Essere femministe in Iran

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(www.lefigaro.fr)Il femminismo non è affatto fuori moda e ormai inutile. In Iran ci sono ancora le “streghe”, e hanno tanta strada da fare e coraggio da immolare. 

Fondatrice della rivista Zanan, di cui oggi è vietata la pubblicazione, Shahla Sherkat ha risvegliato le coscienze di migliaia di iraniane che vivono sotto il giogo dei mullah. Ora racconta la sua lotta in un libro uscito in Francia, (Zanân, le journal de l’autre Iran, CNRS Éditions).
Shahla si muove veloce per le strade di Teheran, indifferente ai ritratti giganti di Khomeini che adornano le vie, in un momento in cui l’Iran sta celebrando il trentesimo anniversario della rivoluzione islamica. Zanan - “Donne” in Farsi -, era una rivista femminile d’avanguardia, coraggiosa e libera, nata nel 1992 e chiusa dalle autorità nel 2008. Ma Shahla non si è data per vinta e nel suo libro racconta la storia del femminismo in Iran, di cui è stata uno dei pionieri.
Zan er Ruz (La donna di oggi) è una delle prime riviste per cui ha lavorato: in copertina una madre in chador contornata dai suoi bambini. “È il primo giornale per cui ho lavorato” racconta Shahla. “È l’immagine del potere, che nelle iraniane non vede altro che madri di famiglia e spose”.
Ogni settimana Shahla incontra la sua vecchia equipe, una ventina di persone. Nasreen, 30 anni, giornalista, trattiene a fatica le lacrime dopo 24 ore passate alla prigione di Evin. Ne ha pubblicato un racconto in Zanân. “Sono stata arrestata dopo una manifestazione pacifica” racconta. “Ho visto delle adolescenti che passavano mesi in cella d’isolamento per aver avuto relazioni sessuali col loro ragazzo”.
(Le Figaro)

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