La positività o negatività di ogni evento che ci accade dipende da come noi consideriamo l’evento insieme a come noi ci consideriamo rispetto a quell’evento. La nudità non fa differenza, il nostro modo di reagirvi dipende dal nostro modo di pensare rispetto ad essa e da come ci consideriamo.
Culturalmente la nudità non è vista di buon occhio, questo non ci mette dunque nelle condizioni migliori per sentirci confortevoli.
Alla nudità è spesso associato il vissuto di sentirsi indifesi. I vestiti in qualche modo ci difendono, ci proteggono dallo sguardo degli altri. Metaforicamente “essere messi a nudo” vuol dire essere allo scoperto, vuol dire che gli altri possono carpire in qualche modo la nostra essenza. Questo può creare un senso di disagio che necessita dunque di una buona dose di fiducia nell’altro per essere mitigato.
Il termine stesso “nudo”, che deriva dal latino “nudus”, può assumere il significato di privo, la parola stessa dunque ci pone nella condizione di essere privati di qualcosa e ci può far sentire vulnerabili.
Delle ricerche hanno messo in evidenza che l’immagine di una persona nuda viene percepita in modo molto veloce, in meno di 0,2 secondi. La percezione della nudità avviene in modo rapido ed efficace, questo a livello evolutivo è necessario per valutare in modo valido un potenziale partner sessuale. In modo inconsapevole questa consapevolezza può aumentare la sensazione di essere giudicati dall’occhio e dalla mente del nostro interlocutore.
Se noi ci percepiamo vulnerabili non ci sentiamo bene sotto lo sguardo dell’altro. In più se io ritengo me stesso non piacente e non valevole dell’attenzione di un’altra persona mi sentirò terribilmente a disagio di fronte al suo sguardo. Avere una scarsa considerazione del mio fisico mi farà vergognare dall’esibirlo perché io stessa non lo ritengo all’altezza. È dunque molto importante avere confidenza con il proprio corpo per sentirsi a proprio agio con esso e non vergognarsi di mostrarlo. Per trovare modi più funzionali di considerare il vostro corpo potete leggere il post: “Corpo e sesso”.

Foto di gogoloopie

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Una delle preoccupazioni maggiori dei giovani è che il preservativo possa rompersi durante i rapporti sessuali. Certo il pericolo che si rompa c’è e, statisticamente parlando, si tratta di un 10% di probabilità, ma in linea generale i preservativi sono sicuri. Presumibilmente avreste più probabilità di avere un incidente stradale che un incidente con il preservativo. I preservativi in commercio sono prodotti seguendo precise norme di qualità stabilite dalla comunità europea. In base a queste norme possono essere venduti solo i preservativi che raggiungono dei i requisiti minimi di lunghezza, larghezza, spessore, impermeabilità, ecc e superato i test di controllo in fase di produzione. Questi test sono diversi e rigorosi.
Il rischio di rottura del preservativo è però aumentato se non si seguono le giuste regole di conservazione. Innanzitutto anche i preservativi hanno una scadenza, quindi controllatela se volete stare sicuri. Conservate poi il preservativo lontano da fonti di calore, dunque no cruscotto della macchina e no portafoglio, o rischiate di far rovinare il lattice e rederlo meno resistente.
Inoltre è importante usarlo ed indossarlo nel modo corretto. In questo post trovate tutte le indicazioni necessarie. Precauzioni aggiuntive possono essere quella di fare attenzione quando si apre l’involucro e non usare i denti, le forbici o altri oggetti taglienti. Ed avere attenzione quando lo si infila evitando di graffiarlo con unghie, anelli o bracciali appuntiti.
Anche la misura è importante. Scegli la taglia giusta poiché un preservativo troppo grande si rompe più facilmente durante il rapporto.
Se senti che il preservativo si è rotto mentre stai avendo un rapporto, fermati immediatamente ed estrai il pene. Non continuare fino a che non hai indossato un nuovo preservativo.
Se invece ti accorgi che il preservativo si è rotto solo alla fine del rapporto e vuoi evitare una gravidanza non desiderata l’unica soluzione è prendere la pillola del giorno dopo. Questa può essere presa fino a 72 ore dopo l’atto, ma, se presa entro 12 ore dopo il rapporto la sua efficacia è massima. Più si aspetta, meno il risultato è assicurato. Ricorda che solo il medico può prescrivere il farmaco, quindi puoi andare dal tuo medico, da un ginecologo, ad un consultorio o al pronto soccorso.
Se temi che ci sia il rischio di contagio da malattie a trasmissione sessuale devi prendere subito le precauzioni necessarie effettuando gli esami di laboratorio utili per accertarsi del contagio. Puoi dunque recarti al pronto soccorso o dal tuo medico. In un vecchio post abbiamo suggerito altre indicazioni utili.
Se però usi il preservativo nel modo giusto dall’inizio alla fine le probabilità che qualcosa vada storto sono poche.

Foto: “Happy condom” di celebdu

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clinica-della-timidezza-timido-timida.jpgCome forse qualche lettore saprà, l’altro argomento di cui professionalmente maggiormente mi occupo, oltre che della sessualità, è la timidezza .

Ad Ancona abbiamo creato, ormai diversi anni fa, una associazione (Airt ) ed un sito Internet (Clinica della Timidezza ) attraverso i quali ci occupiamo specificamente di timidezza e fobie sociali. Per questo mi capita spesso di seguire in terapia dei pazienti molto timidi, oppure di parlare di timidezza e fobie sociali in corsi di formazione per operatori, o nei media, attraverso interviste e collaborazioni con i giornalisti per la scrittura di articoli su questi temi.

L’idea che personalmente mi sono fatta sull’argomento è che tutti, indistintamente, siano timidi, nel senso che la timidezza può essere stata presente in un momento particolare della propria vita, oppure può manifestarsi occasionalmente, solo con alcune persone o in particolari circostanze.


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2941995722_f7bfc69deb.jpgMolte persone sentono il bisogno di sentirsi sempre attraenti: si tratta di una vera e propria pressione psicologica ad avere un look sempre curato, la cui ragione è principalmente la paura di essere rifiutati dagli altri.Lo afferma un nuovo studio, condotto da Lora Park e Ann Marie DiRaddo, della Università di Buffalo e da Rachel Calogero, della Università di Kent, pubblicato nell’edizione primaverile di Psychology of Women Quarterly (Vo. 33, Issue 1), una pubblicazione dell’American Psychological Association.

Il motivo per cui le donne si fanno belle è perché vogliono sentirsi più accettate, ma lo studio rivela che la cosa non riguarda solo le donne, ma tutti coloro che tendono ad interiorizzare gli ideali di bellezza proposti dai media: questi, uomini e donne, hanno una maggiore paura di essere rifiutati dagli altri a causa del proprio aspetto fisico non gradevole.

Non è stata trovata alcuna relazione fra il concetto di bellezza dei genitori e questa paura di essere rifiutati dagli altri: sembra molto più importante per le persone il modello di bellezza condiviso fra i propri amici, o quello proposto dai media, anziché quello dei propri genitori.

“Ci sono moltissimi studi che dimostrano che le persone considerate attraenti sono meno criticate dagli altri in questo tipo di società ed hanno vantaggi significativi in molti aspetti della vita, rispetto a coloro che sono considerati fisicamente poco attraenti” sostiene la Park.

“Il nostro studio suggerisce che la persona si attivi per essere sempre attraente, sia per soddisfare il modello di bellezza condiviso fra i propri amici, sia per somigliare a quello proposto dai media” sostengono i ricercatori, i quali aggiungono che chi vuole essere sempre attraente in realtà pone dei limiti al suo sviluppo e non riesce a godere pienamente di molti aspetti della propria vita.

Precedenti ricerche della Park avevano ugualmente scoperto che la sensibilità al rifiuto sociale dovuto all’aspetto fisico è dovuto al sentirsi brutti, allo stare male con sé stessi quando si frequentano altre persone, al sentirsi isolati e rifiutati quando si pensa al proprio aspetto fisico. Questo stato mentale può essere anche all’origine dei disturbi alimentari.

Il campione preso in esame per questa ricerca consisteva di 220 soggetti (106 ragazze, 114 ragazzi) tutti studenti americani di età compresa fra i 18 ed i 33 anni. I partecipanti hanno risposto ad una serie di questionari, fra cui delle scale che misuravano il grado di importanza attribuito alle opinioni dei compagni e dei genitori, la sensibilità al rifiuto dovuta al proprio aspetto fisico, le attitudini socioculturali riguardo alla propria apparenza fisica, l’influenza dei modelli proposti dai media. E’ stata inoltre misurata l’autostima di ogni partecipante, il grado di bellezza auto-percepito e la sensibilità al rifiuto in generale.

Fonte:

  1. Lora E. Park, Ann Marie DiRaddo, Rachel M. Calogero. Sociocultural Influence And Appearance-based Rejection Sensitivity Among College Students. Psychology of Women Quarterly, 2009; 33 (1): 108 DOI: 10.1111/j.1471-6402.2008.01478.x via Science Daily

Link: University at Buffalo.

Immagine: Alaskan Dude

Dr. Giuliana Proietti

2 commenti

1223494970_40d1113930.jpgVorrei fare qualche commento a questa incredibile notizia della messa in discussione delle classi miste, di cui ho già parlato nel post precedente (incredibile almeno per le nostre latitudini, perché si sa, altrove il mondo è barbaro e certe cose è “naturale” che succedano…)

Può essere vero il discorso che i maschi al confronto con le compagne di scuola, possano sentirsi meno bravi, meno preparati e dunque più vulnerabili (è un dato di fatto che nella scuola le femmine siano più brave!), ma questo non mi sembra affatto un elemento negativo.

Infatti, è solo permettendo ai maschi di mettersi alla prova su questioni teoriche con soggetti dell’altro sesso, che essi possono rendersi conto che la loro presunta superiorità antropologica è solo un falso storico, dovuto a secoli di sfruttamento di un sesso sull’altro e ad una innegabile superiorità sul piano muscolare.

Al di là delle polemiche, credo che il senso di uguaglianza fra maschi e femmine debba essere ricercato proprio sul terreno della parità intellettuale e la scuola mi sembra il luogo ideale dove permettere ai due sessi di conoscersi, capirsi ed imparare a stimarsi.

Carina poi l’idea che le femmine ascoltino i professori per una naturale propensione a rispettare l’autorità, mentre i maschi ascoltano la lezione solo se è interessante… Sembra quasi una barzelletta! In ogni caso, se così fosse, ben vengano i maschi in classe, per migliorare la qualità della didattica nella scuola, vi pare?

E infine, mettiamo il dito sulla piaga, diciamo quello che tutti sanno, ma non dicono… C’è una sola cosa che spaventa nelle classi miste: la sessualità, intesa come promiscuità.

I giovani oggi hanno rapporti sessuali sempre più precoci e già nei primi anni delle superiori hanno rapporti sessuali completi. Questo crea sicuramente un problema: nella didattica, nel lavoro degli insegnanti, negli studenti stessi. E’ innegabile.

Ma la soluzione del problema non può essere certo la rimozione della sessualità attraverso la segregazione degli studenti. Come ben sappiamo, oggi il 35% delle adolescenti fra gli 11 ed i 16 anni e il 60-65% dei maschi di pari età hanno già avuto rapporti omosessuali.

E allora appare evidente che il problema vero, molto sentito nei Paesi anglosassoni, è quello di prevenire e limitare la piaga sociale delle gravidanze precoci, un fenomeno crescente e che non sembra contenuto né dai richiami alla castità, né dalle campagne di educazione sessuale delle scuole (che evidentemente non sono adeguate alle esigenze!). Riusciranno le single sex schools nel loro intento? Credo proprio di no; in compenso faranno molti altri danni, alla scuola e alle persone.

Dr. Giuliana Proietti
Immagine:Per Ola Wiberg

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