Quando si parla di genitorialità l’orientamento sessuale o lo status relazionale contano poco nel determinare la qualità del genitore, anche quando parliamo di identificazione sessuale o relazionale dei propri figli.
Anzi, alcune ricerche americane hanno rilevato che i figli di genitori omosessuali hanno una maggiore apertura mentale nei confronti della novità, sono in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti ed hanno un atteggiamento meno rigido nei confronti della vita. In particolare si è visto che bambini che vivono in famiglie lesbiche hanno ottenuto un punteggio superiore rispetto a quelli cresciuti in famiglie eterosessuali su alcune misure psicologiche riguardanti autostima e fiducia, mentre hanno evidenziato meno problemi comportamentali in tema di trasgressività e aggressività.
Questo non vuol dire che le famiglie omosessuali siano migliori, ma che il semplice fatto di essere una famiglia che si discosta dalla visione classica non determina problemi psicologici nei figli.
Naturalmente i dati rilevati in America non possono essere direttamente generalizzati all’Italia. Qui da noi la strada dell’ “emancipazione” dell’omosessualità è ancora lunga, ma questi dati dovrebbero far riflettere i detrattori su cosa è che determina un genitore.
Anche per quanto riguarda l’identità sessuale i figli di coppie omosessuali non hanno più probabilità degli altri di divenire essi stessi omosessuali o sviluppare un disturbo dell’identità di genere. L’identità sessuale ha in ciascuno una complessa modalità di espressione individuale che non deriva necessariamente dall’immagine che i genitori mostrano di sé. Altrimenti questo significherebbe che noi non siamo altro che una copia dei nostri genitori.
Lo sviluppo armonico dei figli dipende dai tratti personali di ciascun genitore piuttosto che dal suo orientamento sessuale.
Foto di Mavis




