Nella Grecia antica la prostituzione era legale e moralmente accettabile. Gli antichi davano infatti per scontato che i vincitori di ogni battaglia avessero il diritto di catturare e schiavizzare il maggior numero di persone che potevano reperire nella zona conquistata.
Molte erano dunque le donne prigioniere che venivano vendute all’asta per essere poi messe a lavorare nei bordelli. A seconda dell’età, dell’aspetto, della personalità, ma anche del talento personale (e della fortuna), esse potevano diventare prostitute di diverso tipo.
Le meno fortunate erano le prostitute (pornai) che facevano questo mestiere per potersi procurare il cibo. Queste si offrivano nelle tante locande del Pireo, mentre le più fortunate erano le etère (etàirai, che in greco antico significa “compagne”).
Le etère erano donne istruite e, a differenza delle donne “rispettabili”, tenute nell’ignoranza e poco considerate, a livello familiare, sociale, culturale e legale, queste erano spiritose, abili nella conversazione ed anche ottime compagne e consigliere per gli uomini. Peraltro le etère erano le sole donne, nell’antica Grecia, che avevano il diritto di amministrare da sole il proprio denaro.
Luciano di Samosata (II sec d.C.) così descrive un’etèra: “Prima di tutto è curata ed elegante. E’ allegra con tutti, ma non ride fragorosamente … Sorride in maniera ammaliatrice, poi tratta gli uomini con abilità, senza ingannare quelli che le fanno visita o che la portano a casa loro, né si offre senza essere sollecitata. Nei banchetti a cui viene portata fa attenzione a non ubriacarsi… E a non buttarsi sul cibo in modo indecente. Parla solo se necessario, non ride dei commensali, guarda solo colui che l’ha pagata. Per questo la desiderano tutti. Quando è il momento di andare a letto con lei non si mostra né troppo disponibile, né indifferente, cerca solo di rendersi gradevole al suo amante e di conquistarlo”.
La maggior parte delle etère riceveva gli uomini nella propria casa durante il giorno, mentre la sera partecipava alle riunioni maschili (simposi), dove le mogli e le figlie non erano ammesse. In questi banchetti si mangiava, si beveva e, insomma, si dava soddisfazione allo spirito e al corpo. Un simposio poteva essere, a seconda delle circostanze, una elitaria riunione filosofica o un’orgia sfrenata (i dipinti nei vasi ci mostrano le etère nei simposi nude o succintamente vestite, mentre suonano il flauto o danzano).
Sappiamo che nel IV secolo AC ad Atene era stato stabilito un prezzo massimo di due dracme per un intrattenimento serale. Ciò era più di quanto guadagnava un lavoratore maschio per un giorno intero di lavoro. C’erano poi degli “extra” per le prestazioni sessuali ed infatti Ateneo di Naucrati ci dice che era consuetudine che a fine serata vi fosse una sorta di asta di queste ragazze, al miglior offerente.
Spesso le etère trovavano un uomo potente che le prendeva sotto la loro protezione. E’ il caso di Aspasia di Mileto (470-400 aC), compagna di Pericle, uno dei padri della democrazia ateniese. Malgrado fosse donna e non ateniese di nascita, riuscì ad inserirsi nella società che contava, grazie alle sue doti di sapienza e di astuzia, come ci racconta Plutarco. Dopo molti anni di convivenza, Aspasia riuscì anche a farsi sposare dal generale ateniese, con il quale ebbe un figlio.
Se per caso state pensando che, da allora, poco è cambiato, sono perfettamente d’accordo con voi…
Fonti:
Marta Fabregat, Le etère greche, non solo cortigiane, Riv. Storica, n.17-2010
Catherine Jones, Eros dans l’art antique: sexe ou symbol? Gremese
Prostitutes and hetaerae in ancient Athens Womenintheancientworld.com
Immagine: Cratere a calice, V-IV sec. a.C. (particolare) – Scena di banchetto con etera danzatrice (Museo Archeologico Nazionale di Ferrara)


Non si tratta solo di sport. Gli uomini che con tanta passione seguono in trasferta la squadra del cuore, o si prenotano per tempo per andare ad assistere ad eventi sportivi importanti, lontani da casa, non lo fanno solo per la grande passione che nutrono per lo sport, ma anche per fare una bella scorpacciata di sesso.



