E’ il celibato che spinge verso la pedofilia, o le due cose sono indipendenti fra loro?
Secondo alcuni non vi è rapporto fra la scelta di castità e la perversione verso i minori: basti pensare che la pedofilia non interessa solamente le persone che hanno scelto la via della castità, ma anche le persone eterosessuali, normalmente coniugate. Non a caso, come si sa, le maggiori violenze sui minori avvengono all’interno della famiglia e spesso sono i padri che abusano dei propri figli, anche se non sono di certo celibi…
Secondo altri invece il problema della pedofilia in ambiente cattolico è fondamentalmente legato al fatto che ai sacerdoti non è dato di vivere una normale vita sessuale come a tutte le altre persone e dunque la pedofilia si diffonderebbe in quanto espressione di una sessualità malata, che abusa dell’ingenuità delle vittime (le quali tendono poi a ripetere gli abusi vissuti su altri soggetti, attraverso il meccanismo dell’identificazione con l’aggressore, perpetuando la condizione).
Parlando del celibato dei preti cattolici dobbiamo anzitutto sapere che non si tratta di un dogma della Chiesa, ma di una scelta di opportunità: nei primi secoli della Chiesa infatti non veniva imposto ai sacerdoti di rimanere celibi. E’ noto ad esempio che San Paolo indicasse, come criteri di selezione per un buon Vescovo, il fatto che questi fosse sposato, purché con una sola moglie e con figli ubbidienti. La prima regola sul celibato dei preti fu approvata nel 325, al Concilio di Nicea, dove venne stabilito che i preti non avrebbero potuto sposarsi dopo l’ordinazione sacerdotale (mentre gli uomini già sposati che volevano diventare preti non avevano alcun obbligo di rinunciare alla propria moglie).
Con il Concilio romano del 386 venne per la prima volta stabilito che vescovi e sacerdoti sposati non potevano più convivere con le proprie mogli. La norma fu ampiamente disattesa: basti pensare che Papa Alessandro VI Borgia divenne Papa nel 1492, a 65 anni, dopo aver avuto innumerevoli amanti, un paio di concubine ed almeno sei o sette figli, fra cui la celebre Lucrezia .
Solo con il Concilio di Trento (1545-1563) si sancì, in forma inequivocabile, l’obbligo del celibato per tutti i sacerdoti. Per la cronaca, nelle Chiese orientali ortodosse il celibato è richiesto solo ai Vescovi e non ai semplici preti, mentre nelle Chiese protestanti i ministri di culto sono lasciati liberi di sposarsi ed anzi incoraggiati a farlo.
Il dibattito comunque è sicuramente in corso, negli ambienti di Oltre Tevere, che mi sembra comincino a ragionare seriamente sul problema della pedofilia, ma anche sui catastrofici effetti della esclusione delle donne dai ruoli di governo della Chiesa. Forse si comincia a ragionare sul fatto che la tentazione può essere soggettiva e prescindere totalmente dalla volontà dell’altro (come nel caso della pedofilia). Comprendere che il male e la perdizione dell’uomo non avvengono, sempre e comunque, per colpa di Eva e dalla sua mela, ma per fattori del tutto soggettivi, mi sembra già un grande passo in avanti.
Per concludere, lascio alla vostra riflessione questo sorprendente passaggio, tratto da un articolo pubblicato sulla prima pagina dell’Osservatore Romano (firmato Lucetta Scaraffia, 11 marzo 2010) nel quale leggiamo: ” nelle dolorose e vergognose situazioni in cui vengono alla luce molestie e abusi sessuali da parte di ecclesiastici su giovani a loro affidati, possiamo ipotizzare che una maggiore presenza femminile non subordinata avrebbe potuto squarciare il velo di omertà maschile che spesso in passato ha coperto con il silenzio la denuncia dei misfatti. Le donne infatti, sia religiose che laiche, sarebbero per natura più portate alla difesa dei giovani in caso di abusi sessuali, evitando alla Chiesa il grave danno che questi colpevoli atteggiamenti le hanno procurato”.
Immagine: Green Melinda




