Quando si parla di genitorialità l’orientamento sessuale o lo status relazionale contano poco nel determinare la qualità del genitore, anche quando parliamo di identificazione sessuale o relazionale dei propri figli.
Anzi, alcune ricerche americane hanno rilevato che i figli di genitori omosessuali hanno una maggiore apertura mentale nei confronti della novità, sono in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti ed hanno un atteggiamento meno rigido nei confronti della vita. In particolare si è visto che bambini che vivono in famiglie lesbiche hanno ottenuto un punteggio superiore rispetto a quelli cresciuti in famiglie eterosessuali su alcune misure psicologiche riguardanti autostima e fiducia, mentre hanno evidenziato meno problemi comportamentali in tema di trasgressività e aggressività.
Questo non vuol dire che le famiglie omosessuali siano migliori, ma che il semplice fatto di essere una famiglia che si discosta dalla visione classica non determina problemi psicologici nei figli.
Naturalmente i dati rilevati in America non possono essere direttamente generalizzati all’Italia. Qui da noi la strada dell’ “emancipazione” dell’omosessualità è ancora lunga, ma questi dati dovrebbero far riflettere i detrattori su cosa è che determina un genitore.
Anche per quanto riguarda l’identità sessuale i figli di coppie omosessuali non hanno più probabilità degli altri di divenire essi stessi omosessuali o sviluppare un disturbo dell’identità di genere. L’identità sessuale ha in ciascuno una complessa modalità di espressione individuale che non deriva necessariamente dall’immagine che i genitori mostrano di sé. Altrimenti questo significherebbe che noi non siamo altro che una copia dei nostri genitori.
Lo sviluppo armonico dei figli dipende dai tratti personali di ciascun genitore piuttosto che dal suo orientamento sessuale.

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Sebbene l’omosessualità non sia ancora pienamente riconosciuta come una naturale possibile espressione della sessualità grandi passi avanti si stanno facendo.
Una ricerca condotta in Massachusetts ha evidenziato che, dopo l’approvazione dei matrimoni gay c’è stato un ricorso minore ai centri per l’igiene mentale da parte di pazienti omosessuali. Il riconoscimento delle unioni permette all’omosessualità di essere vissuta con più naturalezza e senso di sicurezza.
Del resto la coppia in sé crea quel substrato di fiducia e senso di protezione che permette di avere una migliore qualità di vita. Il matrimonio, come abbiamo visto nel post “Il matrimonio aiuta la salute”, getta le basi per un ambiente sicuro ed accogliente in cui i partner possano sentirsi accolti e sostenuti, avendo effetti benefici sulla salute e riducendo l’impatto sull’individuo degli eventi stressanti.
Superare lo stereotipo dell’omosessuale promiscuo e farfallone riconoscendo l’esistenza, e dando valore, alle coppie gay è un passo decisivo per la reintegrazione all’interno della società di queste persone che troppo spesso vengono relegate, o si relegano, al di fuori di essa con grande stress emotivo.
“Essere omosessuale è un fatto naturale”, come viene dichiarato dalla campagna “Diversamente uguali”, così come lo è vivere in coppia anche se si è gay. La coppia è un elemento a sé stante che va al di là delle leggi o della morale religiosa che la vuole esclusivamente composta da un uomo e una donna. Come avevamo già detto in un altro post “E’ il vincolo affettivo a creare la coppia”. I dati di diversi studi psicosociali indicano che le relazioni omosessuali e quelle eterosessuali non differiscono nelle loro essenziali dimensioni psicosociali.
Esiste una stretta connessione tra felicità e benessere, tra libertà di espressione e soddisfazione personale questo sia se si è omosessuali che eterosessuali, perché in fondo siamo tutti esseri umani.

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Cosa è l’identità sessuale

Si parla di: Sessualità

L’identità sessuale è un aspetto fondamentale della nostra vita. In termini colloquiali potremmo dire che è il modo in cui noi esprimiamo e viviamo le nostre caratteristiche sessuali. Essa scaturisce da un processo costruttivo di complessa interazione tra aspetti biologici, psicologici, educativi e socioculturali. È un processo che ci accompagna durante tutto l’arco di vita emergendo all’interazione dinamica tra varie componenti come: l’individuo, la famiglia, la storia. Lo sviluppo comincia con capacità primarie molto semplici e subito dopo si configura in pattern estremamente complessi e variabili.
Per comprendere meglio il concetto possiamo dire che l’identità sessuale è un costrutto multidimensionale che possiamo operativamente scomporre in 4 dimensioni:
- Sesso biologico: questa è la parte fisiologica dell’espressione cromosomica che ci fa essere donne con cromosomi XX e uomini con cromosomi XY.
- Identità di genere: rappresenta la sensazione soggettiva di appartenenza alle categorie psichiche di maschio e femmina.
- Ruolo di genere: questa è l’espressione esteriore culturalmente e socialmente determinata dell’identità di genere. È composto dall’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si debbano comportare in una data cultura e periodo storico.
- Orientamento sessuale: ovvero l’attrazione erotica ed affettiva per una altra persona che può essere del sesso opposto, dello steso sesso oppure di entrambe i sessi. Abbiamo quindi rispettivamente l’eterosessualità, l’omosessualità e la bisessualità.
L’identità sessuale deriva dalla complessa interazione delle dimensioni appena menzionate. Queste possono essere al loro interno variamente determinate e tra loro diversamente combinate. Si capisce dunque quanto l’identità sessuale possa avere una complessa modalità di espressione individuale. Difficilmente si può dunque stabilire una “normalità” nell’identità sessuale che sia predeterminata e precostituita. Anche lo stesso sesso biologico che può sembrare apparentemente sicuro e incontrovertibile, in alcuni casi è portatore di “ambiguità”. Ci sono alcuni bambini che nascono con la presenza di un cromosoma XXY e quindi la compresenza di tratti fisici sia maschili che femminili.
Normalità nell’identità sessuale è sentirsi bene e in armonia con se stessi, il proprio corpo e le proprie caratteristiche sessuali. Se identità di genere, ruolo di genere e sesso biologico coincidono nella percezione soggettiva dell’individuo si può parlare di “egosintonia” , cioè il soggetto si sente in armonia con i bisogni e desideri, e sente un senso di coerenza con l’immagine di sé. Ciò può valere allo stesso modo sia per l’eterosessualità che per l’omosessualità, visto che questa differisce dalla prima solo nell’orientamento sessuale.

Foto di briansuda

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Scoprirsi gay a 40 anni

Si parla di: Omosessualità

Negli ultimi anni rispetto all’omosessualità si è parlato molto e la mentalità comune comincia ad essere più aperta. In Italia, rispetto alla maggior parte dell’Europa, ancora ci sono forti resistenze e discriminazioni rispetto all’omosessualità. Gli omosessuali vengono picchiati o derisi, ma fortunatamente questa tendenza discriminatoria è sempre più minoritaria. Oggi si può vivere la propria omosessualità con più libertà e a viso aperto, ma, nonostante tutto, sono ancora molte le persone che la vivono in segreto. Molte di queste hanno una vita di facciata da eterosessuali ed una vita sessuale omosessuale.
Capita sempre più di frequente trovare persone sposate con figli che a 40 anni o più decidono di riconoscere la propria omosessualità. Queste non è che si svegliano un giorno e si scoprono omosessuali, ma molto probabilmente hanno sempre “ignorato” il loro lato gay preferendo sentirsi “normali” piuttosto che affrontare l’ostracismo riservato agli omosessuali. Del resto chi si dichiara gay da adulto viene da una cultura che considerava l’omosessualità in modo estremamente negativo, addirittura come una malattia psichiatrica. Un tempo dunque poter vivere la propria omosessualità voleva dire essere relegati ai margini della società. Rispetto alle generazioni di oggi per questi uomini era estremamente difficile vivere in libertà la propria tendenza sessuale. Oggi invece anche loro possono sentirsi più liberi di esprimersi, anche se dichiararsi gay con una famiglia alle spalle non è certo semplice. Innanzitutto si deve avere il coraggio di ammettere con sé stessi che fino ad ora si è vissuta una vita non adatta. Il venire allo scoperto, poi, espone al rischio di essere considerati male dalla propria famiglia, magari di venire allontanati dai propri figli. Ma vivere in segreto questa condizione è probabilmente ancora peggio. Ci si trova a vivere una disconnessione tra quella che è la propria identità sessuale, l’attrazione e il comportamento sessuale. Tutto questo in isolamento perché deve essere nascosto. Secondo una ricerca del 2011 dell’Università di Rochester chi rivela il suo orientamento omosessuale presenta un aumento dell’autostima e prova meno rabbia e depressione.
Molti non riconoscono la propria omosessualità perché associano l’essere gay ad essere deboli ed hanno paura magari di perdere la propria posizione sociale. Molti uomini soprattutto hanno paura di perdere i privilegi dell’essere uomo. Ma essere omosessuali non vuol dire non essere uomini. Dichiarandosi omosessuali non si perdono le proprie abilità, le proprie qualità o la propria identità, anzi forse solo in questo modo si raggiunge una vera identità.
Venire allo scoperto, anche in età avanzata, può portare maggiori benefici piuttosto che continuare a vivere in segreto e da soli la propria condizione.

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Si è celebrata ieri la giornata internazionale contro l’Omofobia con diverse manifestazioni in tutta Italia.
Omofobia sta indicare l’intolleranza verso gli omosessuali e l’omosessualità in generale. Fobia vuol dire però letteralmente paura, come se l’omosessualità fosse qualcosa da temere. Come se fosse una malattia contagiosa o un comportamento di cui avere paura perché ci arreca un qualche danno.
Ci sono molti comportamenti di cui si dovrebbe aver più paura perché sono realmente dannosi. Non esiste per esempio la fumatorefobia, eppure chi fuma danneggia anche gli altri. Non c’è però nessuno che vada in giro picchiando i fumatori perché fanno qualcosa di dannoso. C’è invece, purtroppo, chi va in giro a picchiare gli omosessuali che semplicemente passeggiano in strada.
Probabilmente buona parte di questa paura viene dall’ignoranza, si ha più paura di ciò che non si conosce. Se queste persone riuscissero ad aprirsi al prossimo con curiosità ed interesse scoprirebbero che gli omosessuali sono esseri umani come loro, con gli stessi drammi e gli stessi bisogni.
La rivoluzione sessuale che ha permesso alle persone, che siano donne o uomini, eterosessuali o omosessuali, di vivere la propria sessualità in modo più libero e sano, deve essere ancora seguita da una vera e propria rivoluzione culturale. Molti tabù rispetto alla sessualità, in primis quella omosessuale, devono essere ancora abbattuti. A partire dalla concezione che l’omosessualità sia una malattia o comunque un qualcosa di cui vergognarsi e da denigrare. Sono sacrosante dunque le parole del Presiedente Napolitano che afferma: “Non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica. L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte”.
Ben vengano invece le iniziative di quelle aziende o imprese che riconoscono la dignità e l’esistenza di diversi orientamenti sessuali. Ma ancora di più gli atti di coraggio di chi, come Maria Luisa Mazzarella, ha rischiato la propria vita nel difendere un amico omosessuale da un’aggressione omofoba avvenuta lo scorso anno nella piazza centrale di Napoli nell’indifferenza dei passanti.
Vorrei dunque fare mie le parole di Kurt Cobain: “Sono fiero di essere omosessuale, anche se non lo sono”, sperando che diventi la frase anche di molte altre persone.

Fonte: Ansa

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