A Bologna al Caminetto d’oro e al suo Bistrot

Ma che freddo faceva a Bologna il 17 gennaio scorso? Poco dopo sarebbe caduta anche un sacco di neve, più che a Milano. Io quel giorno avevo bisogno di riprendermi dal gelo, così sono entrata al Caminetto d’oro e lì ho trovato un piatto strepitoso: si chiama Il nostro bollito in tazza, assaggio di lingua, polpettone fracosta di manzo di razza romagnola d.o.p, coda, cotechino e le sue verdure bollite (carote, sedano e zucchine), servito con la salsa verde tradizionale. Scelta difficile quella da fare per un ospite che si sieda qui e scorra il menu, perché ci sono anche i tortellini e le tagliatelle preparate come diocomanda. Il ripieno dei tortellini e il brodo si fanno secondo la ricetta di famiglia di Gino Carati, che ha 84 anni e si occupa anche del pane e della crescenta (la focaccia salata). Sempre lui cucina il ragù e nemmeno la moglie può metterci lo zampino. Bisogna considerare che la moglie è la chef!.

Se avete fretta e dovete prendere un treno (la stazione è a 12 minuti) c’è anche il bistrò Twinside dove, sbirciando prima di infilarmi il cappotto, ho notato sui tavoli l’olio e gli altri condimenti che possono servire a tavola sistemati dentro alle cassette del vino, quelle che magari arrivano a Natale in regalo e su un lato hanno stampato il nome del produttore. Bella l’idea, da copiare. Al bistrò la cucina è aperta in orario continuato. Questo significa che chi vuole mangiare un piatto di pasta alle 5 del pomeriggio, e magari dare un’occhiata alla carta dei vini o delle birre, è accontentato.

I protagonisti del Caminetto d’oro
Gino Carati ai tortellini & co.
Maria Di Giandomenico coniugata con Gino Carati: ai fornelli con pentole e padelle
Paolo Carati, il frutto dell’amore di Gino e Maria: all’accoglienza, gestione della sala, allenatore del personale cucina, si occupa dei vini (sommelier professionista da vent’anni) e degli spiriti in genere. La moglie lo definisce “la testa pensante e facente, molto facente, della società, il creativo, il motore, l’anticipatore, l’inventore, il risolutore (razza in via di estinzione)”.
Flavia Dehò Carati, l’amore di Paolo, se consultata afferma di stare nelle retrovie: amministrazione, comunicazione urbi et orbi, organizzazione prenotazioni, organizzazione mostre fotografiche ed eventi eno gastro et culturali  al Caminetto e al Twinside, insomma quello che si vede quando è già fatto e non ci si pensa nemmeno che qualcuno ci ha lavorato per realizzarlo.

La “formazione” che avete appena letto l’ho ricostruita una volta tornata a casa. Del Caminetto d’oro volevo saperne di più. Anche perché mi chiedevo come mai sul biglietto da visita ci fosse un cucchiaio d’oro e anche a tavola ne avessi trovato uno per gustare il bollito in tazza. «Ho “giocato” un po’ con il nome del locale, ereditato dalla precedente gestione, e con il tortellino che è un piatto della tradizione, un rito, una festa e che cosa c’è di meglio per celebrarlo del più prezioso dei metalli?» spiega Flavia Dehò. «In realtà la tagliatella mi ammiccava, perché anche lei con il ragù fa la sua bella figura nella cucina emiliana. Ma le punte della forchetta non sono così seducenti come la rotondità del cucchiaio, che ha vinto la partita ed è diventato il simbolo del locale». Gioco, passione, competenza, due suoceri…dalle mani d’oro e una nuora entusiasta che mi ha contagiato nelle nostre corrispondenze. In questo caso il sistema familistico all’italiana funziona! Eccome se funziona.

Gli altri lo giudicano così: la Guida l’espresso assegna al Caminetto d’oro il punteggio di 14/20.

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