L’abuso sessuale è solo uno tra i possibili maltrattamenti cui può essere sottoposto un minore. Gli altri sono l’ incuria, l’ipercura, il maltrattamento fisico e quello psicologico.
Con abuso sessuale sul minore si intende qualsiasi atto che forzi o persuada un bambino o un adolescente a partecipare ad attività sessuali, a prescindere dal fatto che il bambino sia consapevole di ciò che sta accadendo. La definizione non deve necessariamente includere la violenza. Abuso sessuale può dunque essere sia perpetrato tramite penetrazione, ma anche il sesso orale e le attività sessuali non-penetranti, come il toccare zone genitali anche attraverso l’abbigliamento, dunque lo sfregamento, i baci, e la masturbazione sono considerati abuso. Addirittura ci sono anche attività che non hanno assolutamente a che fare con il contatto che sono classificate come abusi sessuali. Queste includono: guardare gli altri che svolgono atti sessuali, immagini sessuali, incoraggiare il bambino a comportarsi sessualmente in modo inappropriato. Un abuso sessuale può essere commesso da maschi adulti, femmine adulte o anche da altri bambini.
Spesso il fenomeno risulta nascosto, non viene facilmente riconosciuto, poiché molto spesso non ci sono sintomi evidenti esteriori dell’abuso subito.
Possono presentarsi delle avvisaglie, ma non c’è una determinante sicura che possa far presagire con sicurezza l’accaduto. Alcuni campanelli di allarme potrebbero essere indice di un possibile abuso. Innanzitutto repentini cambiamenti in umore, repentino cambiamento di abitudini e comportamenti. Questi possono essere associati anche all’apparire di difficoltà nelle relazioni sociali, con ritiro sociale e difficoltà nell’apprendimento con problemi di rendimento scolastico. L’umore può tendere ad essere più cupo e il bambino più isolato. Il bambino può inoltre presentare eccessiva ansia rispetto all’estraneo o all’adulto . Anche la comparsa di problemi di sonno e frequenti incubi o il ritorno, o l’aggravarsi, di episodi di pipì nel letto possono essere indice di qualcosa che non va. Spesso i bambini abusati diventano molto timidi nel mostrare il proprio corpo, o possono mostrare atteggiamenti disinibiti verso il sesso o conoscenze sessuali non appropriate all’età e inusuali. Rispetto a sé il bambino risulta eccessivamente negativo, nei casi peggiori può anche sfociare in condotte autolesionistiche. Molto spesso lamenta dolori fisici che poi non hanno riscontro ad un controllo medico.
Anche alcuni atteggiamenti dell’abusatore possono essere tipici. Se un parente o chi si prende cura del bambino mostra improvvisamente di essere eccessivamente protettivo verso il bambino, evitando addirittura di fargli avere contatti con altri può esserci sotto un problema di abuso. Altri comportamenti di allarme possono essere i seguenti: l’adulto è molto riservato e reticente, oppure eccessivamente isolato e mostra atteggiamenti di estrema gelosia verso il bambino anche nei confronti di altri membri della famiglia.
Se c’è il dubbio di abuso è bene affidarsi ad un esperto che possa rilevare con sicurezza la questione. Il genitore è bene che sia attento e disponibile all’ascolto del proprio figlio in modo da poter essere in grado di cogliere anche i piccoli segnali.

Foto di Ulrica

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La prima volta è costellata da mille paure e tanti dubbi, tra questi c’è anche la questione di dove fare sesso. Soprattutto quando la prima volta avviene molto prima che i genitori si fidino a lasciarvi a casa da soli. La questione ha la sua importanza, perché naturalmente le prime volte che si fa sesso si deve prendere confidenza con il mezzo e sarebbe dunque favorevole avere a disposizione lo spazio adatto. Se dovreste imparare ad andare in bicicletta vorreste farlo su di un piano piuttosto che su di una ripida discesa! Capisco che il sesso è qualcosa di più naturale e semplice dell’andare in bicicletta, ma anche lui vuole il suo tempo e i suoi spazi. Il sesso è “un’arte” che si impara gradualmente e va coltivata nel tempo. Dunque le prime volte l’ideale sarebbe farlo in un posto tranquillo e confortevole. Badate bene che parlo di prime volte al plurale, poiché non esiste solo una prima volta e poi tutto è sempre uguale, piuttosto il rapporto sessuale si perfeziona con il tempo, soprattutto prendendo confidenza con il proprio corpo e quello del proprio compagno.
Naturalmente ognuno ha le sue vite ed abita in contesti diversi, quindi non si possono indicare posti specifici ma piuttosto dare indicazioni su alcune caratteristiche che dovrebbe avere questo posto.
Sicuramente il massimo sarebbe poterlo fare nella propria stanza contornati dalle cose che sono familiari. Già la stanza dei propri genitori potrebbe essere troppo ansiogena perché può rimandare l’idea dei genitori che non sono d’accordo e giudicano male. Se però non si può avere a disposizione la propria stanza cercate almeno un posto in cui stare tranquilli e al riparo da possibili interruzioni.
Assicuratevi che siate soli e che abbiate il posto a vostra completa disposizione almeno per un paio d’ore. Ciò non vuol dire che l’atto sessuale debba durare due ore, ma solo che avrete il tempo per creare l’atmosfera giusta, liberarvi con calma dell’imbarazzo e magari coccolarvi anche un po’ alla fine.
Cercate un posto tranquillo, non scegliete un luogo che vi faccia stare con l’ansia di essere scoperti da qualcuno. Le situazioni più pericolose lasciatele a quando sarete ormai esperti ed avete bisogno di qualche brivido in più, le prime volte avete già tante cose cui preoccuparvi non ne aggiungete altre.
Vi consiglio inoltre un posto dove potete stare comodi, meglio se sdraiati. Non lanciatevi in posizioni sessuali acrobatiche fino a quando non avrete più confidenza con i reciproci corpi e con i meccanismi del piacere.
Il luogo in cui fare sesso non è così indifferente e può condizionare in vari modi la prestazione. Soprattutto le prime volte, se non si ha a disposizione un posto adatto, sarebbe meglio soprassedere piuttosto che improvvisare.
Il posto migliore è sicuramente quello in cui ti puoi sentire confortevole e sicuro.
Comunque anche se alla fine sceglieste un posto sbagliato, sappiate che niente è irrecuperabile. Magari la prima volta non sarà un gran che, ma probabilmente la seconda e la terza saranno molto migliori!

Foto: “Kiss” di Scented_mirror

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Parlare di sesso è difficile tra gli adulti, figurarsi con i bambini. Ma è sbagliato. Il sesso è una cosa naturale, non si deve perciò esserne intimoriti e se ne può parlare con tranquillità e naturalità. Questo non vuol dire che se ne debba parlare in continuazione, ma solo che è un argomento che può e deve essere affrontato in serenità quando se ne presenta l’occasione. Soprattutto non aspettate che i vostri figli compiano i 18 anni per parlarne con loro. A quella età già se la saranno fatta da soli una idea che però rischia di essere approssimativa e confusa. La ricerca ha evidenziato che nelle famiglie in cui si è sempre parlato di sessualità fino dalla giovane età dei figli, questi diventano sessualmente attivi più tardi rispetto a quelli che sono stati lasciati soli di fronte agli annosi dubbi sul sesso.
Si può dunque parlare con tranquillità di sesso con i propri figli già a partire dai due anni. Come farlo? In modo franco e chiaro, con un linguaggio esplicito ma non volgare. Evitando fiori , api, cicogne e cavoli che tendono solo a confondere di più i piccoli. Fatelo insieme sia mamma che papà, è importante che il bambino abbia la visione del sesso da parte di entrambi i genitori, quando questo è possibile.
Chiamate le cose come stanno: il pene è il pene, la vagina è la vagina, i testicoli sono i testicoli e i seni i seni. Al massimo posso concedervi qualche metafora ortofrutticola sui nomi, ma spiegando che sono nomignoli vezzeggiativi che si usano al posto dei termini specifici. Sarà più facile anche per voi così spezzare l’imbarazzo. Cominciate innanzitutto a parlare del corpo e della differenza tra i sessi da subito.
I bambini sono naturalmente curiosi e inizieranno presto a farvi le loro domande. Non ridete di loro o cambiate discorso, ma ascoltateli e dategli delle risposte oneste, e semplici. Anche se sono brevi non importa, sull’argomento potete anche tornarci. Dovrete cogliere infatti tutte le occasioni possibili per educarli alla sessualità. Parlare di sesso non serve solo per avere rapporti sessuali, ma per educare i vostri figli alla giusta affettività e relazionalità. Ricordategli che non c’è solo l’atto sessuale fine a sé stesso, ma tutto un mondo di altre possibilità. Educateli anche alla fisicità e tenerezza degli abbracci e del contatto fisico. Dategli voi l’esempio che si può mostrare amore anche solo con una carezza o un abbraccio, continuando a darli a loro e al vostro partner.
Superate l’imbarazzo anche di fronte agli argomenti più “scabrosi”, rispondete con sincerità e se qualcosa non la sapete ammettetelo, dite che andrete ad informarvi e poi ne riparlerete. O ancora meglio cercate insieme a loro la risposta a quello che ancora non sapete. Non tenente però lezioni didascaliche, dialogate con loro, chiedete anche la loro opinione.
Se volete potete anche aiutarvi leggendo e proponendo ai vostri figli libri sull’educazione sessuale. Mondadori ne ha una collana intera.
Siate aperti verso tutti gli orientamenti sessuali, non è scontato che i vostri figli siano eterosessuali. Ed insegnategli l’uso del preservativo come protezione dalle gravidanze e dalle malattie e trasmissione sessuale. Solo perché a voi spaventa che loro comincino un’attività sessuale non vuol dire che loro non lo facciano. Quindi tanto vale che lo facciano preparati e consapevoli.

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Le baby mamme

Pochi giorni fa vicino Bari una bambina di 13 anni è diventata mamma dopo una relazione avuta con un adolescente di 16 anni. Il fenomeno dei genitori adolescenti è in aumento. Le relazioni sessuali diventano sempre più precoci ma i ragazzi non sempre diventano più informati rispetto al rischio di una gravidanza.
Della nuova baby mamma si stanno già occupando i servizi sociali. Fortunatamente questa ragazza ha alle spalle anche una famiglia disposta ad aiutarla. Quando si hanno dei genitori così giovani il ruolo della famiglia di origine diventa molto importante, poiché è lei che può aiutare e dare supporto sia materiale che psicologico ai nuovi genitori che devono prendersi carico di una responsabilità molto grande.
Gli ultimi dati forniti dall’ISTAT indicano che in Italia ci sono circa 10.000 madri adolescenti. Il fenomeno può essere prevenuto attraverso un’educazione alla maternità consapevole che inizi fin da giovanissime. Molti giovani non usano precauzioni durante i rapporti sessuali perché pensano che le prime volte non ci sia il rischio di rimanere incinta ed invece è il contrario, più si è giovani e più aumenta la probabilità di una gravidanza. Le adolescenti hanno infatti il 90% di possibilità di restare incinte entro un anno poiché vivono un periodo di massima fertilità.
Intorno a questi genitori adolescenti è indispensabile che si attivi subito un’assistenza multidisciplinare e continua, per prevenire le più frequenti complicanze a carico della madre ma anche del bambino. Il parto in giovane età può essere più facilmente prematuro e il feto può subire un ritardo di accrescimento, la madre è inoltre molto più a rischio di depressione post-partum e i casi di maltrattamenti verso il nascituro sono molto frequenti. Le mamme bambine non sono ancora fisicamente, né psicologicamente pronte ad occuparsi del neonato e devono essere seguite molto da vicino.
Il neonato poi, oltre a correre il rischio di sviluppare problemi fisici legati alla nascita pretermine o al basso peso, può presentare difficoltà di inserimento, di sviluppo e di integrazione sociale. Negli USA è stato riscontrato che questi bambini sono più esposti a rischi di maltrattamento, violenza e abbandono, e una volta cresciuti sono più propensi a diventare anch’essi genitori molto giovani o assumere atteggiamenti delinquenziali.
Individuare strategie per prevenire e affrontare il fenomeno della maternità precoce deve essere l’obiettivo comune di enti e istituzioni che si occupano degli adolescenti.

Fonte: ANSA.it

Foto: “Riflettendo sulla mamma” di nulla

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I giovani, il sesso e il web

Si parla di: Internet, Sessualità

Gli adolescenti diventano sempre più avidi consumatori di internet. Secondo il Rapporto 2010 della Società italiana di pediatria aumenta il numero di coloro che passano piu’ di 3 ore al giorno sul web (17,2%) superando quelli che passano piu’ di tre ore al giorno davanti alla TV (15,3%). E nelle tasche tengono sempre l’inseparabile cellulare che è strumento di comunicazione ma anche veicolo per esporsi e tenere comportamenti a rischio. Un ragazzo su tre dichiara di essere disposto a lasciare, infatti, il proprio numero ad uno sconosciuto.
L’uso della tecnologia in sé non è un problema ma va monitorato con attenzione perché può aumentare il pericolo per i ragazzi di esporsi a comportamenti rischiosi.
Alcuni ragazzi e ragazze usano la rete per procurarsi soldi o ricariche del telefonino offrendo proprie foto di nudo. Per l’associazione Save the children, fa cosi’ il 14% dei teenager (il 10% fra chi ha meno di 15 anni). Secondo la stessa ricerca, il 40% degli adolescenti guarda abitualmente immagini a sfondo sessuale, e il 22% ha rapporti intimi con qualcuno conosciuto sul web.
Inviare foto, dare informazioni personali, farsi vedere in webcam, accettare incontri con sconosciuti sono comportamenti percepiti sempre meno come pericolosi. Oltre il 16% (secondo il Rapporto 2010 della Società italiana di pediatria) dichiara di aver dato il proprio numero di telefono a uno sconosciuto, ed il 24,6% non ha esitato a inviare una sua foto.
L’abitudine a una sessualità sempre più esplicita su Internet porta i ragazzi ad avere meno attenzione nei rapporti nella quotidianità, abbassa le inibizioni dei giovani, e così crescono i rapporti non protetti e i comportamenti a rischio.
Il web offre grandi opportunità, ma va usato con cautela. Vanno oppurtunamente vagliate le fonti da cui si prendono le notizie poiché internet può aiutare a diffondere false notizie su sesso e contraccezione.
Bisogna educare gli adolescenti ad usare il Web e non lasciarsi andare a comportamenti a rischio e riconoscere i pericoli cui possono incorrere. Usare internet con la testa e non con leggerezza.

Fonte: Ansa.it

Foto: “Keyboard” di Aleksander Karlsen

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