La “pretesa” è una richiesta energica, un bisogno ritenuto assoluto senza di cui non si può vivere. Dietro ogni pretesa si nasconde sempre un bisogno umano, non è tanto la pretesa in sé ad essere sbagliata, ma piuttosto la rigidità o l’assolutismo con cui viene proposta o richiesta a noi stessi e agli altri.
La pretesa ci fa star male perché ci mette in balia della frustrazione. Una regola rigida e assoluta è infatti inapplicabile nel mondo variegato e mutevole dell’umanità e rischia per sua natura di essere disattesa.
Difficilmente siamo in grado di ammettere che abbiamo pretese e le camuffiamo con la scusa della regola umana o del diritto universale.
Andiamo a vedere quali sono le pretese che in genere si applicano in coppia.
Innanzitutto la pretesa di attenzione e riconoscimento. L’altro deve riconoscere e soddisfare il bisogno di affetto o di stima. Molto spesso senza che neanche io lo espliciti. Solo perché mi ama deve essere in grado di capirmi e starmi vicino come voglio io. Si trova spesso in questi casi l’utilizzo di frasi del tipo: “Avresti dovuto capirlo”, “Se non lo sai tu che mi ami…” etc… Naturalmente per questi soggetti l’accettazione e il riconoscimento ci devono essere in tutti i casi, anche quelli palesi in cui si è sbagliato. Non appena il soggetto si sente incompreso, ignorato o messo da parte è probabile che insorgano emozioni di rabbia, ostilità (“Non si deve permettere di ignorarmi”) o depressione (“Nessuno mi ama veramente, nessuno mi capisce”).
Dall’altro lato ci può essere anche una pretesa di libertà assoluta, l’altro non deve avere aspettative nei miei confronti. L’altro deve essere disposto ad accettare quanto sono disposto a dargli senza avere aspettative né manifestare delusioni. Questo implica l’affermare dittatorialmente i propri bisogni discreditando quelli dell’altro. In amore invece l’unica via praticabile è quella del compromesso,  io ti vengo incontro mentre tu vieni incontro a me ed a buon bisogno ci incontriamo nel mezzo.
Altra pretesa deleteria per la vita di coppia è la pretesa di gratificazione. La richiesta assoluta e immediata di soddisfazione dei miei bisogni del tipo “devo ottenere immediatamente tutto ciò che voglio” o “ogni mio desiderio deve essere un ordine per il partner”. Questo porta al massimo grado di frustrazione, devo ottenere tutto e subito altrimenti non lo posso tollerare. Un atteggiamento del genere porta grande insoddisfazione all’interno della coppia. Non che la vita non debba essere anche gratificazione, ma non è detto che gli altri debbano per forza soddisfare le mie voglie o i miei pensieri ed esattamente quando voglio io.
In tutti i casi dunque non è deleterio l’esprimere il desiderio o il bisogno, ma piuttosto l’esprimerlo in forma di obbligo. Esprimere quello che pensiamo e proviamo è sempre il miglior modo di comunicare. Piuttosto che formulare pretese è bene però formulare preferenze. Aboliamo il verbo dovere e sostituiamolo con piacere, sia che ci riferiamo a noi stessi che agli altri.

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Nella coppia quando il passato viene letto in maniera negativa è segno che si è in un momento di forte crisi. Coppie che vivono momenti del genere saranno anche più propense ad avere un alto livello di negatività negli scambi e comunicazioni quotidiane.
Spesso si arriva ad un punto in cui assolutisticamente si vede tutto nero. Si perde la capacità di giudicare il rapporto con occhi obiettivi e si introducono parole del tipo “sempre” e “mai”. Come abbiamo detto in un altro post le parole che noi usiamo condizionano molto il nostro modo di vedere e considerare le cose. Quando cediamo all’assolutizzazione ci allontaniamo dalla realtà, perché gli eventi reali non possono essere sempre uguali. Quando invece cominciamo a recriminare il partner accusandolo di “essere sempre disattento nei nostri confronti”, di “non essere mai disponibile”, oppure consideriamo la nostra relazione “sempre brutta” o affermiamo che “le cose non sono mai andate bene” stiamo assolutizzando una situazione che nella realtà non potrà mai essere stata così terribile.
Quando la coppia ricorda il passato negativamente e utilizza questo materiale come fonte di costante rabbia nei confronti dell’altro mette a rischio la durata dell’unione. L’eccessiva negatività porta alla fine alla rilettura costante negativa anche del presente inquinando il benessere della coppia.
Vivere il legame di coppia in modo sano non vuol certo dire vedere tutto bello e positivo. Anche in questo caso la coppia rischia grosso poiché l’immagine della famiglia felice che vive spensierata in un mondo fatto di sole è fuori dalla realtà. Se ci si identifica con questa figura ideale della famiglia perfetta nel momento in cui è necessario affrontare la realtà ci si trova di fronte ad una discrepanza. Si deve fare i conti con un mondo che non collima con l’ideale e ci si può trovare spiazzati senza più punti di riferimento.
Nella coppia reale i momenti di felicità o benessere si alternano naturalmente con i momenti brutti. Se fosse vero che tutta la relazione è stata un fallimento ed è stata solo una sequela di fatti brutti allora perché è andata avanti fino a quel punto? O si è masochisti e incoscienti o forse vuol dire che nella realtà non è tutto sempre così brutto. Il che, in un ceto senso, aumenta l’indecisione, soprattutto quando ci si trova di fronte alla scelta se continuare o terminare una relazione.
Nella coppia che funziona armonicamente ognuno dovrebbe essere pronto ad assumersi la sua parte di colpa perché le cose non sono andate bene, ma anche la sua parte di riconoscimento per quello che ha funzionato. Insieme a ciò riconoscere quanto l’altro dal canto suo ha fatto. Si tratta di esprimersi autenticamente ed aprirsi onestamente, di collaborare insieme ad una soluzione comune e recuperare dopo un conflitto. La coppia sana non evita i conflitti, si confronta, alle volte scontra, ma mantenendo le discussioni circostanziate al problema e alla situazione attuale senza tirare fuori recriminazioni antiche e generalizzanti. Anche la coppia ha bisogno di guadagnare una prospettiva temporale che sia funzionale.

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Come ridurre la negatività nella coppia?

Si parla di: coppia

La relazione di coppia è fatta dall’interazione tra due soggetti che creano una rete affettiva e comunicativa. Se questa rete è soggetta a negatività nelle sue normali interazioni ciò può devastare l’unione di coppia. Il conflitto è anche esso una parte della relazione, ma va gestito in maniera funzionale per non essere dannoso.
Abbiamo già visto quanto sia utile saper gestire in modo funzionale le strategie di potere all’interno della coppia. Ed anche quanto sia utile mantenere una comunicazione franca ed aperta.
Possiamo individuare quattro atteggiamenti negativi da evitare per ridurre la negatività.
Il primo è la critica. Non che non ci possa lamentare, ma la critica è sostanzialmente diversa dalla lamentela. La seconda è un semplice reclamo riguardante alcuni comportamenti dell’altro, è situazionale e relativa a quel preciso momento o comportamento. La critica invece è una vera e propria denuncia che si allarga dallo specifico caso per abbracciare tutta la persona. In pratica quando sorge un problema uno dei due partner decide di affrontare il discorso con l’altro incolpandolo dello stato delle cose. Esempio: “La casa è sempre in disordine perché TU sei disordinato!”. Molto spesso chi muove la critica si mette sopra di un piedistallo da cui giudica l’altro volendo sottolineare in cosa l’altro è sbagliato come persona. Leggete questo post per individuare il modo migliore per porre le vostre lamentele.
Il secondo atteggiamento da evitare è il disprezzo. Questo è spesso associato alla critica, anzi ne consegue. In genere si ha disprezzo quando una persona utilizza il sarcasmo, il cinismo, gli insulti, la beffa, lo scherno e l’umorismo ostile. In questo modo si comunica il disgusto per l’altra persona in maniera diretta e arrogante. Risultato: il conflitto tra i partner si inasprisce.
A questo punto normalmente compare il terzo atteggiamento negativo quello della difesa attaccante. Con ciò si vuole indicare un atteggiamento di difesa controproducente che consiste nel dare la colpa all’altro: “Il problema non sono io sei tu!”. Si continua in questo modo in una escalation di accuse e negatività reciproche. Difendersi non vuol dire accusare l’altro, ma esprimere in tono pacato le proprie ragioni senza volerle imporre all’altro.
Infine l’ultimo atteggiamento da evitare è l’ostruzionismo. Chiudersi a riccio ed evitare il confronto non aiuta a risolvere le questioni. È un modo per evitare la sensazione di essere sommersi che si verifica di solito quando un conflitto si aggrava. Infatti, mentre uno inveisce, l’altro si chiude in uno stentoreo silenzio, come a dimostrare che nulla può scalfirlo. In pratica il dialogo è chiuso ed è completamente inutile parlare, per evitare di esplodere.
Se si riesce però a mantenere una comunicazione funzionale e aperta non c’è bisogno di arrivare a tale chiusura.
Se invece questi atteggiamenti sono presenti all’interno della comunicazione di una coppia è segno che qualcosa non va e c’è rischio che si arrivi alla conclusione della relazione.

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Foto di D. Keith Robinson

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Nella vita, soprattutto quella relazionale, non serve solo saper far di conto o essere dei geni, ma serve essere in grado di saper gestire le emozioni. In questo ci viene in aiuto l’intelligenza emotiva di cui tutti siamo dotati. In sostanza questa parte dell’intelligenza riguarda l’abilità di capire, gestire e esprimere in modo efficace le proprie emozioni, così come riuscire a cogliere e sapersi muovere con quelle degli altri. Quando si parla di emozioni si parla sia di quelle negative che di quelle positive.
Come gli altri tipi di intelligenza tutti nasciamo con la predisposizione a questa abilità, nel tempo però questa va anche coltivata e sviluppata. Vediamo alcuni punti chiave per migliorarla e di conseguenza migliorare le nostre relazioni.
Innanzitutto è importante saper gestire in modo efficace le nostre emozioni negative in modo che esse non ci sommergano e intacchino il nostro metro di giudizio. Il primo passo per cambiare come ci sentiamo rispetto ad una situazione è cambiare il modo in cui vi pensiamo. Leggete a questo riguardo il post “Il potere delle parole”.
Correlata a questa c’è anche la capacità di rimanere “freddi” durante momenti di stress. Questo non vuol dire ignorare i problemi o far finta che non esistano, ma evitare di gestire le situazione stressanti sull’onda emozionale. Ad esempio se ti senti arrabbiato prima di reagire fermati un attimo prendi un bel respiro e conta piano fino a dieci. Su come lavorare sulla rabbia puoi leggere il post: “Aiuto! La rabbia sta rovinando il mio rapporto, perché?”. Quando c’è una situazione stressante che suscita emozioni intense prendetevi un attimo di tempo, magari fate un giro all’aperto o un po’ di sport e quando avete schiarito la vostra mente affrontatela a mente più fredda.
È utile inoltre sviluppare la propria capacità di leggere i segni sociali, cioè evitate di saltare a conclusioni affrettate. Quando c’è qualche espressione che non capiamo appieno prendiamoci almeno due interpretazioni possibili. Se evitiamo di personalizzare ogni comportamento dell’altro, pensando che lo fa apposta, allora possiamo essere più obiettivi. La maggior parte delle persone fa quello che fa semplicemente perché gli fa comodo e non a causa nostra! Se non capite bene un comportamento o un atteggiamento chiedete chiarimenti. La chiarezza è una delle basi per un rapporto sano.
Impara inoltre ad esprime le tue emozioni anche quelle negative senza però sputarle in faccia all’altro o renderlo colpevole per esse. Ogni volta che c’è una emozione inizia la frase con “Io mi sento così” e non con “Tu mi fai sentire così”.
Infine non aver paura di esprimere il tuo amore per i tuoi cari. Come abbiamo già visto in questo post vivere una vita positiva e affettuosa aiuta a mantenere sana la coppia. Godete fino in fondo ogni piccolo momento che potete vicino al vostro partner, questo aumenterà il vostro livello di felicità.

Foto di Kris Oneal Photography

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Il potere delle parole

Si parla di: Amore, coppia

Abbiamo diverse volte ribadito quanto una chiara e sincera comunicazione sia importante per una coppia. Ma non sono solo i toni o i termini di una conversazione ad essere importanti, in realtà lo sono soprattutto le parole che si usano. Il potere delle parole è immenso, lo sanno bene i pubblicitari che con i loro slogan cercano di convincerci a comprare un prodotto. Ma lo sa anche ognuno di noi quando ad una semplice parola carina si sente sciogliere in deliquio. Abbiamo visto anche che le parole possono sedurre.
Le parole sono importanti non solo quando comunichiamo con gli altri, ma anche quando comunichiamo con noi stessi. Usare un certo tipo di parole piuttosto di un altro può condizionare in modo sostanziale la nostra esperienza. Non sono tanto gli eventi in sé ad essere difficili, pesanti o stressanti, ma soprattutto il nostro atteggiamento nei loro confronti e di conseguenza le parole che usiamo per definirli.
In sostanze ci sono tre atteggiamenti che non ci aiutano ad affrontare gli eventi di vita, anzi li rendono peggiori di quanto siano in realtà. Il primo è la terribilizzazione. Ogni volta che usiamo parole come “è terribile”, “è impossibile”, “è insopportabile ci mettiamo in uno spirito negativo che mina la nostra motivazione ad agire. Sarebbe meglio sostituire quelle locuzioni con “è brutto”, “è difficile”, “è duro, ma sopportabile” per lasciarci un margine di possibilità di azione. Un esempio è la classica frase: “Se mi lascia è terribile, io non lo posso sopportare e sarà impossibile per me sopravvivere senza di lui”. Ora, senza nulla togliere alla tristezza o alla difficoltà che può derivare dalla perdita della persona amata, ma l’unica persona senza di cui non possiamo vivere siamo noi stessi. Un atteggiamento più positivo può essere questo: “Sarà difficile riprendere la mia vita se lui mi lascia, ma con un po’ di impegno ce la posso fare; sono in grado di sopravvivere anche senza di lui”.
Il secondo atteggiamento deleterio è la generalizzazione. Se una cosa è accaduta una volta allora accadrà sempre e sempre uguale, ad esempio “Non sono riuscita provare l’orgasmo, allora vuol dire che sono anorgasmica”. Oppure quando giudichiamo tutta la persona da un solo atteggiamento, ad esempio “Lui oggi ha rifiutato di fare l’amore con me, vuol dire che non mi ama più”. In entrambe i casi state saltando troppo velocemente alle conclusioni. Nel primo caso ricordate che ogni volta che fate sesso è diversa dalle precedenti, può capitare che alle volte l’orgasmo tardi ad arrivare, ma se una volta è andata male non è detto che sarà così per sempre. Nel secondo caso siete affette da generalizzazione con lettura del pensiero! Non saltate a conclusioni affrettate, comunicate con il partner e sinceratevi che i vostri dubbi siano reali. La generalizzazione non vi permette di prendere in esame tutti i casi e i particolari di un evento impedendovi dunque di raccogliere tutte le informazioni necessarie per una considerazione più reale.
Infine attente anche alla dicotomizzazione per cui il mondo e gli eventi sono o solo bianchi o solo neri. Ricordatevi che nel mezzo tra i due colori ci sono tutta una serie di sfumature di grigi. Quindi ad esempio o sono una brava moglie e faccio tutto quello che vuole il mio compagno per compiacerlo o vuol dire che sono una cattiva moglie. Nella realtà posso essere una brava moglie anche se alle volte non scendo a compromessi con il mio uomo.

Foto di Javier Volcan

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