Per il mio compleanno volevo quest’anno qualcosa di speciale. Avevo deciso la meta: Roma e lo scopo era quello di  visitare delle mostre. Una di queste, Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga, è ospitata fino al 2 giugno nelle sale del Chiostro del Bramante, a due passi da Piazza Navona. Controllando sul sito gli orari (è uno dei pochi aperti anche il lunedì) ho scoperto che dentro al Chiostro si può anche dormire! Ci sono infatti due appartamenti disponibili: il più piccolo si chiama la Casa delle Campane (120 euro a notte per 2 persone) e ha un terrazzino interno in cui si può fare colazione; la Torretta, invece, è per 4 persone, costa 330 euro e ha una terrazza sui tetti di Roma. Vi verranno consegnate le chiavi dell’appartamento, una cartina e un elenco di posti vicini in cui andare a mangiare, scelti tenendo conto della qualità. In casa troverete anche il caffè, oppure potete scendere il giorno dopo alla caffetteria dove gli ospiti hanno il 10 per cento di sconto.

Una notte qui è una notte speciale: i visitatori se ne vanno all’ora della chiusura e il Chiostro, con il magnifico loggiato, è tutto per voi. Se poi capita, come è successo a me, che piova a dirotto, il giorno dopo scendete, visitate le mostre (oltre a Brueghel è stata inaugurata il 26 febbraio anche una personale di Silvio Balestra) e, superata la caffetteria, entrate nella Sala delle Sibille: si chiama così perché da qui, attraverso un vetro, potete vedere  i preziosi affreschi di Raffaello che raffigurano i Profeti e le Sibille della Cappella Chigi di Santa Maria della Pace. Un’immersione nella bellezza architettonica, nell’arte e, usciti di qui, nel cuore di Roma. A due passi dal Pantheon, ci andate a piedi, c’è la trattoria di Armando, cucina romana doc e la vecchina che entra a vendere i fiori come se il tempo si fosse fermato. Buona Roma!

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A Ovada, fra rocche e vigneti

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Ovada, per me, comincia a diventare un posto famigliare. Ci sono stata lo scorso anno, ma solo di passaggio una sera. Il giorno dopo ho avuto appena il tempo di fare un giro in paese e ripartire. Mi è piaciuto l’insieme di palazzi, alcuni un po’ delabré (in puro stile piemontese, anche se qui siamo a due passi dalla Liguria, in mezz’ora si arriva a Celle, beati gli ovadesi). Dunque siamo nell’Alto Monferrato, ma il mare a due passi arriva fin qui anche in tavola e chi ama il pesto, le alici fritte il baccalà alla ligure può gustarli alla Pignatta (Vico Madonnetta 18, tel. 0143821650), una trattoria in centro, di quelle “alla buona”, dove si mangia non spendendo troppo (25 euro circa) e si urla un po’, perché quando c’è il soffitto a volta l’acustica non ci guadagna.

Il cortile della Cascina Maddalena

Tornando al paese, è piacevole fare soste al bar, mangiare un buon gelato, entrare in enoteca. Fuori dal centro ci sono diversi bed and breakfast, molte aziende agricole o vinicole. Io ho dormito alla Cascina Maddalena dove Anna, la titolare, è per me la padrona di casa perfetta: molta cura nelle stanze e nella colazione, massima libertà di sentirsi a proprio agio “nel suo territorio”: l’ampia cucina è sempre aperta agli ospiti, l’amaca in giardino invita a un dolce far niente e usciti dalla cascina si può camminare fra alberi di mele e cani che fanno la voce grossa dietro ai recinti. In questi giorni, Anna sta finendo la vendemmia dei 5 ettari di vigna da cui ricava il suo Dolcetto (pernottamento: 70 euro la doppia con la colazione). A proposito di colazione: focaccia con il mosto, formaggi Montebore, miele, marmellata di uva e albicocche fatte in casa, frutta fresca, yogurt, torta di mele e, a richiesta, anche uova… Il caffè arriva nella moka, il gatto Mamy vi fa compagnia e voi da qui non ve ne andreste più.

L'entrata della Trattoria Alla Rocca a Rocca Grimalda

Prima di lasciare la cascina, fate un giro nella vicina Rocca Grimalda. Ha un castello e un belvedere come se ne vedono pochi. Il paese, però, è un po’ depresso, peccato perché potrebbe essere uno di quei posti come se ne vedono tanti d’Oltralpe e invece ha un’aria tristanzuola. Il Belvedere, per esempio, non ha un bar all’altezza e io che mi pregustavo un aperitivo prima di cena ho preferito andare direttamente al ristorante. Andateci anche voi, perché qui sì che vi tirate su. La trattoria Alla Rocca, con uno splendido dehor, vi delizia con antipasti misti alla piemontese, costolette d’agnello, ravioli e tanti altri piatti di ottima qualità. Purtroppo non ce l’ho fatta ad assaggiare i dolci, come mi capita spesso (35 euro a testa circa con il vino).

Ah, se siete da queste parti e tornate verso Milano, avete anche a portata di mano anche l’outlet di Serravalle.

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Giro sul lago di Como

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Ho (ri)scoperto il lago grazie a un weekend che ora vi racconto.

Prima tappa: Como
Seconda tappa: Sala Comacina
Terza tappa: Isola Comacina
Quarta tappa: Moltrasio

Prima tappa: Como
A Como ci sono arrivata all’ora di pranzo. Fa piuttosto caldo, ma riesco a trovare un posto oltre che fresco anche tranquillo. È il Crotto del Sergente. Di crotti in questa zona ce ne sono tanti e il nome indica un locale che, per le sue caratteristiche naturali, era perfetto un tempo per conservare i cibi. Con il tempo è poi diventato un posto tipico in cui gustare i prodotti locali nelle zone del lago di Como, della Valchiavenna e del Canton Ticino. Questo che vi segnalo risale al ’700: imboccate la strada, arrivate in fondo e sulla destra troverete una bella casa con all’esterno due terrazze e di fronte un bosco. Si sta al fresco (il crotto è all’interno, fatevelo mostrare da Dusan, l’efficiente e simpatico cameriere) e, a pranzo, si mangia a soli 15 euro scegliendo fra Piatto unico, Leggero o Alternativo. Formula vincente, proposta per soddisfare chi viene qui in settimana dall’ufficio e vuole mangiare benissimo a un prezzo onesto (comprensivo di 1 bicchiere di vino, acqua e caffè). Ecco un esempio, tratto dal menu del 31 luglio: Piatto Unico: Zucchine tonde ripiene con risotto allo zafferano, Tartare di manzo al coltello, Insalata. Piatto Leggero: Insalata di pizzoccheri estivi, Tagliata  di cavolo, patate. Piatto Alternativo: Pennette al pesto ligure, Bocconcini di pollo panati con frutta secca, verdure. Alla sera, invece, il menu è alla carta.

A Como, uno dei tavoli all'aperto del Crotto del Sergente.

Seconda tappa: Sala Comacina
Da Como ho raggiunto Sala Comacina. Qui siamo sulla sponda Clooney e l’effetto si sente. Vale a dire che le nuove case costruite vista lago le affittano a 5.000 euro al metro quadro. Alcune le vendono ancora, ma soprattutto agli stranieri, fra cui gli inglesi. Che stravedono per un matrimonio a Villa Balbianello (appartiene al Fai e si può visitare fino all’11 novembre dalle 10 alle 18) o per una settimana nella villa acquistata da Richard Branson, proprietario della Virgin, affittata a prezzi stratosferici. Per un romatico weekend io vi consiglio la stanza numero 9 (ha due finestre e un balconcino che guardano l’Isola Comacina) della Taverna Bleu, boutique hotel di 15 camere affacciato sul lago con un giardino dove farete colazione. Peccato che il sito non mostri le camere e dia un’idea di eleganza che può spaventare i meno abituati alle formalità: in realtà è molto più alla mano e informale di quanto sembri, a partire dal direttore che lo gestisce. Il prezzo è di 195 euro con la colazione.

Il carpaccio d'ananas con il gelato ai frutti di bosco servito alla Tirlindana di Sala Comacina..

Usciti da qui si prende una stradina che passa fra le case del paese e raggiunge la piazzetta in riva al lago dove si può gustare il pesce di lago a La Tirlindana, nei tavoli all’aperto di fronte all’Isola Comacina (io ho assaggiato il lavarello al forno con pancetta dorata e sono rimasta stupita dall’ananas tagliato sottile come vedete nella foto: quante volte ve lo propongono così?).

Terza tappa: Isola Comacina
In 5 minuti il vaporetto vi porta sull’isola, dove vi aspetta una piacevole passeggiata di mezz’ora per attraversarla tutta. Di ritorno all’imbarcadero c’è il bar di Miria: va fiera del suo nome e lo spiega con il fatto che all’epoca ai suoi genitori era stato rifiutata la possibilità di registrarla come Myriam, di fatto Miria doveva essere per quei tempi strano lo stesso però venne accettato. Si lamenta del maltempo, che quest’anno fa venire meno turisti. Come riconoscere il vero pesce persico? Mi risponde: ha la carne rosa e non bianca!

Quarta tappa: Moltrasio
Risalendo da Sala Comacina, mi sono fermata a pranzo alla Trattoria del fagiano di Moltrasio. Una vera trattoria, con signora un po’ burbera (sarà per il mio accento milanese? Poi a furia di farle dei gran sorrisi ha rivelato il suo lato nascosto, che naturalmente era dolcissimo). I miei vicini hanno mangiato pizzoccheri, gnocchi, coniglio con polenta (fuori ci sono 30 gradi). Io ho ordinato tris di antipasti (c’era anche il lardo ma era così buono…), tagliatelle al sugo di lepre e roast beef con i funghi (25 euro).

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Ma che freddo faceva a Bologna il 17 gennaio scorso? Poco dopo sarebbe caduta anche un sacco di neve, più che a Milano. Io quel giorno avevo bisogno di riprendermi dal gelo, così sono entrata al Caminetto d’oro e lì ho trovato un piatto strepitoso: si chiama Il nostro bollito in tazza, assaggio di lingua, polpettone fracosta di manzo di razza romagnola d.o.p, coda, cotechino e le sue verdure bollite (carote, sedano e zucchine), servito con la salsa verde tradizionale. Scelta difficile quella da fare per un ospite che si sieda qui e scorra il menu, perché ci sono anche i tortellini e le tagliatelle preparate come diocomanda. Il ripieno dei tortellini e il brodo si fanno secondo la ricetta di famiglia di Gino Carati, che ha 84 anni e si occupa anche del pane e della crescenta (la focaccia salata). Sempre lui cucina il ragù e nemmeno la moglie può metterci lo zampino. Bisogna considerare che la moglie è la chef!.

Se avete fretta e dovete prendere un treno (la stazione è a 12 minuti) c’è anche il bistrò Twinside dove, sbirciando prima di infilarmi il cappotto, ho notato sui tavoli l’olio e gli altri condimenti che possono servire a tavola sistemati dentro alle cassette del vino, quelle che magari arrivano a Natale in regalo e su un lato hanno stampato il nome del produttore. Bella l’idea, da copiare. Al bistrò la cucina è aperta in orario continuato. Questo significa che chi vuole mangiare un piatto di pasta alle 5 del pomeriggio, e magari dare un’occhiata alla carta dei vini o delle birre, è accontentato.

I protagonisti del Caminetto d’oro
Gino Carati ai tortellini & co.
Maria Di Giandomenico coniugata con Gino Carati: ai fornelli con pentole e padelle
Paolo Carati, il frutto dell’amore di Gino e Maria: all’accoglienza, gestione della sala, allenatore del personale cucina, si occupa dei vini (sommelier professionista da vent’anni) e degli spiriti in genere. La moglie lo definisce “la testa pensante e facente, molto facente, della società, il creativo, il motore, l’anticipatore, l’inventore, il risolutore (razza in via di estinzione)”.
Flavia Dehò Carati, l’amore di Paolo, se consultata afferma di stare nelle retrovie: amministrazione, comunicazione urbi et orbi, organizzazione prenotazioni, organizzazione mostre fotografiche ed eventi eno gastro et culturali  al Caminetto e al Twinside, insomma quello che si vede quando è già fatto e non ci si pensa nemmeno che qualcuno ci ha lavorato per realizzarlo.

La “formazione” che avete appena letto l’ho ricostruita una volta tornata a casa. Del Caminetto d’oro volevo saperne di più. Anche perché mi chiedevo come mai sul biglietto da visita ci fosse un cucchiaio d’oro e anche a tavola ne avessi trovato uno per gustare il bollito in tazza. «Ho “giocato” un po’ con il nome del locale, ereditato dalla precedente gestione, e con il tortellino che è un piatto della tradizione, un rito, una festa e che cosa c’è di meglio per celebrarlo del più prezioso dei metalli?» spiega Flavia Dehò. «In realtà la tagliatella mi ammiccava, perché anche lei con il ragù fa la sua bella figura nella cucina emiliana. Ma le punte della forchetta non sono così seducenti come la rotondità del cucchiaio, che ha vinto la partita ed è diventato il simbolo del locale». Gioco, passione, competenza, due suoceri…dalle mani d’oro e una nuora entusiasta che mi ha contagiato nelle nostre corrispondenze. In questo caso il sistema familistico all’italiana funziona! Eccome se funziona.

Gli altri lo giudicano così: la Guida l’espresso assegna al Caminetto d’oro il punteggio di 14/20.

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