tardi. Le occasioni di tradimento si sono moltiplicate. Anche per le casalinghe la musica sembra cambiata: cellulari, e-mail, chat permettono loro di creare relazioni intime, anche senza uscire di casa.

    Fonte: Chron.com

    Dr. Giuliana Proietti

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    Una mela al giorno e il ritorno del desiderio sessuale

    Pubblicato da Giuliana Proietti il 27 Luglio 2008
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    Molte donne oggi sono angosciate perché non si sentono ‘normali’ in quanto non provano desiderio sessuale per il loro compagno/marito/fidanzato, seppure pensano di amarlo profondamente. Da cosa dipende questa situazione?

    Cosa è il desiderio femminile e come si fa a farlo tornare quando non c’è più?

    Per le donne è oggi difficile capire anzitutto se sono ‘normali’ (per la cronaca, dico ‘oggi’ non perché in passato il problema non fosse altrettanto comune, ma semplicemente perché non esisteva). Se una donna, ad esempio, non riesce a raggiungere l’orgasmo, se nel rapporto sessuale non desidera la penetrazione, se prova orgasmi solo clitoridei, se non ama la posizione del missionario, è “normale”

    In primis andrebbe forse chiarito il fatto che il sesso ridotto alla posizione del missionario è solo un concetto culturale, tramandato di generazione in generazione, più che una posizione erotica universale.
    Credo che molte donne siano d’accordo con me.

    Per gli uomini infatti…

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