Il preservativo è utilissimo per proteggerti da possibili malattie a trasmissione sessuale oppure per evitare una gravidanza non desiderata. Non c’è una probabilità alta che un preservativo si rompa, se accade in genere è per un cattivo utilizzo. Di seguito ci sono delle semplici indicazioni per ridurre il rischio di rottura.
- Fai pratica: se sei alle prime armi è bene che tu provi ad indossare il preservativo in un momento in cui sei tranquillo. Indossarlo nel modo giusto è importante sia per un corretto uso sia per renderti più sicuro nel momento in cui dovrai usarlo. Leggi questo post in cui è spiegato come indossarlo correttamente.
- Non lo srotolare prima di inserirlo: questo renderebbe più difficile l’inserimento aumentando al probabilità di rottura durante la sollecitazione sessuale.
- Usa la giusta lubrificazione: maggiore è l’attrito maggiore è il consumo del preservativo. Questo vuol dire non essere parco con il lubrificante e scegli quello adatto, mai quelli a base oleosa. Leggi questo post per capire quale lubrificante va meglio per te. Inoltre mettilo nel posto giusto! Evita di metterlo sul pene prima di indossare il preservativo poiché aumenterebbe la probabilità di farlo scivolare via.
- Non lo usare troppo a lungo: se i due partner riescono a resistere ad un amplesso anche di ore lo stesso non accade per il preservativo. Dopo più di mezz’ora di uso intenso è meglio cambiarlo.
- Controlla sempre la scadenza: questa è indice del perfetto stato del tuo preservativo. Dopo quella data questo può seccarsi e aumentare dunque la probabilità di rottura.
- Conservalo bene: tienilo lontano da fonti di calore dunque no cruscotto della macchina e no portafoglio, o rischi di far rovinare il lattice e renderlo meno resistente.
- Scegli il preservativo giusto per te: anche i preservativi hanno una taglia, ma anche forme e materiali diversi. Trova quello più adatto a te e che può regalarti il comfort migliore.

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La diffusione delle Malattie sessualmente trasmesse (MST) continua ad essere un fenomeno attuale. Intorno a queste malattie c’è spesso un alone di vergona e di stigma. Si crede che chi viene colpito è chi ha una vita dissoluta che va a prostitute o peggio sia tossicodipendente o omosessuale. I dati però dicono sempre più il contrario. Questo atteggiamento negativo può creare uno stato di disagio in chi rischia di essere stato contagiato, bloccando l’accesso alla cura e aumentando il rischio di propagazione del contagio stesso.
Un aiuto concreto in questi casi lo offre da anni l’Istituto Superiore di Sanità con un numero verde che gli utenti possono utilizzare per ottenere tutte le informazioni necessarie sull’AIDS e le altre MST. Il Servizio Nazionale Telefono Verde AIDS e IST – tel: 800.861.061- è anonimo e gratuito, e si avvale della collaborazione di psicologi e di medici i quali forniscono tutte le informazioni necessarie sia in materia di possibilità di contagio sia nei casi in cui il contagio sia già avvenuto. L’obiettivo è quello di fornire a chi telefona una serie di elementi utili ad evitare comportamenti a rischio per la loro salute e quella altrui. Gli esperti cercano di trovare la soluzione più adatta alla domanda dell’utenza dando informazioni dirette o fungendo da ponte con strutture territoriali che possono prendersi direttamente carico dell’utente e seguirlo in modo tempestivo. Il servizio è attivo dalle 13:00 alle 18:00 e gli operatori rispondono in quattro lingue: italiano, inglese, francese e portoghese. Da pochi mesi è anche attivo un servizio di consulenza legale sui diritti delle persone colpite da infezione.
I dati raccolti in 25 anni di attività mostrano che l’utenza è composta prevalentemente da uomini al di sotto dei 40 anni. Al di là delle convenzioni comuni dai dati risulta evidente che la maggior parte dell’utenza (55%) è costituito da persone eterosessuali non tossicodipendenti. Tra questi solo un 29% ha avuto rapporti con prostitute o transessuali. Questo mette in evidenza quanto la diffusione delle MST sia sempre più legata alle persone comuni piuttosto che a particolari categorie di individui.

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Giornata mondiale contro l’AIDS

Si parla di: MST

Anche quest’anno il primo dicembre si celebra World AIDS Day una giornata mondiale di lotta all’Aids. Naturalmente la lotta all’AIDS non è pensabile combatterla solo un giorno all’anno, ma deve piuttosto essere un atteggiamento di responsabilità personale da tenere quotidianamente. Questa giornata serve a tenere alta l’attenzione e, come dice lo slogan, non abbassare la guardia. La prevenzione risulta ancora la via principale di difesa. Prevenzione da affrontare assumendo comportamenti sessuali responsabili, evitando contatti sessuali non protetti, usando sempre il preservativo giusto per ogni tipo di rapporto. Nel post “Come si effettua la prevenzione da HIV” potete trovare tutte le notizie utile su cosa fare per proteggervi.
L’HIV è ancora tra le malattie a trasmissione sessuale più diffusa anzi è proprio la trasmissione sessuale a divenire sempre più il primo veicolo di infezione. Nel 2010 la maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,7% di tutte le segnalazioni. Secondo i dati del “Centro operativo AIDS” del Ministero della Salute negli ultimi 12 anni si osserva una lieve diminuzione dell’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, da attribuire principalmente alla diminuzione di incidenza tra consumatori di sostanze per via iniettiva, mentre l’incidenza è rimasta costante sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali. I cambiamenti relativi che si osservano nel 2010 rispetto al 2000 sono:
• l’aumento delle infezioni acquisite attraverso contatti sessuali
• la diminuzione delle persone che si sono infettate attraverso il consumo di sostanze per via iniettiva
• l’aumento di casi in persone straniere
• la diminuzione della quota di infezioni in donne
• l’aumento di casi in persone con oltre 50 anni di età.
Analogamente ad altre nazioni europee, si stima che un sieropositivo su quattro non sappia di essere infetto. Queste persone rischiano dunque di diffondere il virus se non usano comportamenti corretti. Fare il test è molto importante sia per diminuire la probabilità di diffusione, sia per ottenere un accesso precoce alle cure giuste e dunque un migliore decorso della malattia.
Quest’anno la Giornata festeggia un anniversario speciale; sono infatti trascorsi 30 anni da quando il mondo ha visto il manifestarsi dell’infezione da Hiv e, nel dicembre del 1981, sono stati diagnosticati i primi casi di Aids.
Nel periodo 2011-2015, la Giornata mondiale dell’Aids avrà per tema “Obiettivo zero: zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero decessi Aids-correlati”. Perché la lotta all’AIDS ancora non è ancora vinta.

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Trichomonas

Si parla di: Clinica, MST

Abbiamo già parlato di molte malattie a trasmissione sessuale, oggi vorrei parlare di una malattia meno famosa ma molto frequente: la tricomoniasi. Questa malattia è causata dal Trichomonas vaginalis, un minuscolo parassita che si attacca con i suoi microtentacoli (i flagelli) alle pareti vaginali, alterandone la naturale flora batterica. La tricomoniasi colpisce indifferentemente sia gli uomini che le donne, sebbene in quest’ultime sia più frequente e causa della distruzione della flora batterica. Questo parassita porta la distruzione dei lattobacilli, batteri “buoni” che proteggono l’ambiente vaginale dalle infezioni, innalzando i livelli di pH vaginale. Diminuendo la naturale acidità di questa delicata zona del corpo femminile, il trichomonas permette ad altri microrganismi di attecchire più facilmente. La malattia è tipica dell’età fertile e molto raramente colpisce prima del menarca o dopo la menopausa.
Il mezzo di diffusione più comune è il rapporto sessuale, ma essendo in grado di sopravvivere fino a mezzora in acqua tiepida ed un giorno intero sulla tavoletta del water, ci può essere contagio anche tramite l’uso di bagni pubblici e asciugamani o biancheria intima contaminati.
I sintomi nella donna sono quelli più classici delle infezioni vaginali: perdite giallastre e maleodoranti, bruciore e prurito, con conseguente probabilità di dolore durante il rapporto sessuale. E’ stata osservata una variabilità della sintomatologia nelle diverse fasi del ciclo mestruale ed un aumento dei sintomi durante le mestruazioni. Nell’uomo invece la malattia è spesso asintomatica, ma è in grado di risolversi da sola. In alcuni casi ci può essere presenza di prostatiti ed uretriti accompagnate da piccole perdite di urina e dolore nella minzione.
La diagnosi precoce è molto importante in questa come in tutte le altre malattie a trasmissione sessuale. Innanzitutto perché la prognosi è più favorevole e il problema può essere risolto in minor tempo, sia per evitare la diffusione del contagio. Siccome però non ci sono sintomi specifici, ma anzi i sintomi possono essere confusi con una semplice irritazione è bene rivolgersi ad un ginecologo, o andrologo, per una diagnosi certa. La diagnosi vera e propria può essere fatta solo con specifici esami di laboratorio in cui viene ricercata la presenza del protozoo (trichomonas) su campioni di liquido vaginale nella donna o liquido uretrale o sperma nell’uomo.
Come prevenzione è bene usare sempre il preservativo con partner poco conosciuti ed attuare cautele igieniche nei bagni pubblici.

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Come si effettua la prevenzione da HIV?

Si parla di: MST

A 30 anni dai primi casi descritti nel mondo l’HIV, o sindrome da immunodeficienza acquisita, o AIDS che si voglia dire è ancora una tra le più diffuse malattie sessualmente trasmesse. Si era sperato che la curva delle nuove infezioni calasse, invece gli ultimi dati la danno ancora in crescita. Secondo quanto dichiarato dal Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Enrico Garaci “I dati italiani, in linea con il trend europeo, indicano che, nonostante i progressi compiuti, l’Italia mostra fra i Paesi dell’Europa occidentale un’incidenza di nuove diagnosi di HIV medio-alta, con 2.588 nuove diagnosi pervenute nel 2009, per un totale di oltre 45 mila diagnosi di infezione di HIV negli ultimi 15 anni. La lettura di questi dati nel tempo ci racconta inoltre, come è cambiato negli anni il target dell’infezione: non più in maggioranza tossicodipendenti, ma persone che contraggono l’infezione o che sviluppano la malattia in seguito a rapporti sessuali, sia etero che omosessuali.” La strategia più efficace è sicuramente l’informazione e la prevenzione. L’uso del preservativo, soprattutto quando si hanno rapporti sessuali con partner poco conosciuti, è ancora la prima strategia preventiva di difesa dal contagio. Ma altrettanto importante per ridurre le probabilità di trasmissione della infezione è la diagnosi precoce. 25 contagiati su 100 non ritengono di esserlo e quindi continuano ad avere comportamenti a rischio e dunque a contagiare altre persone e diffondere la malattia. La diagnosi precoce è importante anche per la cura stessa della malattia, perché permette di accedere tempestivamente alla terapia antiretrovirale e dunque avere una prognosi più favorevole e una qualità di vita migliore. Tra le strategie più innovative per una diagnosi precoce dell’infezione da HIV ci sono quelle basate sul test a risposta rapida, che con una attendibilità valutata oltre il 99% è in grado di fornire una risposta in soli 20 minuti. Il test permette di scoprire se si è stati contagiati dall’AIDS attraverso la ricerca nel sangue della presenza degli anticorpi anti-HIV che l’organismo produce quando entra in contatto con questo virus ed è infettato. Il test va effettuato subito dopo un contatto a rischio e va ripetuto dopo 3 – 6 mesi (periodo finestra in cui l’infezione può essere presente in forma inattiva). Se il risultato del test è positivo significa che si hanno gli anticorpi anti-HIV: la persona si definisce sieropositiva, cioè ha l’infezione e può dunque trasmetterla ad altre persone. Essere sieropositivi non vuol necessariamente dire che si ha la malattia conclamata, cioè l’AIDS. Si può essere portatori del virus senza segni di malattia, ma si possono comunque contagiare altre persone. Il test per l’HIV può essere effettuato, sotto consenso dell’interessato, in modo gratuito e anonimo presso le strutture pubbliche (ospedali, ASL, Università). È garantito a tutti, stranieri compresi anche senza permesso di soggiorno, l’anonimato e il segreto professionale. Il risultato, secondo quanto sancito dalla Legge 135 del 5 giugno 1990, può essere comunicato solo ed esclusivamente alla persona cui è stato effettuato il test. La legge protegge inoltre dalle possibili discriminazioni derivanti dalla sieropositività e assicura l’accesso alle cure necessarie. La ricerca nel campo delle cure sta facendo grandi passi. Ancora non si è arrivati ad un vaccino, ma i farmaci che si usano per la cura sono sempre più efficaci e meno tossici. Importante per una cura più efficace è che le persone infette siano diagnosticate in maniera precoce. Arrivare alla diagnosi in fase avanzata di malattia, implica una rilevante compromissione del sistema immunitario e quindi un decorso di malattia più difficile e doloroso. Guardate anche questo post in cui è spiegato cosa fare se si pensa di aver avuto un rapporto a rischio. Non è ancora il momento di abbassare la guardia verso questa infezione, così come verso le altre malattie a trasmissione sessuale.

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