Per il mio compleanno volevo quest’anno qualcosa di speciale. Avevo deciso la meta: Roma e lo scopo era quello di  visitare delle mostre. Una di queste, Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga, è ospitata fino al 2 giugno nelle sale del Chiostro del Bramante, a due passi da Piazza Navona. Controllando sul sito gli orari (è uno dei pochi aperti anche il lunedì) ho scoperto che dentro al Chiostro si può anche dormire! Ci sono infatti due appartamenti disponibili: il più piccolo si chiama la Casa delle Campane (120 euro a notte per 2 persone) e ha un terrazzino interno in cui si può fare colazione; la Torretta, invece, è per 4 persone, costa 330 euro e ha una terrazza sui tetti di Roma. Vi verranno consegnate le chiavi dell’appartamento, una cartina e un elenco di posti vicini in cui andare a mangiare, scelti tenendo conto della qualità. In casa troverete anche il caffè, oppure potete scendere il giorno dopo alla caffetteria dove gli ospiti hanno il 10 per cento di sconto.

Una notte qui è una notte speciale: i visitatori se ne vanno all’ora della chiusura e il Chiostro, con il magnifico loggiato, è tutto per voi. Se poi capita, come è successo a me, che piova a dirotto, il giorno dopo scendete, visitate le mostre (oltre a Brueghel è stata inaugurata il 26 febbraio anche una personale di Silvio Balestra) e, superata la caffetteria, entrate nella Sala delle Sibille: si chiama così perché da qui, attraverso un vetro, potete vedere  i preziosi affreschi di Raffaello che raffigurano i Profeti e le Sibille della Cappella Chigi di Santa Maria della Pace. Un’immersione nella bellezza architettonica, nell’arte e, usciti di qui, nel cuore di Roma. A due passi dal Pantheon, ci andate a piedi, c’è la trattoria di Armando, cucina romana doc e la vecchina che entra a vendere i fiori come se il tempo si fosse fermato. Buona Roma!

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In montagna a Bardonecchia/1

Si parla di: Hotel, Italia, Ristoranti

Premessa: non ho case al mare o in montagna. Quindi nel weekend sono libera di scegliere fra diverse mete e, quando mi muovo, in genere provo e sperimento posti nuovi. Però alla fine del 2012, tornando a Bardonecchia (è la quarta volta che ci vado, l’anno scorso l’ho “tradita” per l’Alta Badia) ho provato la  sensazione di sentirmi a casa. E anche questo ha reso la vacanza più piacevole. Ora vi passo le mie dritte, a partire dal posto in cui ho dormito (e mangiato).

L’hotel Villa Myosotis: ristorante superlativo e camere vintage a due passi da via Medail. Via Medail è la via chiusa al traffico che taglia in due il centro di “Bardo”. Questa  cittadina dell’Alta Val di Susa, vicina al confine con la Francia e meta di sciatori, ha diversi negozi, bar e ristoranti. In via Medail si passeggia su fino al borgo vecchio e giù fino alla stazione. C’è gente, ma l’atmosfera è rilassata. Sarà la parlata torinese (Torino dista 90 km e tanti qui hanno la seconda casa) saranno i modi gentili dei negozianti o sarà che io in vacanza vedo tutto troppo rosa? Comunque l’Hotel Villa Myosotis di Iole e Paolo Romano che scelgo quando vengo qui è appartato, silenzioso ma uscendo in 3 minuti si è in via Medail. La villa risale agli anni Trenta e al piano terra c’è la sala del ristorante Biovey: la parola nel dialetto di Bardonecchia (chiamato patois) significa “bellavista”, ed era quello del primo ristorante di Paolo (dal 1992 al 2001), che si trovava, sempre a Bardonecchia, in regione Biovey. Quello attuale conta 38 coperti interni (16, in estate, in giardino) in una sala color crema, “arredata” principalmente da tende in tessuto importante.

Oltre alla carta ci sono a disposizione due menu, uno con carne (43 euro) e uno senza (40 euro), ognuno di 5 portate. Soldi spesi bene, credetemi. Alcuni piatti sono una delizia, come quelli nelle foto qui sotto. In più, lo chef Paolo offre un assaggio della sua giardiniera (che ho poi comprato e portato a Milano insieme al sugo di pomodoro), un tris di assaggini e, se scegliete i piatti alla carta e non prendete il dessert, arriva una scatola che si apre in tre e dentro ci sono i dolcetti. Ottima e fornita la cantina.

Se vi fermate anche a dormire, troverete al risveglio biscotti, croissant, torte e succhi (alle pere e alla rosa canina) tutti fatti in casa e sistemati nel buffet della saletta per le colazioni in cui i tavoli hanno come base delle vecchie macchine da cucire a pedale restaurate. Paolo produce, con farine biologiche macinate a pietra, tutti i tipi di pasta, pane e grissini del ristorante e i prodotti per la prima colazione. Veniamo alle camere: sono 8, dedicate a Biancaneve e ai 7 nani. Io ero da Mammolo (la numero 2), una camera bon bon con vecchi mobili di famiglia, pareti fucsia, tende verdi, piastrelle del bagno anni Sessanta. Date un’occhiata al listino prezzi sul sito: la mezza pensione o la pensione intera sono davvero convenienti. Io ho scelto camera con colazione, in alta stagione (26-31 dicembre) ho pagato 90 euro al giorno.

La camera numero 2, quella di Mammolo.

Gli altri ristoranti: l’Etable. Uno dei posti che a Bardonecchia mi fanno sentire a casa è l’Etable (anche questo a due passi, su via Medail, tel. 012296973). Gentilissimi i proprietari che servono in sala, Antonella e Giuseppe detto Peppo, mentre in cucina c’è Stefania, sorella di Antonella. Una sera mi sono presentata all’orario di apertura, 19.30, dicendo che volevo cercare di andare al cinema un’ora dopo e loro mi hanno assicurato che ce l’avremmo fatta. A proposito: il cinema Sabrina, a due passi dal ristorante, è di proprietà della famiglia Cassolini dal 1965. Ora viene gestito da Marco, che stacca i biglietti, e dalla moglie Elena alla cassa. All’interno, manifesti di Audrey Hepburn e una programmazione che accontenta grandi e piccoli.

Ma torniamo all’Etable, che in patois significa “stalla”. «Siamo da 14 anni in via Medail, ma prima eravamo nel borgo vecchio in un locale ricavato da una stalla» spiega Peppo. «Da noi si trovano piatti di montagna, piatti consistenti, una cucina non magra». In realtà, troverete porzioni abbondanti ma condite il giusto e ve lo dice una che è perennemente a dieta. Io amo in particolare la zuppa d’orzo e il cavolo rosso con il cumino. Mi piacciono anche il vitello tonnato, le rape con lardo e maggiorana, il cotechino con verza e purea di mele. Poi ci sono la polenta, lo spezzatino di cervo… Provate anche i dessert: torta di nocciole e cioccolato tiepido con panna liquida e cacao, bonet e panna cotta. Ho scelto quest’ultimo, facendo un’eccezione perché la panna cotta nei ristoranti spesso è quella già pronta e collosa. Quella dell’Etable è semplicemente perfetta: giustamente tremolante e servita con la marmellata di rabarbaro (o in altri abbinamenti). Se la bottiglia non la finite, potete chiedere il tappo e portarla a casa.

La zuppa d'orzo... per 2!

All’Etable, mi raccontano, ci vanno già i figli dei figli dei loro abituali avventori. Poi capitano anche dei clienti che vanno un po’ troppo di fretta, senza magari aver prenotato. «Qui si viene per mangiare con calma» sottolinea Antonella. «Qualche volta mi capita che non mi facciano elencare i dolci. Io invece sono contenta di poter dire quello che abbiamo preparato, anche se poi uno non prende nulla». A chi non ordina il dessert, comunque, arrivano biscotti e caramelle cri cri (quelle tonde al cioccolato ricoperte con la granella colorata).

Il ristorante pizzeria Cianfuran

Se c’è il sole si va al Cianfuran. Dieci minuti con la macchina e si sale alla frazione di Millaures, Dopo averla superata, facendo ancora un po’ di curve, si arriva al piazzale del Residence Cianfuran che gestisce anche il vicino residence La Gleise, costituito da baite. Al Cianfuran, 1600 m di altezza circa, ho affittato un paio di anni fa un monolocale con soppalco (letto matrimoniale più divano letto) e mi sono trovata benissimo: il rapporto qualità-prezzo è buono, il complesso ha tutto in ordine, mette a disposizione una navetta per raggiungere le piste e si può pranzare e cenare in un ristorante con terrazza che io consiglio anche a chi non soggiorna qui perché, quando c’è una bella giornata di sole senza vento, si può mangiare all’aperto. In caso di brutto tempo, si sta dentro, dove tutto è caldo e comodo.

Particolarità del posto? Oltre ad avere una carta ben fornita che comprende anche le pizze, offre la possibilità di mangiare il pesce, sotto forma di piatti semplici come i frutti di mare e gli spaghetti alle vongole in bianco. E sia la coppia che lo gestisce sia il personale sono gentilissimi (Ristorante Pizzeria Cianfuran: tel. 012299054). Quando dico gentilissimi per me significa:

1. non ti assillano
2. ti servono nei tempi giusti
3 puoi occupare il tavolo tutto il tempo che vuoi
4 a quel punto posso anche perdonare il cameriere che, richiesto di dare delucidazioni su un piatto, risponde: Vado a chiedere in cucina…

Per le famiglie è ottimo anche l’Hotel Jafferau a cui si arriva direttamente con l’ovovia e si è sulle piste. Per me è un po’ troppo affollato, soprattutto durante le feste ma il rapporto qualità-prezzo è buono e c’è anche l’animazione.

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In genere, è più facile che si decida di andare a New York che a Washington. Io sono stata nella capitale la settimana scorsa e vi passo qualche informazione, non si sa mai…

Washington/New York: viene spontaneo fare il confronto. La prima è decisamente più rilassata, meno frenetica e meno attraente per lo shopping (anche se quello nei musei è irresistibile, dalla penna al gadget a tema). Ah, non ci sono grattacieli, a parte quelli che potete vedere passeggiando lungo il fiume Potomac dove potete fare, a due passi dalla città, una bella passeggiata.

Lungo il Potomac ci sono panchine e aree per gustarsi la passeggiata sul fiume.

La natura in città: oltre al Potomac, Washington ha un parco, il Rock Creek Park, che l’attraversa. Quando dico parco, intendo proprio un parco americano con tanto di ranger, aree pic nic e scoiattoli che qui trovate anche in pieno centro, abituati a cercare il cibo a due passi dalla  gente.

Da Capitol Hill alla Casa Bianca: è il classico percorso che attraversa tutto il Mall, un “rettangolo” (lungo 3 km) con al centro alberi, giardini e monumenti nazionali importanti come il Lincoln Memorial, il Washington Monument. È qui che dagli anni Sessanta si sono svolte le proteste contro le guerre, dal Vietnam all’Iraq e dove Martin Luther King pronunciò il famoso discorso “I Have a Dream”. Ai lati, uno dopo l’altro, ci sono importanti musei. In giro, tanti turisti, molti americani, e persino coppie di sposi che si fanno fotografare sullo sfondo della cupola del Congresso.

Capitol Hill, sede del Congresso americano

È molto piacevole percorrere il Mall a tratti. Io sono arrivata qui in metro (Smithsonian la fermata) e l’ho percorso per andare a vedere la National Art Gallery (vi consiglio sia l’ala East, con quadri di pittura contemporanea, più breve e veloce, sia la West, decisamente più impegnativa) e l’Hirshhorn (foto sotto a sinistra) con il suo Giardino delle sculture che ospita, fino al 24 febbraio, Circle of animals dell’artista cinese Ai Weiwei (foto sotto a destra), presente anche dal 7 ottobre con una mostra dal titolo According to what?. Se visitate questa zona e avete bisogno di fare uno spuntino, vi consiglio di entrare al National Museum of the american indian e di andare al suo Mitzitam cafè: troverete un self service con diverse cucine: americana, del centro e sud America (foto qui sotto al centro).

Georgetown: l’ho lasciata per ultima, ma in realtà è al primo posto tra i miei luoghi preferiti in questa città. Ci sono andata e tornata più volte. Qui si concentrano diversi negozi, da quelli più conosciuti come Gap ad altri marchi americani come Madewell, Loft e Kate Spade. Ma qui si va anche a pranzo o a cena, perché ci sono un sacco di bar e ristoranti. La concentrazione dei locali, invece, è nel quartiere Adams Morgan.

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Notte al Castello La Rocchetta

Si parla di: Hotel, Italia

Dormire in un castello fa sempre un certo effetto. Il Castello La Rocchetta di Sandigliano per me significa “casa”. Nel senso che ci sono andata solo un paio di volte lo scorso anno, una sotto le feste di Natale,  ma visto che mi ha accolto benissimo e che ci troviamo nel Biellese, dove sono nata e cresciuta, mi ci sono affezionata. Non so se mi ricapiterà di passare da quelle parti, ma sono contenta di aver scoperto un posto come se ne trovano pochi. E ve lo suggerisco.

È in un luogo silenzioso ma a soli 4 km da Biella.

È stata restaurato in modo perfetto e gli appartamenti sono più che confortevoli. Arredati con gusto, sono perfettamente riscaldati d’inverno e ognuno ha una sua particolarità, in cui convivono il recupero del passato e scelte più moderne. Io ho dormito nel numero 5 (che conserva affreschi originali del Trecento), perfetto per una coppia. E nell’8, indicato per una famiglia visto che ha 2 camere da letto. In entrambi i casi avete a disposizione la cucina e per la colazione potete fare da voi oppure scegliete la sera prima dalla lista quello che volete (tutto dal croissant alle torte è di qualità) e indicare alla reception a che ora desiderate che venga portata il mattino dopo.

Per la cena, si può andare al ristorante Il Faggio di Pollone: ci sono stata diverse volte in passato, so che gode ancora di buona fama e anche il posto non vi deluderà.

La camera da letto dell'appartamento numero 5.

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A Ovada, fra rocche e vigneti

Si parla di: Italia, Ristoranti

Ovada, per me, comincia a diventare un posto famigliare. Ci sono stata lo scorso anno, ma solo di passaggio una sera. Il giorno dopo ho avuto appena il tempo di fare un giro in paese e ripartire. Mi è piaciuto l’insieme di palazzi, alcuni un po’ delabré (in puro stile piemontese, anche se qui siamo a due passi dalla Liguria, in mezz’ora si arriva a Celle, beati gli ovadesi). Dunque siamo nell’Alto Monferrato, ma il mare a due passi arriva fin qui anche in tavola e chi ama il pesto, le alici fritte il baccalà alla ligure può gustarli alla Pignatta (Vico Madonnetta 18, tel. 0143821650), una trattoria in centro, di quelle “alla buona”, dove si mangia non spendendo troppo (25 euro circa) e si urla un po’, perché quando c’è il soffitto a volta l’acustica non ci guadagna.

Il cortile della Cascina Maddalena

Tornando al paese, è piacevole fare soste al bar, mangiare un buon gelato, entrare in enoteca. Fuori dal centro ci sono diversi bed and breakfast, molte aziende agricole o vinicole. Io ho dormito alla Cascina Maddalena dove Anna, la titolare, è per me la padrona di casa perfetta: molta cura nelle stanze e nella colazione, massima libertà di sentirsi a proprio agio “nel suo territorio”: l’ampia cucina è sempre aperta agli ospiti, l’amaca in giardino invita a un dolce far niente e usciti dalla cascina si può camminare fra alberi di mele e cani che fanno la voce grossa dietro ai recinti. In questi giorni, Anna sta finendo la vendemmia dei 5 ettari di vigna da cui ricava il suo Dolcetto (pernottamento: 70 euro la doppia con la colazione). A proposito di colazione: focaccia con il mosto, formaggi Montebore, miele, marmellata di uva e albicocche fatte in casa, frutta fresca, yogurt, torta di mele e, a richiesta, anche uova… Il caffè arriva nella moka, il gatto Mamy vi fa compagnia e voi da qui non ve ne andreste più.

L'entrata della Trattoria Alla Rocca a Rocca Grimalda

Prima di lasciare la cascina, fate un giro nella vicina Rocca Grimalda. Ha un castello e un belvedere come se ne vedono pochi. Il paese, però, è un po’ depresso, peccato perché potrebbe essere uno di quei posti come se ne vedono tanti d’Oltralpe e invece ha un’aria tristanzuola. Il Belvedere, per esempio, non ha un bar all’altezza e io che mi pregustavo un aperitivo prima di cena ho preferito andare direttamente al ristorante. Andateci anche voi, perché qui sì che vi tirate su. La trattoria Alla Rocca, con uno splendido dehor, vi delizia con antipasti misti alla piemontese, costolette d’agnello, ravioli e tanti altri piatti di ottima qualità. Purtroppo non ce l’ho fatta ad assaggiare i dolci, come mi capita spesso (35 euro a testa circa con il vino).

Ah, se siete da queste parti e tornate verso Milano, avete anche a portata di mano anche l’outlet di Serravalle.

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Folegandros, la Svizzera delle Cicladi

Si parla di: Europa

LA PRIMA IMPRESSIONE. Vi spiego subito il titolo di questo post. La prima impressione, da subito, è stata quella di un’isola perfetta. Pulita, ordinata, perfino le sedie disposte davanti ad alcuni bar sembravano messe ad arte per creare un’armonia perfetta. La “clean island”, così definita in una guida comprata sul posto, mi sembrava troppo perfetta. Poi, visto che non è grande, mi sono detta: una settimana sarà più che sufficiente per stare qui. Alla fine di quella settimana ho avuto la certezza che ne poteva seguire un’altra, e un’altra…

LE SPIAGGE

Agali: è una delle mie preferite. Ci si arriva dalla Chora in 15 m con l’autobus. Anche qui, come in altre spiagge ci sono delle tamerici. Per avere ombra bisogna arrivare presto e sistemarsi sul lato sinistro sotto alla roccia naturale: in agosto ci si ripara fino all’ora di pranzo. Da Agali partono le barche che portano in pochi minuti alle spiagge di Agios Nikolaos (con tamerici sulla spiaggia e quindi ombra, più un paio di bar-ristoranti, tra cui in alto la taverna Papalagi) e Livadaki. Sempre da qui partono anche i sentieri per Galifos (spiaggia con case dove non arriva corrente elettrica e si vive con i lumi a petrolio), Agios (20 m) e Fira (10 m). Nessuna spiaggia, a Folegandros, è attrezzata.

Il giro dell’isola
Avviene 3 volte la settimana e, a seconda del tempo che fa, la barca percorre uno dei versanti con sosta in 5 spiagge. Se le condizioni lo permettono, fa il giro dell’intera l’isola. A bordo c’è posto fino a 55 persone e l’organizzazione è perfetta: le soste per il bagno vanno dai 15 ai 30 minuti, un po’ di più quando un paio di volte la barca attracca per far scendere a terra. Il costo è onestissimo: 28 euro, compreso un pranzo leggero, melone, dolcetto e un bicchierino di raki prima di entrare in porto. Ci siamo fermati alla grotta Chrisospilia, a Vorina (ci arriva solo il sentiero), a Georgios (auto e sentiero), ad Aghios Nikolaos (in barca o a piedi) e a Katergo (sentiero), una delle più belle. Per prenotare il giro, trovate un ufficio al porto e uno nella Chora, dove sono indicati anche gli orari dei traghetti e delle navi veloci.

Ristoranti sulla spiaggia
Io ne ho provati due ad Agali. Il primo è Panorama, ottimi mezes, insalata di patate, cipolla e capperi, al prezzo di 18 euro in due. Pasithea, invece, ha spesso pesce fresco, una terrazza con vista eccezionale sul mare e qui ho scelto: seppia alla griglia, peperoni lunghi e stretti farciti, tope (pesce fritto) al costo di 35 euro in due. Ci sono anche le camere, costano 75 euro in agosto compresa la colazione e si ha un 15 per cento di sconto sul ristorante. Niente male per chi vuole svegliarsi vedendo il mare e in 2 minuti scendere giù in spiaggia.

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Mykonos: ultime spiagge e 10 consigli

Si parla di: Europa

Questa che vedete è la spiaggia di Agios Sostis. Come quella di Panormos si trova a nord, quindi più esposta ai venti. Però è di un fascino unico, in spiaggia ci sono anche alcune tende fisse e comunque il vento non impedisce di godersi il sole e fare i bagni (delle scarpette rendono più comoda l’entrata in acqua). Scendendo verso la spiaggia, preceduta da una minuscola baia anche quella accessibile, sentirete salire un profumo che vi farà venire la tentazione di entrare subito da Kiki, famosa taverna con pergolato in una posizione incantevole. Famosa anche perché minimal chic: non ha insegne, è semplice e fuori c’è sempre la fila per entrare. Non resta che aspettare e quando Vassili vi chiama vi sentirete come quelli che arrivano nelle oasi del deserto, tanta è la voglia di gustare anche voi i piatti che avete visto passarvi sotto al naso.

Una delle amache dell'Hotel San Giorgio a Mykonos

Prima di lasciare l’isola e prendere l’aliscafo per Folegandros, ecco gli ultimi consigli su Mykonos:

1 Mykonos è molto più ventosa delle altre isole, tenetene conto se non amate il vento dalla mattina alla sera.

2 La Chora (il centro del paese) vi può fare un effetto diverso a seconda di dove iniziate ad attraversarla. Infilarsi nelle stradine partendo dalla stazione degli autobus vorrà dire ricavare subito un’immagine turistica al cento per cento, con negozietti di souvenir uno dopo l’altro. Diverso l’effetto se si arriva dal porto vecchio e si percorre la strada che affianca l’insenatura con la spiaggia.

3 Little Venice ha prevalentemente ristorantini turistici e il pubblico è garantito dalla posizione: i locali si affacciano sul mare e da qui si vede il tramonto. Una sera sono andata al Sunset, servizio squisito, menù quello che ci si aspetta e non altro.

4 Per godervi la Chora andateci a pranzo o prima di cena. Io avevo eletto il bar Così a mio posto preferito, all’incrocio di un paio di stradine. Potete sedervi, ordinare un’insalata, un club sandwich o un caffè freddo (che in tutte le isole servono in versione gigante) e guardare il via vai. Alla sera la Chora viene invasa dai crocieristi che fanno tappa a Mykonos: prima di partire ho contato 4 navi ancorate nel porto nuovo.

5. Nelle spiagge come Paraga, Paradise e Superparadise a un certo punto parte la musica. Se amate il silenzio queste spiagge non fanno per voi. All’ora dell’aperitivo poi si balla. Isola trasgressiva? Al Kalua di Paraga Beach ballavano anche i bambini. Nella discoteca Paradise ho visto un sacco di giovani con in mano… una bottiglietta d’acqua. Dei veri salutisti.

6. La backery all’ingresso di Ano Mera: impossibile descrivervi che cosa troverete fra dolce e salato, a prezzi convenientissimi. È tutto fragrante e ci sono molte proposte al cioccolato, particolarmente apprezzato nelle isole.

7. I ristoranti segnalati da Aegean Cousine sono particolarmente buoni e servono piatti locali. Cercate il simbolo all’ingresso dei locali.

8. In genere, nei menu trovate segnalato qual pesce è surgelato. Se non ci sono distinzioni, domandate al cameriere: ve lo dirà a voce.

9. Se volete vedere la maggior parte delle spiagge dell’isola è necessario affittare una macchina, una quad o un motorino. Purtroppo, pochissimi girano indossando il casco.

10. L’Hotel San Giorgio, di cui si trovano ottime offerte on line, è un boutique hotel fra le spiagge Paradise e Paraga che si raggiungono a piedi in pochi minuti. Ha una piscina, camere spaziose e silenziose e una prima colazione fra le più buone che abbia mai assaggiato e servita fino alle 11: anguria, frutta fresca, yogurt, miele, uova, formaggi, salumi, croissant dolci e salati, muffin… Nutella! Altri pregi: nessuno vi disturba per farvi la camera, il personale è ottimo, tutti sono rilassati, ma efficienti. Clientela internazionale.

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Mykonos: cucina da gourmet

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Verso la Chora passando dal porto vecchio

Ero arrivata in Grecia con l’idea che la cucina fosse rimasta quella di un bel po’ di anni fa, quando avevo girato tutta Creta mangiando suvlaki (spiedino di carne), moussaka (sformato di carne e melanzane), insalata greca, dolmades (involtini di foglia di vite ripieni di riso) e un po’ di pesce. Da allora sono cambiate molte cose. Il livello della qualità è cresciuto, tanto che molte carte dei vini hanno anche etichette di vino biologico e in alcuni locali ci sono chef che reinterpretano i piatti in modo creativo. Ecco qualche esempio.

La sala del ristorante Fhos

Da Fhos per scoprire la nuova cucina greca: si trova in una via tranquilla della Chora (il centro principale) a cui si arriva facilmente dal porto vecchio. Fhos in greco significa luce e qui a illuminare i piatti ci pensa lo chef  Giannis Baxavanis. La sala del ristorante, progettata da uno studio di design, è semiricoperta da una “pergola” in legno, una scultura con aperture triangolari. L’atmosfera è perfetta: musica scelta da Katerina (naturalmente le ho chiesto se aveva il cd e ce l’aveva!), un bancone semicircolare dove prendere l’aperitivo in attesa del tavolo e una volta seduta ho scelto: polpettine vegetali con cozze in guazzetto, crostini con i ricci, seguiti da una zuppetta di pesce e da pesce al forno con verdure. L’uso della feta è notevole: accompagna anche i frutti di mare, aggiunta in versione delicata si scioglie nel fondo di cottura.

Il locale è molto frequentato dai greci e, se si vuole trovare un difetto anche qui, come in altri ristoranti, lo chef va a salutare fra i tavoli solo chi conosce. Non è carino, ti fa sentire veramente di passaggio, mentre i piatti e il servizio mi avevano fatto pensare di essere degna di una totale attenzione (costo per due: 150 circa per due con bottiglia di vino). Anche lo chef de La cucina di Daniele si comporta così, ma qui non mi e dispiaciuto non stringergli la mano, perché non gli avrei fatto i complimenti. All’estero non vado mai nei ristoranti italiani, ma avevo fatto un’eccezione perché si trova lungo la strada per Ano Mera e prometteva piatti particolari. Delusione per la tartare di scorfano servita sugli zucchini a julienne, così come per il dentice al forno. Porzioni piccole, interpretazioni banali, prezzo sostenuto.

Il banco del pesce del Caprice

Da Caprice per una cena romantica quasi piedi nell’acqua: quando ho chiesto a Spiros, il mio punto di riferimento in albergo, di prenotarmi un tavolo in questo noto ristorante sul mare alla fine di Little Venice, la parte di Mykonos con un bar dopo l’altro dove andare a vedere il tramonto, il giorno dopo era curioso di sapere se il posto mi era piaciuto di più per l’incredibile posizione o per il pesce. Immaginatevi una veranda e oltre alla veranda ancora alcuni tavolini  quasi sul mare, in un punto in cui si infrangono le onde. Il ristorante, pieno, era alle mie spalle, io vedevo davanti a me solo la luna, le stelle e la spuma del mare alla luce di una lanterna. Quindi 10 e lode per la posizione, ma anche il pesce era buono, scelto da me e Andrea all’entrata, in vista su un bancone, poi pesato e cotto in una delle due grandi griglie (l’altra è per la carne). I greci sono dei veri maestri con la griglia potete fidarvi. Meno fiducia davano degli enormi gamberoni king size, ma solo nel senso che non sembravano di provenienza mediterranea. Insomma, come al solito, per il pesce ci vuole occhio! Costo: 170 euro con doppia porzione di green boiled, una verdura che mi piace moltissimo e che troverò anche a Folegandros (in pratica delle erbe selvatiche), altre verdure bollite, pane con olio e olive, naturalmente il vino. Esiste anche, non molto distante, il Caprice Bar da cui vedere il tramonto.

Da M-eating per l’ambiente giovane e i piatti innovativi: chef giovanissimo e già bravissimo. Il locale è sempre nella Chora, ha tavolini che danno sul passeggio e un’ampia terrazza. Qui ho mangiato un antipasto a base di funghi e formaggio (disposti a torre, con un formaggio delicato fatto alla piastra) e l’agnello, servito con una provetta da cui far scendere le gocce d’olio. In due, prendendo due piatti a testa e il vino, si pagano 120 euro.

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Mykonos: le spiagge

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Non so se capita anche a voi ma a me quando piace un posto mi immagino tornando a casa di vivere come se fossi ancora là. Quindi nel caso di Mykonos mi vedo preparare per le cene con gli amici enormi quantita di tzatziki che mi sto rendendo conto è buono con tutto, con la carne, i pomodori… Un consiglio per l’insalata greca: oggi l’ho mangiata servita su un fondo di pane tipo le friselle pugliesi, potrebbe essere un’idea da replicare. Ho fatto finora delle foto niente male, ma la linea qui dove scrivo non è delle migliori quindi per ora poche foto e tante info.

Mi diverto anche a mandare sms a Microbo, il gatto di Manu, che mi risponde “Adorata zietta senza pelo…”. Qui vedo sempre gatti e quando al ristorante o in albergo chiedo come si chiamano mi rispondono immancabilmente: No name, anche se mi rassicurano che stanno bene. Come non crederci? Qui il clima e fantastico, secco, non si sente il caldo ma si vive al caldo, i greci sono gentili, si stressano solo alla guida dell’auto. Ma passiamo alle spiagge. Finora vincono Paraga Beach e Agios Sostis:

Tavolini del Kalua con sullo sfondo la spiaggia di Paraga.

1. In fondo l’ultima parte è libera e con degli alberelli quindi se non si vuole affittare l’ombrellone con i due lettini (12 euro, prezzo identico in tutte le spiagge dell’isole, come in Italia no?) ci si può sistemare li all’ombra, cosa che ho fatto io che avevo dimenticato in albergo gli asciugamani e, salvata da un pareo, ho fatto lo stesso un paio di bagni.
2. Ha un ottimo ristorante, il Kalua con i camerieri che indossano le maglie di Zidane, Beckham.. Non ho scoperto perché, anche loro non ne capiscono la ragione visto che il proprietario è greco… Tutti qui sono rilassati, meno lo chef che si vede come sia ben concentrato perché sul tavolo arrivano mezes e kebab infilato in bastoncini di lemon grass con pitta, pomodori e tzatziki di ottima qualità: porzioni abbondanti per un totale di 30 euro compresi acqua e caffe greci (il conto arriva dentro un cartoncino con la scritta La punition).
In alcuni ristoranti, come questo, vi chiedono all’inizio del pranzo o della cena se desiderate del pane, intendonoquello condito con olio, qui servito anche con del burro. D’accordo e buono ma poi come si fa a mangiare tutto il resto? E comunque lo pagate a parte.

Paradise Beach

Paradise Beach. Qui si viene anche la sera, tardi, per ballare al Paradise, la discoteca all'aperto.

Come la precedente e la successiva si trova a sud, quindi vi sto parlando delle spiagge meno esposte al meltemi e, in teoria, anche quelle più affollate. Sia Paraga che Paradise sono per lo più attrezzate, con comodi lettini e materassino. In Italia mi avevano detto che già al mattino verso le 11 le avrei trovate invase della folla, i giovani che tirano l’alba e poi vanno in spiaggia a dormire o ci arrivano tardi. Ok, la musica si sente e se proprio volete il silenzio assoluto direi che non fa per voi. Diciamo che c’e quell’atmosfera rilassata di chi ha solo voglia di divertirsi. Pubblico molto giovane sia al Paraga che al Paradise ma che si mescola in modo naturale alle altre età, liberi tutti di stendersi al sole, bere, nuotare, senza barriere, senza pregiudizi.

Agrari Beach

A questa spiaggia si arriva attraverso una strada ai cui lati corrono muretti bassi di pietra per chilometri, si incrociano quad, una marea di motorini, ogni tanto nei campi senza un filo di erba si vedono asini o mucche. Il paesaggio è brullo, battuto dal vento che concede solo tregua là dove una depressione del terreno fa sì che si crei una zona più riparata e quindi dove e possibile che crescano piante da frutto o semplicemente oleandri. Dopo curve e dossi (la strada è un saliscendi che percorro con la macchina a noleggio, indispensabile per vedere tutta l’isola, soprattutto le spiagge, il costo e di circa 45 euro al giorno) la strada corre in basso verso il mare ed ecco Agrari Beach. Qui c’e una parte attrezzata, ma prevale la zona libera e chi vuole può anche divertirsi con le moto d’acqua, che a me non piacciono però qui al momento ce ne sono solo un paio. Io mi sorseggio con piacere un Illy al bar sotto le piante. Tutto perfetto? Sì se lo sguardo sulla spiaggia va verso destra, girando a sinistra verso la montagna invece si vede lo scheletro di un complesso residenziale. I lavori sono sospesi d’estate per non infastidire i turisti, ma poi riprenderanno, a cura di un proprietario greco che già possiede altri alberghi. Peccato, era un posto isolato, meno affollato, addirittura con un albergo in riva al mare come se ne trovano pochi (mi vengono in mente per darvi un’idea Le Dune di Piscinas in Sardegna e l’Hotel dei pini alle Bombarde di Alghero). Fascino perso per speculazione edilizia. Non vi ho mai detto nulla del mare, qui e nelle altre spiagge. Bello e con la temperatura giusta, invitante anche quando tira vento forte.

Ornos
Consigliato da Spiros, in albergo, a cui ho chiesto quale era quella piu riparata oggi che tirava un gran vento, e stata una delusione. Piccola, e io sono abituata alle precedenti, più grandi. Affollata, se non prenotate un lettino il giorno prima difficilmente troverete posto. Rimane solo un fazzoletto di spiaggia libera fino alle 14, poi si riempie anche quello. Ma soprattutto è piena zeppa di italiani e i bar sulla spiaggia se la tirano un sacco (perfetto per un certo tipo di italiano). Scappo e mi viene da dire: tenetevi Ornos!

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Mykonos: il monastero di Ano Mera

Si parla di: Europa

Primo giorno a Mykonos: Paraga Beach

Sono a Mykonos da un paio di giorni. Prima di partire avevo chiesto a un’amica che viene spesso da queste parti, Renata, qualche consiglio e i suoi sono stati:
- una cena romantica al Caprice
- un aperitivo al tramonto con spettacolo di Drag Queen all’Elisir
- alla taverna Kiki di Agios Sostis Beach
- alla spiaggia di Panormos e di Kalafatis
- il monastero di Anos Mera

Comincio da quest’ultimo, che dista 6 km circa dal centro di Mikonos e che decido di visitare oggi che il cielo e velato e non fa molto caldo, anzi c’è un vento piuttosto forte. Il monastero ha l’entrata che dà su una piazza molto graziosa, un po’ in stile francese, circondata tutt’intorno da ristorantini. Apre alle 15, quindi c’e tempo per sedersi da To Steki Tou Predrou (è quello segnalato anche dalla Routard) e ordinare un piatto di mezes, gli antipasti: tzatziki, taramosalade (con le uova di pesce), fava (purea di fave) e Melitzanosaláta con le melanzane, seguiti dal pastisio, che è una specie di pasta al forno con uno strato spesso di besciamella sopra. E tutto buonissimo (dal mio arrivo ordino sempre le mezes quindi sto diventando un’esperta, le servono anche al Kalua a Paraga Beach ma di questo posto vi parlerò ancora). Con un litro d’acqua e una birra grande il conto è di 29 euro per due persone.

La visita al monastero è velocissima, un monaco controlla che non si facciano fotografie con il flash e non ha un’aria cortese. Però il giro attorno alla chiesa, anche se breve, ha il suo fascino, fra alte mura bianche e bouganvillae. Curiosità: la Lonely Planet non cita nemmeno questo posto, indica solo le spiagge. Eppure vale proprio la pena di venirci.

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