Capita sovente che al termine di una relazione si passi il tempo a rimuginare sul “perché”, perché la storia sia finita, perché non si sia stati in grado di salvare la relazione, molte volte addirittura perché sia mai iniziata quella relazione.
Il ruminare continuo sul perché blocca l’individuo in un passato ormai andato, generando e aumentando sentimenti di rabbia o depressione. Non è tanto l’interrogarsi su cosa sia successo che è problematico, bensì il rimanere incastrati in un pensiero che è solo un circolo vizioso. Questo tipo di pensiero ha come unico risultato il continuare a pensare in modo ripetitivo, concentrandosi sul fatto che in quel momento ci si sente tristi, scoraggiati o depressi. Frasi tipiche di questa ruminazione sono: “perché è successo a me?”; “devo assolutamente capire perché proprio a me”; “perché mi caccio sempre nelle solite situazioni”; “perché sono sempre il solito sfigato”.
Per uscire dal tunnel del pensiero ossessivo non è dunque tanto utile interrogarsi sul “perché” ma bensì sul “come”. Il come è proattivo, proietta verso il futuro per superare le difficoltà. Pensieri di questo tipo sono simili ai seguenti: “come faccio a risolvere questa situazione?”; “come posso fronteggiarla?”; “come posso rimettermi in gioco?”; “come posso ridurre le conseguenze negative?”.
Capire dove si è sbagliato può essere utile per non commettere di nuovo gli stessi errori, ma la cosa principale è tornare a vivere e dunque trovare nuove strategie nel presente, qui ed ora.

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È bene fare le vacanze separati?

Si parla di: Amore, coppia

In linea generale non si può stabilire se sia bene o male fare le vacanze separati. Non c’è allo stesso modo nessuna legge o regola aurea che determini se sia meglio o no fare le vacanze insieme. Non si ravvisano contraddizioni se la scelta è concordata da entrambe le parti e se la scelta è fatta per motivi obiettivi seri. Possono esserci delle controindicazioni se la vacanza separati diventa la vacanza da “separati” ovvero una vacanza in cui ognuno agisce come se fosse single. Oppure nel caso che questo tipo di vacanza sia scelto per sfuggire ai problemi di coppia ignorandoli o sperando che si risolvano da soli.
Non c’è bisogno di essere sempre insieme per essere coppia, ci si sente in coppia anche quando si è lontani dal partner. Quindi vacanze separati non vuol dire agire come se non si avesse un partner.
I motivi per cui può capitare di fare vacanze separati possono essere diversi. Ci può essere il caso in cui i periodi di vacanza proprio non coincidono. In altri casi magari si hanno interessi tanto diversi da non riuscire a trovare una mediazione ed allora almeno una volta potrebbe essere il caso di optare per le vacanze separati. Ci sono persone poi con una spiccata tendenza individualista che sentono il bisogno di avere un po’ di tempo a disposizione per sé da soli.
È pur vero che la vacanza può essere un momento speciale per una coppia. In vacanza ci si sente più liberi e rilassati e si possono riscoprire momenti in più per l’eros ritrovando l’eccitazione e l’intesa appannata dalla routine quotidiana.
Per accettare di fare vacanze separati bisogna lavorare sulla propria gelosia, il che può determinare anche una bella iniezione di fiducia nel rapporto rafforzandolo. Quando poi si ritorna dal partner si può trovare nuovo slancio e più passione.

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Anche se il divorzio avviene con convinzione e accordo tra le due parti è pur sempre un evento difficile e stressante. Molto spesso è associato a sentimenti di colpa e auto-commiserazione. Sono questi due però proprio gli aspetti più negativi che impediscono una giusta e veloce elaborazione del divorzio.
La caratteristica essenziale da potenziare è la resilienza. Per un individuo, essere resiliente significa essere in grado di tornare a vivere dopo aver “subito l’urto” di un evento spiacevole, come può essere proprio la perdita della persona cara o di una parte importante della nostra vita come la vita matrimoniale.
Alcuni hanno una naturale propensione alla resilienza, altri purtroppo no. Per questo è importante apprenderla, ricevere un sostegno e un supporto che ci aiuti a svilupparla, la cosa migliore sarebbe avere la possibilità di svilupparla fin da piccoli.
Il punto focale è quello di riconoscere che i nostri punti di forza, detti anche fattori di protezione, possono superare i punti di debolezza cioè i fattori di rischio. Non siamo cioè solo deboli ed indifesi contro gli eventi della vita, ma possiamo prendere in mano le nostre risorse per riorganizzare la nostra vita.
L’atteggiamento giusto è mantenere un senso di indulgenza , gentilezza e comprensione verso se stessi. Prendere coscienza che si è un essere umano e che la possibilità di rottura di un matrimonio rientra nella normalità dei rapporti, non è un evento unico che dipende solo ed esclusivamente da noi. Seppur possa essere visto come un fallimento è un fallimento che accomuna diverse persone e che non fa di noi dei falliti in tutta la nostra vita. È solo in questa occasione e in questo rapporto che, per diversi motivi, noi non siamo riusciti ad andare avanti. Non vuol dire però che sia il fallimento di tutta una vita. Circoscrivere dunque a questo momento storico ed a questa occorrenza la nostra incapacità a mantenere la relazione e non generalizzarla a tutta la vita e a tutti i campi della nostra esistenza.
Siate amorevoli verso voi stessi, non provate sentimenti di colpa per il vostro passato, non siate punitivi e duri con voi stessi e soprattutto individuate e riconoscete i vostri punti di forza, questo vi permetterà di superare più rapidamente il trauma del divorzio.
Mantenete un atteggiamento che inscriva la perdita in una più grande esperienza umana attenua il senso di isolamento e colpa, lasciando di nuovo liberi di prendersi cura di se stessi ed aprirsi al futuro.
Tornare ad avere un vita piena dopo un divorzio si può così come tornare ad avere nuovi appuntamenti galanti, come abbiamo visto in questo post.
La vostra vita non è finita, ma deve essere coltivata con dedizione e cura in modo continuativo.

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Ci sono storie che durano tutta una vita mentre altre finiscono ad un certo punto, ma ci sono anche altre coppie che finiscono e poi riprendono. Tutto rientra nel normale ciclo della vita, ma quando si ha alle spalle un matrimonio finito spesso si ha timore a cominciarne uno nuovo.
Se si riesce a superare l’impasse del divorzio e si trova un nuovo amore ci si può anche risposare senza timore che il nuovo matrimonio debba nuovamente finire. Innanzitutto il nuovo/la nuova partner non è quello di prima e, secondo, se qualcosa è andato male nel passato non vuol dire per forza che anche in futuro vada male.
È però importante costruire il nuovo matrimonio in maniera funzionale. Una interessante ricerca condotta dalla storica Stephanie Coontz, che da anni studia l’evoluzione del matrimonio, ci mostra alcuni punti importanti su cui poter costruire in modo utile una nuova unione. Secondo una lunga serie di interviste da lei condotte con coppie convolate a seconde nozze è riuscita a delineare due fattori principali che determinano il successo di queste seconde unioni:
- i partner riconoscono gli errori fatti nel primo matrimonio e resistono dalla tentazione di gettare tutta la colpa solo sull’altro
- i partner abbandonano il comportamento basato su vecchie presunzioni e stereotipi sui ruoli sessuali.
La lezione che ci viene da questi risultati è importante: bisogna imparare dai propri errori. Alla fine di una relazione è molto facile incolpare l’altro di tutti o almeno la maggior parte delle cose andate male. Nella realtà in molti casi invece, sono entrambe i partner a doversi dividere la colpa del fallimento. Possono poi andare avanti all’infinito cercando di chi sia la causa di cosa senza però arrivare mai a nulla. L’atteggiamento più proficuo da tenere, ma anche il più difficile, è non andare a cercare di assegnare di chi è la colpa, ma piuttosto analizzare cosa non è andato bene ed imparare da questo per far in modo che la seconda volta vada meglio. La condotta è un po’ quella del tecnico sportivo che dopo una gara persa analizza cosa è stato fatto bene e cosa no sia da parte della propria squadra che dall’altra, per capire in cosa si può migliorare.
L’analisi deve naturalmente essere fatta in modo realistico, non pretendendo di rimanere ancorati alle proprie idee, mantenendo una mente aperta e critica.
Imparare dagli errori commessi nel primo matrimonio ci può dare una guida su come andare avanti nella nuova relazione. Ma è anche importante non fermarsi a questi errori e non rimanere fissati su questi. Individuateli e poi buttateveli alle spalle, la nuova relazione non sarà sicuramente come la vecchia. Il nuovo partner merita tutta la vostra attenzione e il vostro sforzo, ma merita soprattutto che voi vi concentriate su lui e non sull’ombra della vecchia relazione.
Dunque imparate dai vostri errori e poi lasciateli andare in modo da potervi concentrare sulla seconda unione e non dover mai pensare ad una terza.

Foto di Cindi Matthews

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La memoria è una capacità importante per la nostra vita e sopravvivenza. Ci permette di imparare o di lavorare, non può esistere alcun tipo di azione o condotta senza memoria. Attraverso la memoria si stabilisce una connessione tra il passato e il presente. Per questo è molto importante anche per la nostra identità. Attraverso la memoria e il rapporto tra il passato e il presente si costruisce il senso dell’identità. Attraverso di essa ci possiamo riconoscere dinamicamente anche se cambiamo con il tempo. La nostra identità può diventare un flusso dinamico nel tempo.
Alle volte però rimaniamo imprigionati nella memoria e non riusciamo più ad andare avanti. Questo accade molto spesso quando finisce un amore. In questi casi sarebbe bene dimenticare per tornare a ricordare. Dimenticare però non come cancellare totalmente, come accadeva nel film “Se mi lasci ti cancello”, ma nel senso di mettere quei ricordi da una parte. Tenerli in secondo piano per far spazio al presente. Nel post “Dimenticare l’ex” trovate alcuni suggerimenti su come ricrearsi una vita dopo la fine di un amore.
Ci sono molte occasioni anche nella vita quotidiana in cui è utile dimenticare. Immaginate ad esempio di avere un nuovo numero di cellulare, non è assolutamente utile ricordare il vecchio numero quando vi chiedono il numero di telefono. In quel caso dovete dimenticare per poter immagazzinare nuova informazione. Lo stesso esempio si può fare con il parcheggio. Ricordare dove ho parcheggiato la macchina oggi è una informazione rilevante, ma non è affatto utile, anzi può essere confusivo, ricordare dove l’ho parcheggiata ieri o l’altro ieri. Dobbiamo essere in grado dunque di aggiornare la nostra memoria così possiamo ricordare e pensare alle cose che sono rilevanti in questo momento per la nostra vita.
Se continuiamo invece a guardarci solo indietro non riusciremo mai a vedere cosa accade davanti a noi. Se non pensiamo al presente immaginare il futuro è impossibile.
La forza del dimenticare implica la forza di schiacciare pensieri ed elementi spiacevoli e dannosi e di richiamare al loro posto quelli utili che ci aiutano a costruirci anziché distruggerci. Imparare a dimenticare è altrettanto importante e funzionale dell’imparare a ricordare.
Se riusciamo a mettere da parte certi ricordi che ci bloccano, possiamo tornare a crearci nuovi ricordi che daranno meno potenza a quelli vecchi.
È bene dimenticare per rispettarsi e tornare a vivere la propria vita nel presente, che è l’unica vita che possiamo vivere.

Foto di AlicePopkorn

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