Sia lode a Jerry O’Connell: una lode preventiva, per così dire, perché il suo libro Cry, Feed, (Make Love to Wife), Burp non solo non è ancora stato pubblicato, ma non è nemmeno ancora scritto. Eppure si preannuncia, almeno nel tema, rivoluzionario: è la storia di un papà casalingo, che sceglie di stare a casa a crescere le gemelline nate dal suo matrimonio con Rebecca Romijn, mentre la moglie continuava a lavorare.
Sì, lo so, sono fissata con il tema dei papà, ma non è mica strano. Intorno alla maternità esiste un alone mistico, dovuto in parte alla realtà biologica della faccenda (un giorno sei solo tu, il giorno dopo hai un’altra persona dentro la pancia che si nutre di quello che mangi, si agita, scalcia e infine esce strillando) e molto al fatto che per qualche millennio la maternità è stato l’obiettivo di vita di tutte, senza sconti. Quelle che non figliavano rischiavano l’emarginazione. La storia la sappiamo. Ma insomma, se la mamma è una figura ai limiti della santità, il papà ha contorni più sfumati: lavora, gioca con i pupi, delega la loro educazione alla mamma. I papà che stanno a casa a crescere i figli, rinunciando - a tempo determinato o indeterminato - alla carriera sono talmente pochi che la mia assemblea di condominio, a confronto, pare Montecitorio.
Figurarsi i papà che sono già attori noti, e che scelgono di privilegiare la carriera della compagna rispetto alla propria, e non hanno paura di abbracciare pubblicamente il ruolo del casalingo.
Vorrei metterli tutti in fila per stringergli la mano, questi papà che sfidano il diffuso pregiudizio secondo cui il bambino ha bisogno della mamma e solo della mamma, e senza la mamma non può crescere sano. Comincio, simbolicamente, da Jerry O’Connell, papà a casa ma non papà per caso.
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