Ci sono molte persone, non solo uomini, per cui esprimere le proprie emozioni è molto difficile. Spesso sono persone che vengono da famiglie in cui non si esprimeva facilmente le emozioni, dunque non hanno avuto la giusta “educazione emozionale”. Gli uomini poi, culturalmente, sono in genere spinti a non dimostrare emozioni di affetto, capita dunque frequentemente che non si trovino a loro agio nel dover mostrare tenerezza e amore soprattutto in pubblico. Dunque possono aver disagio a baciarsi o essere affettuosi in pubblico, o addirittura a dire ti amo. Le donne invece sono più abitate a lasciarsi andare alle emozioni e sono anche più disposte a mostrare il loro bisogno di affettuosità. L’intelligenza emotiva è una caratteristica importante da sviluppare per relazioni efficaci. Le persone emozionalmente bloccate in effetti solo apparentemente sembrano non aver bisogno o non essere felici delle attenzioni del partner, nel profondo anche loro hanno bisogno di affettuosità, poiché questo è uno degli elementi che aiutano a costruire una relazione solida come indicato nel post “Vivere una vita positiva e affettuosa aiuta a mantenere sana la coppia”.
Quando una donna che ha grande bisogno di sentirsi coccolata incontra un uomo che non esprime in alcun modo le proprie emozioni possono insorgere problemi, perché le aspettative dell’uno non coincidono con quelle dell’altro. Come ho già detto un paio di post fa in amore non bisogna pretendere, ma è pur vero che vivere accanto ad una persona che non mostra la sua affettività non è semplice.
In questo caso, sempre per il principio di non pretendere, quello che si può fare è innanzitutto accettare il fatto che il partner non abbia imparato a mostrare le proprie emozioni. Questo vuol dire ricordare che per quanto noi possiamo fare difficilmente diverrà una persona emotiva. Ma il fatto che lui non le esprima non vuol necessariamente dire che non le provi o non ci ami. Quello che poi si può fare è cercare di stimolarlo, soprattutto quando si è da soli. All’interno della calma e protezione della casa e nell’intimità della coppia può essere più facile farlo aprire. Per stimolarlo innanzitutto mai riprenderlo accusandolo di non mostrarci affetto. In un altro post ho già presentato il modo più adatto per lamentarsi. Qui voglio sottolineare che, per ottenere la migliore collaborazione, la vostra arma principale è mostrare voi per primi le vostre emozioni. Facendo questo dimostrerete al partner che si può fare e che fa bene. Esprimetegli dunque il vostro bisogno di sentirlo più affettuoso usando frasi del tipo “Avrei bisogno di sentirti più affettuoso” e non frasi perentorie come “Tu devi essere più affettuoso”. Sottolineerete così che è un vostro bisogno non un suo obbligo, al contrario potrebbe sentirsi braccato e reagire irrigidendosi di più. Le persone emotivamente bloccate molto spesso non sanno proprio come o cosa fare per mostrare affetto. Suggerite dunque loro quello che vi piacerebbe loro facessero per dimostrarvi affetto. All’inizio può sembrare fittizio, ma ricordate che vanno educati all’affettività quindi hanno bisogno di sviluppare anche comportamentalmente le abitudini necessarie. Infine armatevi di pazienza. Come la goccia che scava la roccia voi dovrete scavare la loro corazza, quindi probabilmente dovrete ripetere più e più volte quello che per voi è importante.

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Chi deve guidare l’altro nella coppia?

Si parla di: Amore, coppia

Nella coppia sarebbe auspicabile che nessuno dei due partner salisse sul piedistallo del comandante. Non c’è infatti nessuno dei due che necessariamente deve guidare l’altro, ma più comunemente ci sarà una condivisione di responsabilità.
Se uno dei due partner tende a prendere sempre in mano le redini della coppia rischia di soffocare le attitudini dell’altro partner e non permette né a questo, né alla coppia di crescere ed evolversi. La coppia al suo interno ha delle strategie di potere che devono però bilanciarsi.
Può capitare invece che ci sia uno dei due che tende ad affidarsi completamente all’altro senza mai esprimere opinioni e conformandosi in tutto al partner. In questo caso è necessario che venga spronato dall’altro partner stimolandolo a prendere decisioni, esprimere proprie opinioni, prendere in mano la situazione.
Ci possono poi essere dei momenti in cui uno dei due partner è più debole o vulnerabile, allora in questi casi l’altro può prendere in mano la situazione, sostenendo il compagno e conducendolo. Capiterà poi un’altra occasione in cui sarà l’altro ad avere bisogno del suo sostegno.
L’alternanza dunque risulterà essere nella naturalità della vita di coppia, dove non c’è uno che guida o comanda sull’altro.  Importanti nella coppia sono infatti l’ascolto e il rispetto reciproci. È finito il tempo delle coppie dittatoriali dove la donna doveva solo ubbidire. Ma neanche si deve arrivare al femminismo sfrenato dove l’uomo è considerato solo un oggetto. La coppia deve tendere ad un rapporto paritario, come ho sottolineato nel post “La parità dei sessi“, che implica la condivisione di obiettivi ed il raggiungimento di un compromesso che tenga conto delle diverse identità che la formano e la rendono qualcosa di unico all’insegna della collaborazione.

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Nella coppia quando il passato viene letto in maniera negativa è segno che si è in un momento di forte crisi. Coppie che vivono momenti del genere saranno anche più propense ad avere un alto livello di negatività negli scambi e comunicazioni quotidiane.
Spesso si arriva ad un punto in cui assolutisticamente si vede tutto nero. Si perde la capacità di giudicare il rapporto con occhi obiettivi e si introducono parole del tipo “sempre” e “mai”. Come abbiamo detto in un altro post le parole che noi usiamo condizionano molto il nostro modo di vedere e considerare le cose. Quando cediamo all’assolutizzazione ci allontaniamo dalla realtà, perché gli eventi reali non possono essere sempre uguali. Quando invece cominciamo a recriminare il partner accusandolo di “essere sempre disattento nei nostri confronti”, di “non essere mai disponibile”, oppure consideriamo la nostra relazione “sempre brutta” o affermiamo che “le cose non sono mai andate bene” stiamo assolutizzando una situazione che nella realtà non potrà mai essere stata così terribile.
Quando la coppia ricorda il passato negativamente e utilizza questo materiale come fonte di costante rabbia nei confronti dell’altro mette a rischio la durata dell’unione. L’eccessiva negatività porta alla fine alla rilettura costante negativa anche del presente inquinando il benessere della coppia.
Vivere il legame di coppia in modo sano non vuol certo dire vedere tutto bello e positivo. Anche in questo caso la coppia rischia grosso poiché l’immagine della famiglia felice che vive spensierata in un mondo fatto di sole è fuori dalla realtà. Se ci si identifica con questa figura ideale della famiglia perfetta nel momento in cui è necessario affrontare la realtà ci si trova di fronte ad una discrepanza. Si deve fare i conti con un mondo che non collima con l’ideale e ci si può trovare spiazzati senza più punti di riferimento.
Nella coppia reale i momenti di felicità o benessere si alternano naturalmente con i momenti brutti. Se fosse vero che tutta la relazione è stata un fallimento ed è stata solo una sequela di fatti brutti allora perché è andata avanti fino a quel punto? O si è masochisti e incoscienti o forse vuol dire che nella realtà non è tutto sempre così brutto. Il che, in un ceto senso, aumenta l’indecisione, soprattutto quando ci si trova di fronte alla scelta se continuare o terminare una relazione.
Nella coppia che funziona armonicamente ognuno dovrebbe essere pronto ad assumersi la sua parte di colpa perché le cose non sono andate bene, ma anche la sua parte di riconoscimento per quello che ha funzionato. Insieme a ciò riconoscere quanto l’altro dal canto suo ha fatto. Si tratta di esprimersi autenticamente ed aprirsi onestamente, di collaborare insieme ad una soluzione comune e recuperare dopo un conflitto. La coppia sana non evita i conflitti, si confronta, alle volte scontra, ma mantenendo le discussioni circostanziate al problema e alla situazione attuale senza tirare fuori recriminazioni antiche e generalizzanti. Anche la coppia ha bisogno di guadagnare una prospettiva temporale che sia funzionale.

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I bambini lasciamoli fuori dalle liti

Si parla di: Famiglia, coppia

È recente la notizia di un bambino conteso tra il padre e la madre che viene trascinato via a forza dal padre. Purtroppo storie di bambini contesi sono frequenti.
È assolutamente sbagliato coinvolgere i bambini nelle liti tra genitori ed utilizzarli come merce di ricatto.
La relazione tra i genitori è qualcosa di diverso dalla relazione che questi hanno con i figli. Se ci sono dissapori all’interno della coppia non sono i figli a doverne pagare le conseguenze.
Allo stesso modo non fa bene e non serve a nulla denigrare apertamente l’altro genitore agli occhi del figlio.
Recenti ricerche hanno dimostrato come le liti dei genitori possono influire in maniera forte sul benessere psicologico dei figli. Questo non vuol dire che le coppie non possano o non debbano litigare, ma è bene cercare di gestire i conflitti in modo funzionale, nel modo meno violento e negativo possibile. Se i figli assistono alle liti dei genitori è bene che questi spieghino loro i motivi del contendere e che rendano partecipi i figli anche della pace ritrovata. Le burrasche possono capitare, ma poi si risolvono e ci si ama tutti ancora di più. Non lasciare situazioni irrisolte per giorni e giorni. La guerra fredda è deleteria tanto quanto il conflitto aperto. Il bambino non riesce ad inquadrare i motivi o le ragioni della tensione non risolta.
I bambini si affidano totalmente ai propri genitori, vederli in conflitto può generare un certo stato d’ansia. Il bambino difficilmente riesce a capire da solo i motivi del contendere, e decidere chi dei due può aver torto o ragione.
Soprattutto se la frequenza dei conflitti è elevata si può assistere ad alterazione della serenità del bambino con conseguenze anche sulla sua personalità. Possono a lungo andare svilupparsi disturbi psicosomatici del sonno o dell’alimentazione o ritardi nello sviluppo e nell’apprendimento.
I figli non possono essere arte del contendere, né bisogna cercare di trascinare un figlio verso sé allontanandolo dall’altro, i figli amano indipendentemente e allo stesso modo entrambe i genitori. I figli vanno salvaguardati dalle questioni di coppia.

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Come ridurre la negatività nella coppia?

Si parla di: coppia

La relazione di coppia è fatta dall’interazione tra due soggetti che creano una rete affettiva e comunicativa. Se questa rete è soggetta a negatività nelle sue normali interazioni ciò può devastare l’unione di coppia. Il conflitto è anche esso una parte della relazione, ma va gestito in maniera funzionale per non essere dannoso.
Abbiamo già visto quanto sia utile saper gestire in modo funzionale le strategie di potere all’interno della coppia. Ed anche quanto sia utile mantenere una comunicazione franca ed aperta.
Possiamo individuare quattro atteggiamenti negativi da evitare per ridurre la negatività.
Il primo è la critica. Non che non ci possa lamentare, ma la critica è sostanzialmente diversa dalla lamentela. La seconda è un semplice reclamo riguardante alcuni comportamenti dell’altro, è situazionale e relativa a quel preciso momento o comportamento. La critica invece è una vera e propria denuncia che si allarga dallo specifico caso per abbracciare tutta la persona. In pratica quando sorge un problema uno dei due partner decide di affrontare il discorso con l’altro incolpandolo dello stato delle cose. Esempio: “La casa è sempre in disordine perché TU sei disordinato!”. Molto spesso chi muove la critica si mette sopra di un piedistallo da cui giudica l’altro volendo sottolineare in cosa l’altro è sbagliato come persona. Leggete questo post per individuare il modo migliore per porre le vostre lamentele.
Il secondo atteggiamento da evitare è il disprezzo. Questo è spesso associato alla critica, anzi ne consegue. In genere si ha disprezzo quando una persona utilizza il sarcasmo, il cinismo, gli insulti, la beffa, lo scherno e l’umorismo ostile. In questo modo si comunica il disgusto per l’altra persona in maniera diretta e arrogante. Risultato: il conflitto tra i partner si inasprisce.
A questo punto normalmente compare il terzo atteggiamento negativo quello della difesa attaccante. Con ciò si vuole indicare un atteggiamento di difesa controproducente che consiste nel dare la colpa all’altro: “Il problema non sono io sei tu!”. Si continua in questo modo in una escalation di accuse e negatività reciproche. Difendersi non vuol dire accusare l’altro, ma esprimere in tono pacato le proprie ragioni senza volerle imporre all’altro.
Infine l’ultimo atteggiamento da evitare è l’ostruzionismo. Chiudersi a riccio ed evitare il confronto non aiuta a risolvere le questioni. È un modo per evitare la sensazione di essere sommersi che si verifica di solito quando un conflitto si aggrava. Infatti, mentre uno inveisce, l’altro si chiude in uno stentoreo silenzio, come a dimostrare che nulla può scalfirlo. In pratica il dialogo è chiuso ed è completamente inutile parlare, per evitare di esplodere.
Se si riesce però a mantenere una comunicazione funzionale e aperta non c’è bisogno di arrivare a tale chiusura.
Se invece questi atteggiamenti sono presenti all’interno della comunicazione di una coppia è segno che qualcosa non va e c’è rischio che si arrivi alla conclusione della relazione.

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Foto di D. Keith Robinson

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