Con letteratura erotica si intende un genere letterario che tratta principalmente temi legati alla sessualità e al sesso, ma attraverso questi vengono introdotti anche contenuti filosofici o spirituali. La letteratura erotica ha origine antiche e annovera tra le sue file personaggi illustri della letteratura classica come Boccaccio. L’atto sessuale non è sempre delineato in tutti i suoi dettagli, ma un posto privilegiato è lasciato alla tensione erotica che lo accompagna.
Questo secondo me è il punto focale del potere seduttivo della letteratura erotica in cui c’è una visione dell’erotismo come amore sensuale, insieme di desideri e manifestazioni di passione legati in modo ampio alla sfera sessuale e non solo propriamente al mero atto sessuale.
La letteratura erotica può essere utile alle donne che si sentono inibite e impacciate per trarre spunti di seduzione. Ma attente a trarre spunti e non copiare pedissequamente. Cercate di ritagliare gli insegnamenti di seduzione sul vostro stile personale, altrimenti vi ritroverete e impersonare un ruolo che non vi si addice e questo non vi farà sentire bene.
Oppure può divenire uno scambio sensuale tra partner. Prendete un libro erotico accoccolatevi comodi in un divano o in un letto insieme al vostro partner, magari abbracciati e leggete insieme il libro. Leggetelo ad alta voce, se volete un po’ per uno; lei legge le parti della donna e lui quelle dell’uomo, o viceversa. Immedesimatevi nei personaggi, mettete tutta la vostra sensualità. Siate suadenti, leggeri e delicati. E poi lasciate andare il corpo e la mente fuori dagli schemi ordinari. Questo gioco può accendere la miccia della passione e creare complicità.
La letteratura erotica può essere estremamente seducente, attraverso essa potete lasciare spazio alla fantasia, all’immaginario e alle emozioni.
Se volete dei suggerimenti sui titoli più hot leggete l’articolo “10 classici della letteratura erotica”.

Foto di Jennuine Captures

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È in preparazione una nuova edizione del Kama Sutra uno dei testi considerato da sempre il caposaldo della letteratura erotica. La maggioranza delle persone lo considera solo un concentrato di posizioni sessuali illustrate per rendere il sesso più vario, ma non è così. Il libro è formato da sette parti, solo nella seconda però si parla esplicitamente di sesso con consigli pratici per aumentare il piacere sessuale. Nelle altre sezioni si tratta in modo più ampio delle relazioni amorose tra uomo e donna, dal corteggiamento al matrimonio. Del resto il libro è stato scritto nel terzo secolo dopo Cristo dal saggio indiano Vatsyayana come una guida di comportamento per i gentiluomini di corte del tempo. La nuova edizione vuole porsi nelle intenzioni del curatore, A.N.D Haksar, come «un manuale di classe che copre ogni aspetto dell’amore e delle relazioni» per questo conterrà anche capitoli dal titolo «Come flirtare», «Ragazze da evitare» o «Come liberarsi di lui», oltre che consigli su «cosa fare e cosa no» in tema di sesso. La nuova edizione vuole spostare l’attenzione dalla parte fisica a quella relazionale.

Il sesso dunque visto non solo come puro atto fisico e meccanico, ma bensì un’arte fatta sia di fisicità, sia di sguardi, gesti, intimità e contatto. Tutto questo permette di creare momenti di condivisione che vanno oltre il meccaniscismo della scarica della pulsione e regalare un’esperienza più piena che coinvolge non solo il lato fisico, ma anche quello emozionale. Del resto “Kama” in sanscrito significa “piacere” o “benessere” e per raggiungere il benessere bisogna coinvolgere l’intera persona, ma questo le donne già lo sanno bene.

Fonte: Corriere della sera.it

Foto: “Kamasofa” di dadevoti

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Il sesso dei calciatori

Si parla di: Leggere, Uomini

Sexus footballisticusUn paio di anni fa, il giornalista Jerome Jessel scrisse un libro sulle sregolatezze sessuali dei calciatori più famosi e lo chiamò Sexus Footballisticus (che potrebbe suonare in italiano come “Sexus Calcisticus”).

I legami tra il calcio e il sesso secondo l’autore del libro sono “molto pericolosi”.

Il calciatore infatti ha successo con le donne perché è ricco e dunque è soggetto a molte tentazioni sessuali che non sono facili da evitare.

Un atleta di età compresa tra 20 e 30 anni è al massimo della sua potenza libidica e inoltre, un po’ per la pratica sportiva, un po’ per il doping, sviluppa una ipersessualità che difficilmente può esprimersi solo con la propria donna perché, peraltro, il calciatore trascorre lunghi periodi lontano da casa.

Secondo l’autore, i giocatori di talento, che entrano nelle scuole di formazione sportiva già a 12 anni, in un mondo fatto prevalentemente di uomini, sono incoraggiati a trovarsi presto una ragazza, per avere un equilibrio emotivo migliore, che favorisce le prestazioni sportive.

A 20 anni, molti di loro sono già sposati, con figli. Essendo seguiti e supportati, fin dalla più tenera età, questi ragazzi non hanno vissuto in modo normale gli anni dell’adolescenza e pertanto, a 25 anni possono essere attratti da tutti i tipi di tentazioni a loro disposizione.

Jerome Jessel descrive quindi i giocatori al massimo livello come persone in continua concorrenza fra di loro, una concorrenza che va ben oltre il campo di calcio e si esprime nella capacità di sedurre le donne, come pura affermazione di potere.

Oltre che dell’orologio di lusso e della macchina sportiva, il calciatore di successo usa dunque corredarsi di una donna, spesso una prostituta, considerata come un oggetto, che può essere consumato e poi scambiato con gli altri calciatori: un modo come un altro per rafforzare lo spirito di squadra. :roll:

Il libro non è stato ancora pubblicato in Italia.

Fonte: Midi libre

Giuliana Proietti

Sexus footballisticus. Editions Danger Public. 300 p. 16,90 €

Se vi interessa l’argomento e, soprattutto, conoscete il francese: video

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Louise Brooks, l’ispiratrice del personaggio Valentina di CrepaxLouise Brooks (1906-1985) fu un’attrice americana del cinema muto.

Il successo come attrice lo ebbe soprattutto in Europa, a seguito di due film girati con il regista Georg Wilhelm Pabst, il quale le affidò due ruoli abbastanza “spinti” per l’epoca: quello di una ninfomane e quello di una prostituta (rispettivamente nei film Il vaso di Pandora del 1928 e Il diario di una donna perduta del 1929).

Il personaggio più riuscito è infatti quello di Lulù, una femme fatale, sensuale, pericolosa, perversa e amorale, ma allo stesso tempo infantile, innocente e pura.

Louise abbandonò presto le ambizioni cinematografiche, che non sembravano offrirle un futuro, e tornò in Patria, negli Stati Uniti, dove accettò lavori di tutti i generi: fece la ballerina nei locali notturni, la commessa in un grande magazzino, la speaker radiofonica, la comparsa in alcuni film western minori, collaborò con alcune testate giornalistiche come critica cinematografica, scrisse un libro sul cinema muto. Morì nel 1985, sola e senza aver mai più ritrovato il successo.

I suoi film e i suoi personaggi potevano dunque andare ad arricchire i polverosi scaffali di archeologia cinematografica, se non fosse stato per una particolarità di Louise Brooks,
che la consegnò invece al mito e la fece diventare immortale…. La sua pettinatura. Si: non la storia della sua vita o i suoi personaggi colpirono il fumettista italiano Guido Crepax, ma solo quella simpatica pettinatura a caschetto, che divenne infatti la pettinatura del celebre fumetto Valentina. Il fumetto apparve per la prima volta nel 1965, nella rivista Linus, dove Valentina era solo un personaggio secondario (precisamente la fidanzata del protagonista della storia, Neutron).

A differenza di altri personaggi dei fumetti, di cui non si sa nulla al di là delle cose che si leggono nella storia, Crepax volle che di Valentina i lettori sapessero tutto: che era nata a Milano il giorno di Natale del 1942,  che svolgeva il mestiere di fotografa, amava l’arte, il cabaret, le auto sportive. Valentina inoltre amava il sesso e non perdeva occasione per spogliarsi e vivere esperienze erotiche.

Molti i legami di Valentina con la psicologia: dall’anoressia, di cui Valentina soffriva nel periodo adolescenziale, al frequente ricorso al sogno, che Valentina vive come un rifugio, ma che spesso  “fa la storia”, inserendosi, così come i ricordi, nello svolgimento della trama.

Per tutti questi aspetti di modernità molti videro in Valentina l’emblema della donna emancipata, il prodotto della rivoluzione sessuale. In realtà, le femministe non consideravano affatto la Valentina di Crepax come una donna emancipata, ma piuttosto vedevano in lei la proiezione della donna che ogni uomo avrebbe voluto avere: libera, disinibita, bellissima, sexy e infantile nello stesso tempo. Una donna-oggetto, passiva, capace di farsi frustare o chiudere in una valigia.

Forse, come dice la figlia di Crepax, Caterina, Valentina “era una donna troppo avanti. Era una milanese del Duemila”. Proprio così, verrebbe da commentare: Valentina somiglia proprio a una Velina. :roll:

p.s.

Interessante un’intervista fatta su questi temi a Louise Brook nel 1977 (da Maria Bosio per la RAI), quando la musa ispiratrice di Crepax ebbe a dire: Ho riflettuto a lungo sul movimento di liberazione della donna e sono del parere che le donne non riusciranno a cambiare il mondo. Ma pensate davvero che gli uomini siano disposti ad abbandonare il loro controllo sulle donne? Ma riuscireste a immaginarvelo? Per quanto riguarda Crepax è ovvio che usi le donne come oggetto. Perché non dovrebbe? E’ sempre stato così. Non vedo come il mondo possa cambiare.

Giuliana Proietti

Fonti:
Xoomer Virgilio

Wikipedia

Corriere della Sera

Film di Louise Brooks:

Diary of a lost girl
Pandora’s box
Immagine: Vintage Queen

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Le madri che affidano la cura dei loro figli ad altre donne possono contribuire involontariamente a formare degli uomini adulteri.

Così sostiene lo psichiatra  inglese Dennis Friedman, membro del Royal College of Psychiatrists, nel suo ultimo libro (The Unsolicited Gift: Why We Do The Things We Do), nel quale spiega che gli uomini spesso sono dei traditori in quanto le loro madri, quando erano bambini, li hanno affidati alle cure di una baby sitter.

Secondo Friedman, essere curati da due donne fa interiorizzare al bambino l’idea che le proprie esigenze possano essere soddisfatte contemporaneamente da due donne diverse.

Anche le bambine sono colpite da questa sorta di sindrome della balia. Non avendo la madre vicina, questo crea in loro un “vuoto”, dice Friedman, che la bambina potrebbe cercare di riempire in seguito attraverso l’abuso di sostanze, o con una vita sessuale promiscua, insieme ad uomini della propria cerchia di amici e conoscenti (a loro volta allevati dalla madre e dalla baby-sitter) .

Ma la tesi più controversa è quella che riguarda i maschi. Avendo due oggetti materni, dice Friedman, questi “creano una divisione nella mente del bambino tra la donna che è la madre naturale e la donna con cui il piccolo ha sviluppato una relazione più profonda, cioè la donna che lo lava o lo porta al parco, e con la quale si sente completamente a proprio agio”.

Questa vita con due donne potrebbe diventare un modello nella sua mente, così che quando cresce sente che i suoi bisogni non vengono soddisfatti completamente da una sola donna e ne cerca un’altra.

Friedman suggerisce che le madri non dovrebbero lavorare, o se  proprio devono, non dovrebbero tornare al lavoro fino a quando i loro figli non abbiano almeno un  anno di età.

I critici sottolineano che l’autore di una teoria così stravagante non presenta uno straccio di statistica a conferma delle sue osservazioni, la sua proposta sembra praticabile, dal momento che molte donne non hanno altra scelta se non quella di tornare al lavoro subito dopo la maternità. Inoltre, in Friedman si riscontra il solito pregiudizio antifemminile: la responsabilità nella cura dei piccoli è sempre delle donne e se gli uomini poi diventano adulteri è sempre colpa di lei: o perché, come moglie, lo spinge fra le braccia di un’altra donna – oppure perché, come madre, è stata poco attenta..

Inoltre, sembra quasi che i bambini li allevino solo le donne: dove sono i padri, i nonni, i fratelli e le sorelle, o chiunque interagisca con loro nella scuola, nello sport, nei centri ricreativi, ecc.? Una tesi davvero troppo semplicistica, per un problema complesso.

Fonte: Time

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