Abbiamo visto nel post “L’amore nel cervello” quanto l’esperienza amorosa sia un evento complesso che coinvolge componenti chimiche, cognitive e comportamentali.
Recenti studi neurofisiologici hanno evidenziato che, anche a livello cerebrale, il desiderio sessuale in qualche modo viene prima dell’amore.
Il primo infatti è legato a parti del cervello più “primitive” e immediate correlate alla soddisfazione e al circuito della ricompensa. L’amore invece è neurofisiologicamente legato a strutture cerebrali di ordine superiore.
Quando il desiderio sessuale si protrae nel tempo diventa un vero e proprio sentimento di amore e le strutture cerebrali implicate divengono maggiori.
L’amore nasce dunque da un atteggiamento ripetuto e continuativo nel tempo. Potremmo definirlo allora un’abitudine che permette al cervello di modificarsi e creare benessere.
Il desiderio, al contrario dell’amore, è più legato ad espressioni fisiologiche e alla presenza dell’altro. L’amore invece si protrae anche quando l’oggetto amato non è presente e coinvolge diverse aree cerebrali in quanto è legato a doppio legame a differenti altre dimensioni. Tra queste la dimensione relazionale del legame di coppia è quella più evidente.
Possiamo dunque considerare il desiderio e l’amore lungo un continuum a complessità crescente. Si parte da una base più viscerale per arrivare ad una dimensione più articolata che comprende anche meccanismi di aspettativa, di ricompensa e di apprendimento che rendono l’esperienza amorosa un sentimento complesso ma estremamente coinvolgete e duraturo.
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Foto di aussiegall




