Se sei povera -  e donna - in Afghanistan, Hamid Karzai è un po’ il tuo presidente e un po’ no. Lo ha scoperto a sue spese Sara, una donna proveniente dalla provincia di Samangan, nel nord del paese. Alla vigilia delle elezioni del 2005, le prime elezioni democratiche nel paese, un manipolo di soldati sequestrò il figlio di Sara e di suo marito Dilawar, con la scusa di reclutarlo per lavorare alla campagna elettorale. Il ragazzo è irreperibile da allora. Sara protestò pubblicamente due volte: la seconda, i soldati la portarono via e la stuprarono brutalmente davanti a testimoni, ferendola anche alle parti intime con una baionetta.

Il presidente Karzai ha recentemente firmato la grazia con cui sono stati esentati dallo scontare gli undici anni di prigione a cui erano stati condannati. Si parla di legami con gente potente, di giustizia che per alcuni è più uguale.

Sara e Dilawar hanno lasciato il loro villaggio. Hanno dovuto vendere la terra per pagare le spese legali del processo, hanno perso un figlio e l’onore, perché essere stuprate in Afghanistan è ancora una colpa. Per questo Dilawar ha deciso di protestare contro la grazia: non hanno più nulla da perdere.

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