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Ops.. ve ne siete accorte, vero? La nostra rassegna stampa al femminile ha cambiato casa! Da oggi la trovate qui.

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(Ansa)Oggi a Milano cinque scienziate italiane vengono insignite del premio “L’Oréal Italia per le donne e la scienza “: cinque borse di studio di 5mila euro per sostenere le donne nella scienza grazie a L’Oréal e Unesco.
Un programma che a livello internazionale, con “For Women in Science“, in dodici anni ha insignito di premi o supportato nel proseguimento della loro carriera quasi 1.000 scienziate. Con 40.000 dollari nel corso di due anni, nel 2010 sono state finanziate nella loro ricerca altre cinque brillanti studiose: Rashika El Ridi (Africa e Stati Arabi), Lourdes J. Cruz (Asia-Pacifico), Elaine Fuchs (Nord America), Anne Dejean-Asse’mat (Europa), Alejandra Bravo (America latina).

E purtroppo c’è bisogno di simili incentivi, non solo perché la scienza è una salita impervia, ma soprattutto perché per il gentil sesso la fatica è raddoppiata. “La ricerca in Italia, al maschile come la femminile, - dice Patricia Cecchi, presidente dell’Associazione italiana donne medico del Lazio (Aidm) - non è sufficientemente sostenuta. Ma le donne sono più penalizzate”. In un settore dove il precariato regna, devono scegliere tra carriera e famiglia. “All’università - spiega - sono molte le donne costrette a rinviare progetti familiari, senza nessuna certezza per il futuro”.
Nei laboratori di ricerca le donne faticano il doppio per fare carriera. E devono spesso rimandare, se non rinunciare alla maternità. “Per rimanere ‘nei dintorni’ di un posto, conquistato a fatica, che potrebbero perdere”.
Essere mamme, al solito, sembra un privilegio da pagare a duro prezzo e non una normalità sociale che le istituzioni dovrebbero supportare.

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(Ansa)Nel Regno Unito Bretagna della più aperta Chiesa anglicana è polemica. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto nella cattolicissima Italia.
Da lunedì al di là della Manica, su Channel 4, andrà in onda il primo spot informativo sull’aborto.
Si tratta di uno spazio promosso e ottenuto dalla organizzazione “Marie Slopes International” e che apparirà per la prima volta durante la trasmissione The million pound drop nonostante i gruppi antiabortisti avessero chiesto ripetutamente la messa la bando.

A far scattare i permessi della Clearcast Uk, l’organizzazione che esamina i corto pubblicitari, è stato il fatto che l’organizzazione, che solo lo scorso anno ha effettuato 65.000 interruzioni di gravidanza, è una charity no profit, anche se di fatto riceve dal Servizio sanitario inglese circa 35 milioni di euro l’anno.
Nello spot, della durata di 30 secondi, non sarebbe comunque mai pronunciata la parola ‘aborto’ ma solo la frase, riferita naturalmente al ciclo mestruale, “Sei in ritardo?”.
“Lo spot intende solo fornire informazioni in modo che le donne sappiano a chi si devono rivolgere senza essere giudicate” ha spiegato Julie Douglas, direttore marketing della Marie Stopes. “Nonostante il fatto che una donna su tre in Gran Bretagna abortisca a un certo punto della sua vita, il tema non viene ancora discusso né onestamente né apertamente”.

Al di là dei propri credo personali, l’aborto è una realtà, su cui le donne devono essere informate. Non è ora di smetterla coi tabù moralistici?

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Flickr.com/photos/itsallaboutmich/437598911Tra un semaforo e un dare precedenza, vi capita di girare lo specchietto su di voi e dare una ripassata a rossetto e rimmel? Suvvia, non abbiate paura di confessarlo tanto siete in buona compagnia: tra i guidatori il 13% (presumibilmente composto soprattutto da lady) ammette di truccarsi mentre è alla guida!

E fosse solo questo… Il 25% si pettina o si cambia i vestiti, ed alcuni maschietti (5%) addirittura si radono mentre sono al volante! Tra gli intervistati della ricerca di Lindberg International commissionata da Jabra, il 10% afferma di leggere giornali o riviste, il 5% di giocare con i video game, il 28% digitare sms dal telefono cellulare.
La maggior parte dei guidatori (72%), poi, prende la macchina come un fast food e si rifocilla regolarmente mentre è alla guida. Ma l’abitudine migliore lungo la strada ve la devo ancora svelare. Pronte? Il 29% degli intervistati dichiara di baciare mentre è al volante e il 15% fa sesso!

Ora capisco perché i numeri di incidenti stradali sono sempre piuttosto preoccupanti. Bello il piacere delle carni e del proibito, sì sì, ma c’è luogo e luogo per cedervi, no?

(Foto da Flickr di Michelle Brea)

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(Apcom)Eppure di campagne di prevenzione ne è pieno il mondo della scuola come riviste e tv. Eppure già da bambini sono noti i danni del fumo. Ma non c’è niente da fare, tenere la sigaretta in mano negli adolescenti è ancora simbolo fascinoso, e ancor più per le ragazzine, che fumando si sentono forse di affrancarsi da tutti e tutto, piccole Marlene Dietrich accattivanti e sfrontate.

È infatti boom di baby-fumatori: sono 1,3 milioni gli italiani che accendono la prima sigaretta tra i 15 e i 24 anni e l’85% inizia a fumare prima del 18esimo anno d’età, sotto l’influenza degli amici. Milano vanta il triste primato di città con il più alto numero di giovani fumatrici: tra i 15 e i 24 anni una ragazza su tre (37%) è già habitué della sigaretta, mentre a livello nazionale le donne fumatrici si concentrano soprattutto nella fascia d’età tra i 25 e i 64 anni.
Questi i risultati di un’indagine Doxa, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, presentata in vista del prossimo 31 maggio, Giornata Mondiale senza Tabacco.

Di fronte a questi dati per il 31 lancio una proposta alle mamme: una chiacchierata costruttiva con chi ha giovani figlie fumatrici, per dissuaderle, per far trovare nuovi modelli di fascino al di là delle “bionde”. A volte poche parole di cuore fanno più di campagne di sensibilizzazione nazionale.

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