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(Ansa)Nel Regno Unito Bretagna della più aperta Chiesa anglicana è polemica. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto nella cattolicissima Italia.
Da lunedì al di là della Manica, su Channel 4, andrà in onda il primo spot informativo sull’aborto.
Si tratta di uno spazio promosso e ottenuto dalla organizzazione “Marie Slopes International” e che apparirà per la prima volta durante la trasmissione The million pound drop nonostante i gruppi antiabortisti avessero chiesto ripetutamente la messa la bando.

A far scattare i permessi della Clearcast Uk, l’organizzazione che esamina i corto pubblicitari, è stato il fatto che l’organizzazione, che solo lo scorso anno ha effettuato 65.000 interruzioni di gravidanza, è una charity no profit, anche se di fatto riceve dal Servizio sanitario inglese circa 35 milioni di euro l’anno.
Nello spot, della durata di 30 secondi, non sarebbe comunque mai pronunciata la parola ‘aborto’ ma solo la frase, riferita naturalmente al ciclo mestruale, “Sei in ritardo?”.
“Lo spot intende solo fornire informazioni in modo che le donne sappiano a chi si devono rivolgere senza essere giudicate” ha spiegato Julie Douglas, direttore marketing della Marie Stopes. “Nonostante il fatto che una donna su tre in Gran Bretagna abortisca a un certo punto della sua vita, il tema non viene ancora discusso né onestamente né apertamente”.

Al di là dei propri credo personali, l’aborto è una realtà, su cui le donne devono essere informate. Non è ora di smetterla coi tabù moralistici?

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LaPresse Per qualcuno forse è sollecitare una presa di coscienza. Per me è pura violenza psicologica.
La nuova legge sull’aborto approvata dallo stato dell’Oklahoma costringe le donne a vedere l’ecografia dell’embrione o del feto prima di abortire. In più non potranno più denunciare il medico che ha nascosto loro malformazioni del bambino emerse durante la gestazione.

Le donne che intendono interrompere volontariamente la loro gravidanza, secondo questa nuova normativa, dovranno sottoporsi a un’ecografia prima dell’intervento. Quindi dovranno ascoltare da parte del dottore una dettagliata descrizione del concepito, del suo cuore, del profilo e dei suoi organi interni. La legge non prevede eccezione alcuna per le donne in stato interessante perché vittime di incesti o di stupri.
A volte il mondo invece di progredire sembra andare all’indietro.

2 commenti

L’esterno della clinica di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Bari (Ansa)Io lo considero un successo. Ma so che tanti accaniti pro-vita (come se chi ricorre all’aborto non sia comunque pro-vita) lo vedranno come un abominio: finalmente la RU486 ha avuto la sua prima applicazione in regime ordinario in Italia. Ovviamente con attorno tutto il baruffar tipico italiano.

A Bari c’è stato il primo caso di donna sottopostasi al trattamento abortivo con la pillola RU486. 25 anni, ieri ha firmato ed ha lasciato il Policlinico sotto la sua responsabilità. Le indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità prevedono in realtà tre giorni di ricovero ma, come in ogni ricovero, è ammessa la possibilità di firma e uscita dall’ospedale prima dei tempi consigliati.
“Dopo la somministrazione dell’Ru486 è libera di farlo, mette una firma e va via. Noi non la possiamo trattenere”, ha spiegato Nicola Blasi, della prima clinica ostetrica. Deve però ritornare dopo 48 ore per la somministrazione del medicinale per completare il ciclo terapeutico. Altrimenti rimane incompleto l’iter dell’aborto medico”.

La donna, protetta da un cordone di medici e sanitari per salvaguardare la sua privacy, è rimasta giustamente infastidita da tanto clamore… Giustamente, non capisce tutto questo parlare di un farmaco che in Italia conta già oltre tre mila casi di utilizzo pre-registrazione durante le fasi della sperimentazione. Misteri tutti tricolori.

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(Flickr.com/photos/pedrosimoes7/125686247)Il 20% delle gravidanze finisce in aborto. Ma quello che più sorprende è che il 60% delle interruzioni di gravidanza deriva da coppie sposate o conviventi more uxorio. Ebbene sì, in seno a coppie stabili, che hanno giù un’abitazione, già organizzate in modo familiare. E per lo più si tratta di famiglie con tenore di vita medio.

Lo dice l’Associazione matrimonialisti italiani, che commenta : “È evidente che per molti italiani l’aborto è ancora considerato alla stregua di un contraccettivo“. Effettivamente il dato fa riflettere…

Secondo l’Ami è necessaria una maggiore azione di sensibilizzazione e di educazione sessuale e che i contraccettivi siano distribuiti gratuitamente quantomeno nelle scuole superiori e a chi ha un reddito basso. Per di più “solo una donna italiana su due è a conoscenza che, dopo il parto, la madre può decidere di non riconoscere il figlio in assoluto anonimato e senza conseguenze giuridiche”.

(Foto da Flickr di pedrosimoes)

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(LaPresse)Di certo se dovesse varcare le soglie del Belpaese creerà le solite polemiche tutte tricolori. Intanto la pillola per la contraccezione d’emergenza che funziona fino a cinque giorni dal rapporto a rischio (due in più rispetto a quella ora in uso in Italia), potrebbe arrivare presto anche da noi.

L’azienda che detiene il brevetto, la francese Hra Pharma, ha infatti già chiesto all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) il via libera per mettere in commercio il farmaco ElleOne, già in uso in Gran Bretagna, Francia e Germania.

La nuova pillola a base di ulipristal acetato ha un tasso di successo del 97,9%, paragonabile a quello della pillola del giorno dopo. La RU 486, invece, ovvero la pillola abortiva, dovrebbe essere pronta per il commercio con scatola e bugiardino in italiano per metà febbraio.

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