Quando si parla di genitorialità l’orientamento sessuale o lo status relazionale contano poco nel determinare la qualità del genitore, anche quando parliamo di identificazione sessuale o relazionale dei propri figli.
Anzi, alcune ricerche americane hanno rilevato che i figli di genitori omosessuali hanno una maggiore apertura mentale nei confronti della novità, sono in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti ed hanno un atteggiamento meno rigido nei confronti della vita. In particolare si è visto che bambini che vivono in famiglie lesbiche hanno ottenuto un punteggio superiore rispetto a quelli cresciuti in famiglie eterosessuali su alcune misure psicologiche riguardanti autostima e fiducia, mentre hanno evidenziato meno problemi comportamentali in tema di trasgressività e aggressività.
Questo non vuol dire che le famiglie omosessuali siano migliori, ma che il semplice fatto di essere una famiglia che si discosta dalla visione classica non determina problemi psicologici nei figli.
Naturalmente i dati rilevati in America non possono essere direttamente generalizzati all’Italia. Qui da noi la strada dell’ “emancipazione” dell’omosessualità è ancora lunga, ma questi dati dovrebbero far riflettere i detrattori su cosa è che determina un genitore.
Anche per quanto riguarda l’identità sessuale i figli di coppie omosessuali non hanno più probabilità degli altri di divenire essi stessi omosessuali o sviluppare un disturbo dell’identità di genere. L’identità sessuale ha in ciascuno una complessa modalità di espressione individuale che non deriva necessariamente dall’immagine che i genitori mostrano di sé. Altrimenti questo significherebbe che noi non siamo altro che una copia dei nostri genitori.
Lo sviluppo armonico dei figli dipende dai tratti personali di ciascun genitore piuttosto che dal suo orientamento sessuale.

Foto di Mavis

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Parte oggi la “Settimana Nazionale sulla genitorialità” che si svolgerà a Catania. La serie di incontri avrà come titolo “Genitori a tutto campo, più percorsi verso la genitorialità”
ed è stata organizzata dalla ONLUS Hera che da anni si occupa di ricerca a prevenzione per la cura dell’infertilità.
Il convegno vuole porre l’attenzione sui nuovi modi di vivere la genitorialità che il progresso scientifico ci sta proponendo permettendo il confronto tra famiglie, esperti e operatori.
In Italia le strade percorribili dalle coppie non fertili per avere un figlio sono limitate. Ecco che c’è dunque il ricorso sempre più frequente ai viaggi oltre frontiera verso quei paesi che permettono diversi tipi di fecondazione.
Le stime dicono che ci sono più di 100 donne che ricorrono in segreto a madri surrogate all’estero, insieme alle oltre 5000 che escono dall’Italia per l’inseminazione eterologa da noi fuori legge.
Coppie che per avere un figlio tentano diverse strade, lunghe e costose lontano dall’Italia, per lo più da sole e senza supporto in una scelta così delicata come la procreazione, a maggior ragione quando non è “naturale”.
Il convengo toccherà tutti i temi legati alle nuove genitorialità interrogandosi anche sui risvolti psicologici che queste sottendono, sia per i nuovi genitori che per i nuovi figli. “Tutto questo- dice il professor Antonino Guglielmino, direttore di Hera – per capire dove siamo, cosa sta cambiando nella società, nella coppia e nella famiglia, nei modelli di genitori. Quali possibilità la scienza apre a chi sogna un figlio e quali difficoltà e nuove realtà la psicologia deve affrontare per garantire equilibrio e serenità”.

Fonte: la Repubblica.it

Foto: “Pregnant silhouette” di ChepeNicoli

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2895467441_5b4b3c8d2c.jpgIl Dr. Abbie Goldberg della Clark University ha studiato le preferenze di genere mostrate dalle coppie, al momento della richiesta di un figlio in adozione. Il campione di coppie studiate è interamente americano. Le coppie sono state   “geograficamente” divise in: eterosessuali (93), lesbiche (61) e gay -maschi - (48).  Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sex Roles.

I partecipanti sono stati recrutati attraverso agenzie che si occupano di adozioni e organizzazioni gay e lesbiche. Le coppie sono state intervistate fra il 2005 ed il 2008.

Risultati. Anzitutto va detto che molte sono le coppie che, a prescindere dal loro tipo di orientamento sessuale, mostrano di non avere preferenze riguardo al genere sessuale del figlio da adottare. Tra coloro che hanno espresso una preferenza riguardo al sesso vi sono in gran parte le coppie gay, mentre le coppie eterosessuali sembrano meno interessate ad esprimere una preferenza in tal senso.

Le coppie “etero” preferiscono in genere una figlia femmina, le coppie “omo”, di qualsiasi tipo, un figlio maschio.

Ragioni per cui si desidera una figlia femmina: Le donne eterosessuali in maggior parte non sanno dire il perché; gli uomini eterosessuali oltre che per questo “desiderio inspiegabile”, si aspettano di stabilire un buon rapporto padre-figlia e poi ritengono che le figlie abbiano una personalità più ricca e complessa di quella dei maschi, sia più facile crescerle, anche grazie alle misure del corpo, assai meno “impegnative” di quelle maschili. Le lesbiche tendono a concentrarsi sulla loro percepita incapacità di far socializzare un bambino del sesso opposto, e gli uomini gay si preoccupano per le molestie sessuali, che a loro avviso i maschi subiscono più spesso delle femmine.

Ragioni per cui si desidera un figlio maschio: Le donne eterosessuali hanno il solito “inspiegabile motivo”, gli uomini eterosessuali, come c’era da aspettarsi, riflettono visioni patriarcali della società, come mantenere il nome di famiglia o poter condividere con il figlio interessi maschili. Le lesbiche che vogliono il maschio sentono di essere più affini alla visione del mondo che hanno gli uomini, mentre i gay pensano di essere più esperti e capaci nel curarsi della crescita di un figlio maschio.

Fonte: Goldberg et al. Heterosexual, Lesbian, and Gay Preadoptive Parents’ Preferences About Child Gender. Sex Roles, 2009; DOI: 10.1007/s11199-009-9598-4  via UPI e Science Daily

Dr. Giuliana Proietti

Immagine: Bobster855

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