Archivio di Agosto, 2009

lapresse_et757_focus_featur.jpgCome cambiano le mode, anche quelle del corpo. Negli anni ‘70 nessuno andava in palestra: l’idea di “fitness” è strisciata nell’immaginario collettivo durante gli efficientissimi, potentissimi, energicissimi e anche pippatissimi anni ‘80. Con Jane Fonda e i suoi video di aerobica, gli scaldamuscoli e le felpe ampie di Flashdance, le lunghe gambe sottili di Lori Singer in Footloose, le modelle che si muovevano a tempo dietro Robert Palmer nel video di Addicted to Love. Gli anni ‘70 erano gli anni del ritorno alla natura, gli anni del corpo libero, dei capelli e delle barbe e dei peli oggi ritenuti superflui.

Perché dico tutto questo? Perché le mode cambiano, i corpi cambiano, e fare un film ambientato negli anni ‘70 in cui si veda un sacco di gente in vari stati di nudità, come Taking Woodstock (film diretto da Ang Lee e tratto dall’omonimo libro di Elliot Tiber) può presentare problemi di realismo. Perché, e cito:

«La sfida più grande è stato trovare comparse che fossero magre senza andare in palestra, e che avessero ancora peli pubici.»

Per noi ora è difficile se non impossibile immaginarlo, ma quarant’anni fa non si passava tutto il tempo a fissarsi nello specchio con l’angoscia di non essere abbastanza magri (o abbastanza muscolosi, nel caso dei maschi). Né ci si strappavano tutti i peli a forza. La questione del pelo pubico tende a riproporsi con maggiore frequenza man mano che le attrici si spogliano (letteralmente) del loro pudore ed appaiono nude nei film: a Sienna Miller hanno dovuto ritoccare le innominabili per renderle più cespugliose in Hippie Hippie Shake, mentre, come sappiamo, la sempre spudorata Kate Winslet ha raccontato di avere indossato un’apposita parrucca per The Reader. Parrucca di sotto, si intende.

Le cose cambiano. Anche i peli, a quanto pare.

Foto: Lapresse

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msmissouri.jpgBetty Bateman Suggs è la nuova Ms Missouri, la vincitrice del concorso Ms Missouri Nursing Home Pageant. “Ms”, non “Miss”, perché le concorrenti della gara di bellezza sono quasi tutte sposate o vedove, e il titolo neutro è d’obbligo. Queste signore hanno sfilato davanti alla giuria, incantandola con le loro storie e lo sfavillìo degli occhi tra le rughe. Non c’è una sfilata in abito da sera e tantomeno in costume da bagno, ma tutte le splendide dame che concorrono al titolo sono vestite con gli abiti migliori e, a volte, un tocco di make-up o qualche ornamento sulla sedia a rotelle.

C’è chi racconta di quando ha incontrato Martin Luther King e chi rievoca gli anni della Grande Depressione o le guerre mondiali. Altre invece sono piene di aneddoti sulle loro lunghe vite familiari, il matrimonio (o i matrimoni) e i nipotini. Tra loro, vince quella che è maggiormente in grado di intrattenere i giurati, con una preferenza speciale per la più spiritosa. Ognuna compete nel suo distretto, e le vincitrici vanno poi alla finale, come nei concorsi di bellezza per ragazze giovani. Ma qui, più che la freschezza della carne, conta quella dello spirito: e alcune reginette centenarie hanno insistito per essere sepolte con il diadema vinto nella competizione.

Non è una storia che cambia il mondo, ed è strano che per dare voce e visibilità a queste donne si debba ricorrere al concorso di bellezza, una delle manifestazioni più vuote e mortificanti della femminilità. Ma non c’è modo di aggirare la bellezza dei sorrisi di queste nonne, finalmente protagoniste, finalmente ascoltate.

Foto: Keith Myers per The Kansas City Star

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pulizie.jpgLa storia è meravigliosa, anche se la fonte è quella che è. Will Palmer, inglese quarantacinquenne (non la persona nella foto, che però si merita un applauso), non ha mai avuto una grande passione per i lavori domestici, finché non gli è stata trapiantata la cornea di una donna. Da allora, Will sostiene di essere diventato un casalingo provetto: la vista, incredibilmente migliorata, gli ha reso intollerabile lo sporco in casa. Will è convinto che questo improvviso cambiamento sia dovuto in parte al fatto che tutto gli è letteralmente più chiaro, anche la polvere, ma anche che l’occhio di una donna è “per natura” (o addestramento) più adatto alla bisogna.

Si tratta sicuramente di una battuta, ma il Sun non può fare a meno di giocarci sopra, partendo dal presupposto che una donna sia biologicamente meglio attrezzata per vedere la polvere negli angoli, mentre un uomo (poverino) va scusato se non è troppo attivo con la ramazza. Lui lo sporco non lo vede proprio. Era la stessa cosa che diceva il mio ex fidanzato, all’epoca della nostra convivenza: ma lui ci vedeva benissimo, mentre io sono cieca come una talpa e pure astigmatica. Passano gli anni, ma le scuse rimangono sempre quelle.

Foto di Flo’s shots 4 me

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lapresse_171305_brl351_ap.jpgLa storia di Caster Semenya, la diciottenne sudafricana che ha vinto l’oro negli 800 metri ai Mondiali di Atletica Leggera di Berlino, sta sollevando una serie di questioni molto complesse su quello che noi definiamo “genere”, e in base a cosa lo definiamo. Un piccolo dato per cominciare: ogni anno nascono 65.000 bambini di sesso indeterminato , vale a dire persone che non è possibile inscrivere con assoluta certezza entro la polarizzazione maschio-femmina che abbiamo sempre preso per buona. Le variabili sono così tante che non si può nemmeno parlare di “terzo sesso”, se non facendo una generalizzazione talmente vasta da essere inutile: di fatto, il sesso “neutro” non esiste. In compenso esistono i generi, maschile e femminile, anch’essi di difficile definizione. Caster Semenya, a detta di chi le sta intorno, è una donna: ha un aspetto maschile, indossa (dicono) più volentieri abiti maschili e non ama stare fra le ragazze. Di quante donne si può dire lo stesso, senza che ne venga messa in dubbio l’appartenenza al genere dichiarato sulla carta d’identità?

Certo, non si parla di prestazioni atletiche: campo in cui tutti diventano suscettibili, soprattutto le atlete che devono mangiare la polvere dietro ai tacchetti della rapidissima Semenya. Ma posto che la sudafricana sia effettivamente intersex, e non femmina centopercento come dice il suo certificato di nascita, come si procede con lei e con tutti gli atleti di sesso indeterminato? Squalificarli dalla competizione per scarsa appartenenza al genere scelto sarebbe una discriminazione inaccettabile (soprattutto da quando i nuotatori maschi hanno cominciato ad invitare, più o meno scherzosamente, Federica Pellegrini a fare squadra con loro nella staffetta: le prestazioni delle donne sono sempre più vicine a quelle degli uomini). Che cosa succederebbe al mondo dello sport, se la definizione di “sesso” come la conosciamo dovesse decadere? Ci sarà mai una categoria “mista”, in cui donne e uomini competono insieme? Bisognerebbe cominciare a pensarci, anche solo per vedere di nascosto l’effetto che fa.Foto: Lapresse

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lapresse_0847_nyet205_krape.jpgLa rete televisiva HBO (nota per la sua programmazione esplicita: è stata la prima casa di Sex and the City) ha appena lanciato una nuova serie. Si intitola Hung, e racconta le avventure - e disavventure - di Ray Drecker, insegnante divorziato spiantato e depresso che decide di mettere a frutto il suo unico dono di natura: un pene insolitamente grande. Ray inizia a fare il gigolo per signora, mestiere di cui si parla da molto tempo ma che fatica a sfondare nel mainstream. Tanto che Heidi Fleiss, la più celebre fra le maitresse americane, ha chiuso l’attività dedicata alle signore per scarsa popolarità dell’articolo.

In un pezzo molto interessante, Tracy Clark-Flory di Salon esplora il mondo dei prostituti americani “per lei”, scoprendo qualcosa che potevamo aspettarci. Moltissime fra le signore che richiedono la presenza di un uomo a pagamento lo fanno per far credere ad ex partner e amiche criticone che hanno un accompagnatore (e che accompagnatore!) Altre ancora hanno bisogno di qualcuno con cui parlare, tanto che uno degli escort intervistati finisce per fare il consulente matrimoniale. In entrambi i casi, si confermano un paio di idee diffuse: e cioè che le donne soffrano di un senso di inadeguatezza se (specialmente dopo una certa età) non hanno un compagno, e che il sesso, per le femmine, sia largamente fatto di contatto emotivo, prima ancora che di meccanica.

Il trailer della serie, per gradire.

Foto: Thomas Jane, protagonista di Hung (Lapresse)

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