ames1.jpg“Moda” e “Islam”: due concetti incompatibili? Macché. Scrollandoci momentaneamente di dosso l’idea che le donne islamiche siano un blocco unico di serve oppresse, o che l’Islam sia l’unica religione che, se applicata in maniera ortodossa, obbliga le proprie fedeli a coprirsi. L’ossessione occidentale per il velo ha completamente oscurato, ad esempio, la pratica dello tzniut, ovvero il codice di vestiario delle ebree osservanti, che è tutto meno che abbandonato: ne ha parlato di recente anche Mayim Bialik, l’attrice che da bambina è diventata famosa per la serie Blossom. Secondo lo tzniut, le donne non solo devono coprire capelli, braccia e gambe, ma hanno anche il divieto di cantare in pubblico (tranne le ninne-nanne ai bambini e i lamenti funebri, che non sono a rischio di creare desiderio nell’uomo).

Così come l’ebraismo, anche l’Islam ha sfaccettature diverse a seconda della comunità in cui viene praticato e delle convinzioni personali dei suoi fedeli. Se in alcune società la modernità e l’indipendenza delle donne sono tabù, in altre non lo sono. Mariam Sobh e Nadia Malik, che insieme tengono Hijabtrendz, sono entrambe hijabi, ovvero donne che portano l’hijab, il velo; e allo stesso tempo lavorano fuori casa, seguono la moda (tentando di coniugare stile e hijab: complicato, ma non impossibile) e vivono la vita di qualsiasi donna, con gli stessi dilemmi (”Metodi affidabili per ridurre la pancia dopo una gravidanza”) e le stesse sfide.

Quello che colpisce di Hijabtrendz è la mistura di frivolezza da ragazze moderne e di costumi antichi, come il matrimonio mediato dalle famiglie in giovane età sotto la pressione del “Se ci metti troppo, non troverai più nessuno”. Non è possibile farne un trend in sé, ma è interessante vedere come ci siano molti modi di vivere la fede e di trovare una propria libertà personale, destreggiandosi fra le regole della comunità in cui si vive e le proprie necessità.

Foto: abito dalla collezione di Matthew Ames

7 commenti

  1. 1.

    Salam aleykum
    Ciao carissime amiche e sorelle

    finalmente un articolo positivo!!!! Che lascia sperare!

    Stranamente vedo maggiormente uomini discutere, scrivere e polemizzare sul hijab, sul islam, sulla donna nel islam ecc.

    Il mio desiderio è di far capire a tutti quelli che hanno paura, che sono malinformati, che sono anche un pò ignoranti (scusate la parola) verso tutto ciò che è diverso da loro, che l’Islam non è un pericolo, non è terrorismo e noi donne musulmane siamo donne, femmine, non sottomesse con due piedi per terra, viviamo in Europa, lavoriamo, siamo mamme, moglie, amiche, sorelle. Io ad es. sono tedesca, convertita (noi diciamo “ritornata”) all’Islam, porto il hijab con orgoglio e non perchè mio marito me l’ha imposto!! Vesto da Europea e anche un pò da marocchina, perchè mi piace tanto la moda araba. Ho trovato mio stile di moda unendo hijab, moda ed Europa e ne sono convinta, che ci sono soluzioni, basta volerlo! Non porto il hijab al lavoro. Se potessi, lo farei, credetemi. Ma in questo caso ci è richiesta una grande flessibilità, purtroppo.
    Ho letto i tantissimi commenti in internet, nei blog, vedo e sento nelle trasmissioni in TV tante brutte cose che mi fanno paura! Ma dov’è il rispetto uno per l’altro, pur essendo diverso, siamo tutti uguali! Ieri in TV sulla 3 una persona ha detto …. “che questi islamici sono essere umani non compatibili con noi”………… Ma chi è noi? Ma siamo solo essere umani, degradati, umiliati, offesi, perchè siamo diversi? E poi diversi, abbiamo solo un altro modo di pregare, di vivere la nostra religione, la nostra fede ed il nostro amore verso DIO. Ma non abbiamo tutti solo un DIO!!!!!!!!?????? Alla fine dei nostri giorni non siamo tutti uguali davanti a lui?!?

    Io sono tedesca, ripeto, vissuto fino a 12 anni fa in Germania. Noi siamo cresciuti con i nostri vicini, colleghi, amici, con gente che veniva da altri paesi per fare i lavori che nessun tedesco voleva più farlo. Musulmani e non, hindu, cristiani. Ho imparato tantissimo da loro come sicuramente hanno imparato anche tantissimo da noi. Abbiamo tante moschee in Germania, interi quartieri con negozi turchi, grechi, arabi ed anche Italiani!!!! Ma non ci sarebbe mai venuto in mente di offendere stranieri in questo modo come succede adesso. Io amo il MIO paese Italia, che ormai è diventato la mia patria. Ma comincio a non trovarmi più bene nel mio “bella Italia” nel “ars vivendi”.

    Almeno noi donne, carissime, tra di noi, diverse come siamo, dobbiamo tenere insieme, andare incontro una all’ altra. Questo è il mio parere, lo scopo di questo pensiero che vi scrivo. Io ho amiche italiane, tedesche, arabe, musulmane, cristiane, atee, e questo è il bello. La nostra diversità tra di noi, ci scambiamo idee, opinioni, parliamo di moda, discutiamo, famiglia, figli, mariti……… quello che fanno le amiche, o sbaglio?

    Non è possibile, secondo me, che “un pezzo di stoffa sulla testa” (se mi permettete questo termine un pò banale) crei tale agressione contro di noi. Il hijab esprime l’amore verso DIO, la sottomissione (chi vuole usare questo termine) a DIO ed a nessun altro!! Noi ci copriamo per non attirare troppi sguardi (dai maschi), per far capire che vogliamo essere rispettati come donna (coperta). Difendiamo piuttosto le donne, ragazze, veline che vediamo ogni giorno purtroppo in TV, riviste ecc. poco coperte (per non dire mezze nude) solo per guadagnare soldi. Questo secondo me è il vero maltrattamento della donna, la sua sottomissione al mondo maschile, perchè noi donne non abbiamo nessun piacere di vedere una altra donna in questa situazione.
    Ce ne sarebbe ancora tanto da dire, ma credo che per il momento va bene così. Sono comunque a disposizione per discorsi, purchè siano educati, rispettosi.

    Torniamo allora finalmente alla moda: unire hijab e moda, naturalmente è possibile, ogniuna di noi ha il suo modo, a suo propio piacere. Esiste ad es. una bellissima rivista araba “hijab fashion” se mi ricordo bene e molto difficile trovarla anche nei vari siti arabi. Se potreste vedere, quanto è bella la moda “hijab”, sono sicura che farebbe piacere a tante donne europee non musulmane!! Poi un altro esempio: negli Emirates sta facendo carriera una donna giovane stilista con moda “hijab” e non vi dico quanto è bella. Lei porta ovviamente hijab, per chi avesse dubbi!

    Cominciamo a comprenderci, carissime, essere amiche contro tutti quelli che vogliono “indiavolare” una religione (per uno scopo che non ho capito fin’ora), a tutti i costi senza essere informati bene, senza essere disposti ad apprendere.

    Creiamo pace non discordia e divertiamoci con la moda, con le usanze diverse, trucco, acconciature, cucina, famiglia………. Come fanno le femmine, giusto?

    Ciao, care amiche, e wassalam.

    Amal

    P.f. scrivete il vostro parere, mi farebbe tanto piacere.

    Alla redazione mi permetto proporre di creare un angolo nella mia amatissima Donna Moderna “amiche hijab” per scambiarci, contattarci.

    L’ultimissimo: a proposito, mi ricordo che credo da ormai più di 15 anni leggo Donna Moderna. La compravo sempre in Germania, quando iniziai a studiare la bellissima lingua Italiana. Ormai fai parte della mia vita, cara Donna Moderna, e mio marito (musulmano) udite udite, me la porta ogni settimana, quando fa la spesa. Cosa ne dite???

    Ciao, a presto

  2. 2.

    Amal! Grazie per il commento (eri esattamente una delle donne a cui volevo parlare con questo post). C’è una sola cosa che mi lascia perplessa, quando parlo della pratica dell’hijab con le donne musulmane: e cioè questo ribadire che il coprirsi è un modo per non attirare troppi sguardi maschili.
    E’ una cosa che mi lascia perplessa perché presuppone che la donna scoperta sia principalmente una “tentazione”, e che non si possa aspettare dagli uomini intorno a lei rispetto se non copre le sue attrattive. E’ un modo di porsi “relativo” allo sguardo dell’altro, esattamente come lo scoprirsi apposta per attirare lo sguardo.

    Cosa ne pensi tu? E’ una cosa che non comprendo fino in fondo, semplicemente perché (da laica) pretendo di essere rispettata dagli uomini in quanto persona, non perché copro il mio corpo; e allo stesso tempo, se vado al lavoro o in un luogo di culto sto attenta ad avere un abbigliamento “rispettoso”, in un modo diverso dagli uomini intorno a me.

    La mia domanda di base è: è proprio necessario rendersi asessuate, per meritare rispetto?

  3. 3.

    Non vedo alcuna contraddizione tra la volontà di rendersi gradevoli vestendo bene e il fatto di portare l’hijab.Gli uomini sono attirati dalla donna svestita anche se magari e’ una brava ragazza le danno fastidio lo stesso.Allah ha detto alle credenti di coprirsi per essere riconosciute come donne di buoni costumi e per essere riospettate e non valutate solo per il corpo.Non solo di coprirsi ma di essere caste e modeste.Queste erano e sono anche le virtu’ delle ragazze e delle donne cristiane o ebree o di qualsiasi altro credo.Pesno che sia positivo che le donne musulmane europee abbiano la possibilità di vestire bene secondo la loro cultura e non doversi arabizzare .Credo che le altre credenti debbano veramente ripensare alla coerenza della loro fede perche’ il modii du vuta prevalente in occidente non e’ cristiano pace e bene amina salina

  4. 4.

    Amina, però come spieghi il fatto che (per fare un esempio) le donne egiziane abbiano detto in un sondaggio di essere state fatte oggetto di approcci e molestie in pubblico anche quando portano il velo?

    Io per esempio non sono una donna di fede, ma ho notato che per strada vengo infastidita a prescindere da come mi vesto. E come essere umano pretendo rispetto in ogni caso: la mia castità o moralità o presunta tale non può essere giudicata da quanto sono coperta, né può essere un fattore nel decidere se rispettarmi o meno. Io non sono religiosa: per questo non devo essere rispettata?

    E’ un pensiero che mi assilla: ma davvero un velo può fare la differenza fra essere o meno delle buone persone? E’ giusto imporre alle altre la presunta superiorità morale del terrore di essere giudicate male? E’ fede, questa, o è semplicemente pressione sociale?

  5. 5.

    Giulia noi il velo lo portiamo perche’ prescritto da Allah.E parlo del velo-hijab non del niqab che e’ una tradizione orientale che oggi nulla ha a che fare con la religione.Certo una puo’ essere infastidita ma ho notato anche che molti uomini ci guardano con rispetto.Il hijab per il musulmano richiama la fede e riporta il credente sulla retta via, una volta uno spacciatore ha buttato il fumo vedendomi col hijab dall altra parte del giardino.Io nemmeno lo sapevo che era uno spacciatore spero che abbia cambiato vita.

  6. 6.

    Vi comunico che il 6 maggio 2010 esce il prmo libro sulla moda islamica, si chiama I love Islam, è scritto da Patrizia Finucci Gallo e pubblicato da Newton Compton. Assolutamente da leggere per essere in. Ecco la quarta di coeprtina. Ciao a tutti Stefy
    Cosa succede quando la tua migliore amica sposa un musulmano e non partecipa più al consueto aperitivo del giovedì? Le altre amiche, tutte single e con una ricca vita sociale, la immaginano chiusa in casa, sottomessa, infelice e con un velo nero sui capelli. Ma scopriranno che la realtà molto diversa: Rita è contenta e la sua nuova posizione l’ha resa più serena. Così fra cerette al miele, rossetti fatti in casa a base di succo di lamponi, abiti fashion islamicamente corretti, giochi di seduzione e corteggiamenti al profumo di gelsomino, le ragazze conosceranno il volto più intrigante del mondo islamico. Attraverso lo sguardo della protagonista e delle quattro amiche entreremo nell’Islam “so chic”: quello delle paillette e del rigore, delle rivoluzioni con le unghie laccate, delle proibizioni di alcolici e della vodka nascosta in borsetta, della verginità richiesta alle spose e della ricostruzione ufficiosa del “sigillo d’oro”. Scopriremo come l’Islam rivoluziona l’Occidente, conquista consensi e lancia nuove mode.

  7. 7.

    stefania, mi perdonerai se, detestando la chick lit occidentale, quella islamica mi fa ugualmente ridere, vero?

E tu cosa ne pensi?