Dal punto di vista strettamente statistico, l’autismo (o meglio, una delle sue tante varianti) colpisce più facilmente i maschi che le femmine. La proporzione attualmente calcolata è di quattro a uno, ma la dottoressa Judith Gould sostiene che si tratta di un errore di valutazione: secondo le sue ricerche, lo scarto è parzialmente dovuto al fatto che le bambine sviluppano alcune forme di autismo in modo molto diverso dai maschi. La sindrome di Asperger, ad esempio, viene raramente diagnosticata alle femmine, semplicemente perché il quadro sintomatico è tarato sulla reazione dei maschi al disturbo: iperattività, aggressività e asocialità si presentano con minore frequenza nelle bambine, che imparano rapidamente a mascherare le difficoltà tramite una serie di comportamenti automatizzati, massima disciplina e buona socialità. E tuttavia, sostiene la dottoressa Gould, guardandole negli occhi è facile vedere che sono terrorizzate, e che si muovono secondo copione, non avendo la minima capacità di reagire agli imprevisti ed adattarsi fluidamente alle evoluzioni dell’ambiente esterno. L’assenza di una diagnosi accurata ha ripercussioni sconvolgenti: nella sua esperienza clinica, la dottoressa Gould ha rilevato un’incidenza del 20% di anoressia nelle ragazze in cui la sindrome non era stata individuata, incidenza probabilmente legata alla scarsa autostima: chi non sa di soffrire di una malattia pensa semplicemente di essere stupido.
La notizia, al netto dei necessari accertamenti, mi ha fatto pensare a come la cultura a cui apparteniamo, più ancora che la biologia, sia decisiva nel determinare le nostre reazioni anche alla malattia. La sindrome di Asperger, in questo caso, sembra esasperare i condizionamenti legati alla diversa educazione dei due generi: i maschi, normalmente incoraggiati ad essere espansivi, estroversi, fisicamente aggressivi e vitali, sono meno controllati e controllabili rispetto alle bambine, che assorbono modelli comportamentali improntati alla calma, alla disciplina e all’osservazione degli altri. Il vantaggio è solo apparente, come è solo apparente la capacità delle piccole pazienti di funzionare normalmente.
Nell’immagine, un ritratto di Heather Kuzmich, la modella affetta da Sindrome di Asperger (di Matsuo Amon )


1.
Alla buon’ora. E’ anche vero però che il soggetto Asperger presumibilmente ha quello che Simon Baron Cohen (che con Atwood è il principale esperto mondiale sul tema) definisce “cervello maschile estremo”; se è vera questa teoria, il punto è soprattutto che la ragazza Asperger non presenta quei tratti “femminili” del carattere – soprattutto la socievolezza – che le consentirebbero di compensare i sintomi della sindrome (che, ricordo per inciso, *non* è una malattia, ma un tratto della personalità). Nella mia esperienza è così, e le ragazze Aspie soffrono il doppio: perché non riescono a socializzare (soprattutto con le altre femmine, avendo un cervello “da maschio” e interessi “maschili”), e perché essendo femmine ci si aspetta da loro che socializzino più dei maschi. D’altronde ovviamente non esistono due soggetti Asperger uguali; personalmente stento a riconoscere un soggetto Asperger nelle ragazze che “obsessively watch soap operas or become intensely interested in celebrities.” Al contrario, è noto che gli Aspie hanno problemi a empatizzare con le narrazioni di vite altrui, tanto che un sintomo frequente della sindrome è la preferenza per le letture di saggistica. Insomma, come al solito mi sembra che la rigida binarietà delle identità di genere sia una prospettiva limitante, tanto più per un disturbo come questo, che con il gender ha moltissimo a che fare.
PS. non è per niente facile guardare negli occhi un Aspie, o almeno essere guardati negli occhi.
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odio guardare le persone negli occhi
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Condivido ogni cosa…è dura per noi…siamo la minoranza….con caratteristiche maschili ma tremendamente femminili per altre….e non riusciamo a guardare neglio occhi…ma lo facciamo plasmandoci con lo stereotipo sociale imparando col tempo a farlo………..soffriamo piangiamo…e la nostra pubertà e adolescenza sono state un incubo…..e dobbamo fare tutto da sole….finchè scopriamo di essere…asperger….e allora? cosa cambia? Invidiamo la normalità e chiediamo al cielo perchè e quale sia il nostro compito a questo mondo…
odiamo l’ipocrisia e l’invidia…la gelosia…la cattiveria dell’uomo…la gentilezza della buona educazione…e amiamo l’istinto la natura…troviamo assurdo il sistema..non guardiamo neglio occhi chi pensa nero e dice bianco…chi si aspetta da noi qualcosa…chi non ascolta….chi non ha la mente aperta….chi agisce a specchio e non di suo istinto….chi troviamo terribilmente noioso, che fa così solo perchè la società “l’ha imparato bene…”