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E’ opportuno condividere in ufficio un problema personale?

E' opportuno condividere in ufficio un problema personale?

Ormai da qualche tempo siamo rientrate al lavoro e abbiamo ormai ripreso la routine, abbiamo inserito i figli a scuola e riavviato il menage familiare. Tutto questo assorbe soprattutto a noi donne moltissime energie.

E’ giusto condividere questo stress in ufficio? E andando oltre,  se abbiamo un serio problema, un genitore malato, un marito che ci tradisce, un figlio che beve troppo… possiamo confidarci in ufficio?

Il mio consiglio è che molto dipende dall’ambiente in cui si lavora.  Se è un ambiente altamente competitivo forse non è il caso. Certo, se questa mancanza di comunicazione e condivisione vi pesa troppo forse l’ambiente stesso non è il più adatto per voi.

Purtroppo mantenere un atteggiamento professionale quando la vita personale è molto faticosa non è facile.

L’importante è non perdere la concentrazione, staccare la mente per quanto possibile!

La tecnica è molto simile a quella che si usa negli attacchi di panico: non togliere l’attenzione da ciò che ci circonda, vivere il presente al minuto,  al secondo. Tanto in quel momento non potrete cambiare o fare nulla perchè dovete lavorare!

Se vi confidate con un collega esplicitate il fatto che avete bisogno di “sfogarvi”, nulla di più.

A livello pratico non dimenticatevi di chiedervi se questa confidenza può produrre degli esiti concreti per voi.
Ad esempio:
- una collega vi può aiutare,  svolgendo per un periodo un carico di lavoro normalmente affidato a voi?
- il vostro superiore sarebbe disposto a ridurvi l’orario di lavoro?

Se quello che cercate è solo un ascolto forse è meglio rivolgersi alle amiche o ad un professionista; se invece la confidenza è un modo velato per chiedere un favore allora è molto meglio chiederlo esplicitamente. E non è neppure detto che dobbiate per forza spiegare i motivi.

E voi vi siete mai confidate? Ve ne siete poi pentite? Oppure se una collega si è confidata con voi, come vi siete sentite?

Commenti

  1. 17 ottobre 2014 / ore 19:15
    Rossella

    Io sono contraria… avere dei colleghi è già un grande sacrificio, richiede un senso di abnegazione che va oltre l’aspetto lavorativo… vivi passivamente i loro punti di vista e talvolta t’inserisci distrattamente nei loro discorsi per non apparire un essere fuori dalla storia. In tutto questo non c’entra niente la mancanza di personalità, oggettivamente non puoi negare ad una persona di essere figlio del suo tempo… spingersi oltre, facendo una confidenza, ti porta a confondere il sacro con il profano perché a quel punto quella persona diventa un tuo amico (lo dovrai rispettare in quanto tale) e questo non ti sarà di conforto tutte le volte che ti vorresti dissociare dal suo pensiero e quindi da lui. Mi è capitato di dare la mia amicizia a persone che non stimavo (ero poco più di un adolescente) e ne ho fatto le spese come era giusto che fosse… se ti accodi ad una persona che ride pubblicamente dei tuoi valori significa che non sei pronta per fare dei progetti. Crescendo ho capito che le mie priorità erano altre.

  2. 18 ottobre 2014 / ore 15:03
    Bea

    Buongiorno e buon sabato Cristina!
    Concordo con te sul consiglio che molto dipende dall’ambiente in cui lavoriamo. Io preferisco mettere da parte le mie confidenze.
    Grazie per questo momento di riflessione.

  3. 20 ottobre 2014 / ore 13:23
    lorenza

    Assolutamente mai confidarsi al lavoro… Io l’ho fatto e mi si è sempre ritorto contro. Anzi, selezionare accuratamente anche le persone con cui confidarsi fuori!

  4. 20 ottobre 2014 / ore 19:38
    Cristina, la vostra counselor

    Ciao Lorenza,
    sento molta amarezza nelle tue parole. Penso anch’io che in ufficio sia meglio mantenere una certa riservatezza, ma fuori dal lavoro dobbiamo cercare di avere degli amici. Ci sono aziende che non amano gli ambienti amichevoli ma ci sono anche aziende più semplici ed umane, dove è possibile portare anche qualcosa di noi.
    E’ importante capire quanto per noi conta voler parlare anche delle proprie faccende o meno.
    Se si riconosce con tranquillità che si preferisce un ambiente più informale allora bisogna cercarlo.
    Sarebbe troppo stressante tacere noi stessi.
    E’ necessario cercare qualcuno con i quali si può avere un rapporto basato sulla fiducia soprattutto fuori dall’ufficio ma con cautela si può provare ad avere qualcuno su cui contare anche nell’ambiente professionale.
    Ammetto che uso la parola “cautela”, perchè non bisogna mai scordarsi che siamo al lavoro! Ma la fiducia è alla base dei rapporti fuori e dentro le aziende.
    Se una persona sente la necessità di parlare dei suoi problemi anche in ufficio deve poterlo fare; l’importante è pensare bene con chi si sta parlando!

  5. 20 ottobre 2014 / ore 19:41
    Cristina, la vostra counselor

    Ciao Bea! Grazie a te per seguire il mio blog, spero di risentirti presto

  6. 20 ottobre 2014 / ore 19:57
    Cristina, la vostra counselor

    Ciao Rossella,
    mi spiace tanto sentirti così amareggiata. Credo che sia necessario porre attenzione alle persone che si scelgono nella vita come amici, ma nello stesso tempo fa parte della vita donarsi all’altro.
    Purtroppo donarsi include il rischiare, ma è anche vero che tu stessa hai detto che eri poco più che un’adolescente, quindi sicuramente adesso avrai maggiore cura e non ti esporrai facilmente.
    L’esperienza aiuta a costruire delle relazioni poco alla volta, non ci dobbiamo “dare” velocemente, ma privarci del rapporto con l’altro sia in ufficio come fuori, ci porta ad un atteggiamento di estrema diffidenza che spesso non ci fa vivere bene.
    Come in tutte le cose bisogna trovare il giusto equilibrio, magari facendo dei piccoli tentativi, raccontando piccole parti di noi per capire chi c’è dall’altra parte! Sicuramente se una persona ride pubblicamente dei tuoi valori è prima di tutto una maleducata! Quindi non glielo devi permettere sia in azienda ma anche fuori dall’ambiente professionale.
    Credo che il rispetto reciproco in una relazione passi prima di tutto per il rispetto che dobbiamo a noi stessi!
    Non permettere agli altri di ferirci, ma nello stesso tempo dare il permesso a noi stessi di continuare a dare all’altro, non pensando che necessariamente si prenderà gioco di noi!

  7. 27 ottobre 2014 / ore 14:03
    Cristin

    Dipende ovviamente dall’ambiente e soprattutto da che tipo di relazione c’è con i colleghi, la reciproca confidenza, stima, rapporto. Generalizzare è impossibile, mi è capitato di avere colleghe con le quali è valsa la penna “sfogarsi” con altre invece è stato un disastro averle scelte come “confidenti”. Detto questo: tutto dipende da che tipo è l’ambiente in cui siamo inserite, il tipo di lavoro esempio, se si lavora in una struttura sanitaria e a contatto magari con sofferenze, forse è il caso di evitare e sforzarsi di staccare la spina con il proprio “io personale”…. Professionalmente credo sia meglio non dare troppa confidenza, sforzarsi di tenere per sé certi nostri pensieri, esternare con i colleghi ciò che ci affligge in quel momento particolare può rivelarsi poi una faciloneria, se non altro per non trasformare un qualcosa che comunque ha o ha avuto una certa importanza per noi in un argomento di solo chiacchiericcio e pettegolezzo….. comunque generalizzare è impossibile e… con una collega o con il proprio responsabile con i quali si ha un rapporto di vera fiducia e stima, sfogarsi delle volte fa solo bene!!

  8. 29 ottobre 2014 / ore 17:21
    Cristina, la vostra counselor

    Concordo con te che a volte sfogarsi fa solo bene. L’importante è esserne consapevoli e non cadere nelle trappole di chi potrebbe usare le confidenze.
    La differenza fondamentale è tra parlare con tutti e scegliere con un pò di attenzione!

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