
World Wide Women è nato quasi in contemporanea a Donnamoderna.com. Da giugno del 2008 a oggi ho provato a usare questo spazio per seguire l’evoluzione della figura della donna nei media italiani e stranieri: un modo un po’ pomposo per dire che ho trasformato un mio hobby in un lavoro, e condiviso con tutti quello che mi colpiva nella massa di link, articoli e post che leggo ogni giorno. Mi sono molto divertita, a volte un po’ arrabbiata, e ho dato fondo alle mie energie per cercare di catturare l’attenzione dei miei lettori, di quelli abituali e di quelli occasionali. Non sempre ci sono riuscita, ma a volte ha funzionato in maniera spettacolare.
World Wide Women finisce oggi. Sono stati due anni bellissimi, ma è ora di cambiare pelle: e per questo, da oggi l’autrice di questo blog si reincarna in Donna Fanalia, confidente per il nuovo millennio, che risponde sul forum a lei dedicato e anche sul suo blog personale. Tutti i dilemmi proposti (e le risposte date) saranno commentabili in lungo e in largo, e non fatevi scrupolo a usare forum e commenti per sottoporre quesiti e dubbi: i più interessanti avranno risposta pubblica in tempi più che ragionevoli.
Andiamo? Dai!
Bloggato da Giulia Blasi
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Ridicolo, solo ridicolo e ipocrita, lo dico senza problemi, il neogovernatore del Piemonte che fa sparate su faccende assolutamente non di sua competenza. A prescindere da come una la possa pensare sulla questione dell’interruzione di gravidanza - e i discorsi a base di “Assassini!” attengono più alla cultura della sceneggiata napoletana che a una valutazione oggettiva della realtà - ci sono dei concetti fondamentali che vanno ricordati. Ovvero:
- l’interruzione di gravidanza è regolata da una legge, la 194 (leggetela, è istruttiva), che si occupa anche di tutelare la maternità e di promuovere contraccezione e pianificazione familiare sul territorio;
- la RU486, ovvero il farmaco a base di mifepristone usato per interrompere le gravidanze, è una nuova tecnica per una procedura già autorizzata secondo i modi e i tempi della legge di cui sopra, e NON un nuovo intervento;
- le Regioni e il Parlamento, come ricordato da Gianfranco Fini, non hanno competenza nella distribuzione del farmaco;
- è possibile denunciare per interruzione di pubblico servizio i medici che, dichiarandosi obiettori, rifiutassero di prescrivere la contraccezione d’emergenza (non c’entra? Certo che c’entra);
- non siete obbligati a comprarvi i preservativi in farmacia, ma se trovate un farmacista che non li vende perché “cattolico” , andate a comprarli al supermercato e in quella farmacia non rimetteteci piede nemmeno per le pastigliette balsamiche. Non fatevi mettere vergogna dagli ipocriti.
Perdere il diritto alla salute e all’autodeterminazione è gravissimo. Le ragazze irlandesi che vanno ad abortire in Inghilterra lo sanno; le donne che abortiscono con i farmaci anti-ulcera lo sanno; cerchiamo di tenerlo a mente anche noi. A prescindere dalla posizione personale che abbiamo sull’aborto, nessuna di noi è tutte le donne e ha la verità assoluta in tasca. L’unica cosa che possiamo fare è lottare perché ognuna possa decidere per sé.
Bloggato da Giulia Blasi
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Massimo Fini entra in un bar. Difficile dire che giornata abbia avuto, ma di sicuro non gli gira bene. Ordina il solito caffè corretto, sfoglia il giornale, saluta i disoccupati e gli scommettitori cronici che dentro il bar hanno installato gli uffici, e si siede con loro. Quasi per caso, in quel modo astioso e incapace di ironia che hanno certi uomini quando parlano dei loro problemi, il discorso cade sulle donne. Meschine, mentitrici, arraffone, carrieriste per due lire, liberate per finta, sculettatrici per gusto, prima provocano e poi denunciano, si stava meglio quando stavano a casa e ognuno aveva il suo posto, ah se tornassi indietro sai quante pedate a mia moglie che scende in piazza con le femministe. Così parlano, i bivaccatori da bar, guidati da un Fini sempre più iroso. Le donne sono una razza nemica. Tutte, eh? Anche la mamma, la zia, la sorella! Eh no, la mamma la zia la sorella no, fa uno degli avventori. Sì, sì, insiste Fini, sono tutte cattive, tutte brutte, e noi uomini siamo vittime. Loro è la colpa di tutti i mali del mondo, e nessuno che le rimetta in riga! E tu, che pensi che qualcuna si salvi, hai sbagliato tutto. Prima o poi tutte, ma tutte, te la mettono in quel posto. È la loro natura. Non ne possono fare a meno. Guarda, lascia perdere le donne: meglio sollazzarsi dietro una siepe, ah ah ah.
Fiction? Quasi. O meglio, come fiction è piuttosto verosimile, dopo aver letto questo intervento sul blog de Il Fatto Quotidiano. Una roba di un qualunquismo completamente fuori scala, già ampiamente sgradevole se sentita al bar, ma che nella cornice di una testata giornalistica perde il contesto di tristezza personale e pretende di diventare Verbo, giudizio, verità. Roba che neanche i più retrogradi dei nostri nonni troverebbero vagamente giustificata, e che fuori dallo scenario di pronto il caffè dotto’ e televisore acceso sulle partite suona anche stupida, oltre che falsa.
L’unico effetto duraturo è che la prossima volta che torno a casa tardi starò attenta alle siepi. Hai visto mai che ci sia un Massimo Fini nascosto dietro.
Bloggato da Giulia Blasi
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C’è una nuova prospettiva di carriera per le meno dotate di talento, intelligenza, bellezza o una combinazione accettabile delle tre cose. Si individua una celebrità, o il marito di una celebrità, si fa in modo di avvicinarlo, lo si seduce - per cinque minuti, una notte, un anno intero - e si fa in modo che il tradimento emerga. La proverbiale secchiata di escrementi nel ventilatore: e mentre lui annaspa cercando di giustificarsi, lei, l’amante, rilascia interviste, si fa fotografare, vende memoriali in esclusiva, scherza, ridacchia, si concede alla stampa, sbugiarda, svergogna.
Succede da sempre, ma il culto delle celebrità ha modificato l’esito di queste storie: dai tempi di Giulia Occhini, amante di Fausto Coppi e sua compagna fino alla morte (in anni pre-divorzio) veniva ribattezzata con il poetico appellativo di “Dama Bianca” ed era costretta a fare vita ritirata per sfuggire ai fotografi, al proliferar di scappatelle di Tiger Woods che vengono a pascolare alla televisione italiana, c’è davvero tutto un mondo. E non è tanto una questione di dignità personale, quanto di occasioni da cogliere, treni che non ripassano più. Di notorietà che genera altra notorietà che genera altra notorietà, e in tutto questo giro di “Lei non sa chi sono io” ci scappa pure di far su due quattrini.
Si profila dunque un nuovo mestiere: l’amante di professione. Un’occupazione one shot, bisogna scegliere bene l’obiettivo e fare in modo di massimizzare l’effetto-distruzione. Ma quando va bene, va benissimo. Almeno per un po’.
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Il caso di Terry Richardson, celebre fotografo di moda, ricorda un po’ quello di Roman Polanski. Sì, è vero, Richardson per ora è solo accusato di molestie da alcune modelle con cui ha lavorato, che sostengono di essere state costrette a contatti sessuali di varia natura durante le session fotografiche, per giunta in presenza del suo staff. Richardson si difende un po’ sì e un po’ no, dicendo che qualunque cosa sia successa non ci sono state molestie, ma atti consenzienti; e dal sito sono sparite tutte le immagini che lo ritraevano intento a tastare le modelle, anche solo in maniera scherzosa. Le testimonianze continuano a fioccare: Jenna Sauers, la blogger di Jezebel che ha lanciato il caso, sta raccogliendo le dichiarazioni anonime e non di modelle che sono state fotografate da Richardson e hanno avuto contatti sessuali con lui durante il lavoro.
Il caso di Richardson, dicevo, mi ricorda un po’ quello di Polanski: principalmente perché in soccorso del fotografo denunciato è subito arrivata l’industria della moda. Tutto è ancora aperto, ovviamente, ma lo scandalo intorno a Richardson potrebbe essere una macchia enorme sulla reputazione di un mercato già ampiamente sospettato di trattare le sue operaie come carne da macello.
Bloggato da Giulia Blasi
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