Nel Regno Unito Bretagna della più aperta Chiesa anglicana è polemica. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto nella cattolicissima Italia.
Da lunedì al di là della Manica, su Channel 4, andrà in onda il primo spot informativo sull’aborto.
Si tratta di uno spazio promosso e ottenuto dalla organizzazione “Marie Slopes International” e che apparirà per la prima volta durante la trasmissione The million pound drop nonostante i gruppi antiabortisti avessero chiesto ripetutamente la messa la bando.
A far scattare i permessi della Clearcast Uk, l’organizzazione che esamina i corto pubblicitari, è stato il fatto che l’organizzazione, che solo lo scorso anno ha effettuato 65.000 interruzioni di gravidanza, è una charity no profit, anche se di fatto riceve dal Servizio sanitario inglese circa 35 milioni di euro l’anno.
Nello spot, della durata di 30 secondi, non sarebbe comunque mai pronunciata la parola ‘aborto’ ma solo la frase, riferita naturalmente al ciclo mestruale, “Sei in ritardo?”.
“Lo spot intende solo fornire informazioni in modo che le donne sappiano a chi si devono rivolgere senza essere giudicate” ha spiegato Julie Douglas, direttore marketing della Marie Stopes. “Nonostante il fatto che una donna su tre in Gran Bretagna abortisca a un certo punto della sua vita, il tema non viene ancora discusso né onestamente né apertamente”.
Al di là dei propri credo personali, l’aborto è una realtà, su cui le donne devono essere informate. Non è ora di smetterla coi tabù moralistici?

Per qualcuno forse è sollecitare una presa di coscienza. Per me è pura violenza psicologica.


